Le donne gelose del Piccolo, l’opaca Venezia di Goldoni

EMILIO NIGRO | Il vecchio mondo. D’etichetta e maniera. Con un’attenzione spasmodica alla reputazione. Fare di tutto purché non se ne dica male. Purché si brilli agli occhi degli altri. O almeno così lasciare sembrare. Perché quello che si rappresenta può avere la stessa potenza del reale. E poi mascherarsi per finta o per davvero. E ricrearsi sotto celate spoglie. A fare cosa con il volto nudo non si potrebbe. Rovesciarsi. Quando in realtà si va verso la deriva. Vinti da una natura nemmeno così miserabile o beghina, piuttosto…spontanea, propria, umana.Le donne gelose in maniera caleidoscopica riflette gradazioni di luce e angolature d’indagine su situazioni, fattezze, circostanze. Di una Venezia remota, specchio universale d’uno squarcio di mondo, o meglio, di una classe piccolo borghese in decadenza, centrando su vizi e tratti. Un oscuro pittoresco.

-2.jpgE’ carnevale, in interni ed esterni le scene prendono vita. Nella tenzone che la lingua naturale fa riverberare sul palco e in platea. Nei procedimenti volti a riprodurre l’azione squisitamente farcita dagli elementi puri della commedia (equivoci, qualche enjambement, scambi di persona, lazzi, artifici, ingarbuglio, dualità dei personaggi, svelamento dei giochi di potere e di servilismo). Nel dare corpo ad un complesso più o meno sistematico di soluzioni e meccaniche con doveroso rispetto delle maniere consolidate e messe finemente a punto nella tradizione del Piccolo (le tracce, tramandate, sono evidenti) e nell’innovazione relativa ad un uso autonomo della materia acquisita. Il nuovo non per tentativi, in altre parole. Ma d’innesto ad una struttura ossea ben ferrea.

I segni, mimetizzano e ripropongono il significante nella giusta misura di intellegibilità ed enigma. La metafora, qui non lasciata molto alla scena quanto alla potenza espressiva della parola, è mostrata e suggerita oppure da scovare. Lo spazio è ben spartito (interno, esterno, dentro, fuori) ma occultato allo stesso modo. In architetture Ronconiane e Brechtiane insieme. Un montaggio insomma a riproporre il senso di duale e di caotico emergente dal testo, il primo in veneziano per Goldoni: un volere penetrare la sua città con uno sguardo che ne osserva i languori e li biasima, probabilmente, senza però indugiare nel commento. Mostrando, semplicemente.

La polifonia attoriale è corposa. Diversificata. Con picchi e prove misurate nelle parti. Fausto Cabra, su tutti, impressiona per un uso minuzioso quanto trasgressivo del cenno, la libertà presasi nel dinamismo gestuale mantenendo la partitura espressiva ritmata, nitida, di contesto. Completamente consapevole dello spazio e del momento (scenico) e ugualmente evasivo. Valentina Picello conferma e lustra il talento che la caratterizza una delle migliori attrici in circolazione, quando la prova la mette a suo agio e non la costringe. Sandra Toffolati, aderente e trasudante le sembianze e gli umori e le provocazioni del personaggio più controverso e nucleo espressivo della commedia, Lucrezia, feticcio in carne ed ossa di contraddizioni e tristi fattezze d’una collettività. O di una piccola parte d’una collettività. Di una piccola borghesia che s’intorbidisce. Come l’acqua dei canali.

Lo spettacolo procede sinuoso: orizzontale nelle dinamiche di supporto al narrativo e al dibattito attoriale, verticale e d’affondo quando i colloqui si fanno indirizzati alla platea. In differita. Senza affrontare. Serpeggiando.

Mirabile per estetica e movimento la scena del Ridotto, squallido ambiente di aggregazione sociale, in cui per la prima volta i livelli di interno ed esterno si toccano, si mescolano, si uniscono e le meccaniche d’impostazione figurale, nel ritmo, si contrappongono (lentezza e time laps). Tecnica e icona, gruppo e individuo, ordine e caos. A sfumare e dare traccia, musiche (Sarabande – Barry Lindon) e immagini da Kubrick.

Un lavoro altamente godibile.

 

Le donne gelose

 

di Carlo Goldoni

regia Giorgio Sangati

assistenti alla regia: Valeria De Santis e Andrea Tonin

scene Marco Rossi, costumi Gianluca Sbicca

luci Claudio De Pace

trucco e acconciature Aldo Signoretti

interpreti

Sandra Toffolatti, Valentina Picello, Paolo Pierobon, Marta Richeldi, Leonardo De Colle, Sara Lazzaro, Elisa Fedrizzi, Ruggero Franceschini, Fausto Cabra, Federica Fabiani

e con Alfonso De Vreese, Benedetto Patruno e Marco Risiglione

 

Visto al Teatro Sociale, Brescia, il 27.02.2017

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Comments

  1. L’ha ribloggato su Sguardi di sfuggita.

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