“Fa’afafine”, bisogna avere Samoa dentro di sé per generare un arcobaleno che balla

Michele Degirolamo @ Stefano Cantini

Michele Degirolamo @ Stefano Cantini

MATTEO BRIGHENTI | In faccia ai maligni e ai superbi il suo nome scintillerà. Alex White è il figlio che La donna cannone di Francesco De Gregori ha concepito oltre il tendone da circo, nell’azzurro, fra le stelle di un amore che è incontro, essere pienamente se stessi con l’altro, il mondo. E in faccia anche ai fascisti e ai sacerdoti che vogliono impedire ora il volo di Fa’afafine, quando la Giornata particolare di questo ‘gender creative child’, un bambino-bambina, è iniziata da tempo, e nel 2014 ha vinto il Premio Scenario Infanzia, nel 2015 il Premio Infogiovani – Fit Festival Lugano e nel 2016 l’Eolo Award quale miglior spettacolo di teatro ragazzi e giovani.
‘Fa’afafine’ è la parola che nella lingua dell’isola di Samoa indica coloro che sin da bambini non amano identificarsi in un genere o nell’altro: un ‘terzo sesso’ cui non si impone alcuna scelta e che gode di considerazione e rispetto. Il testo, dagli 8 anni in su, scritto e diretto da Giuliano Scarpinato, con Michele Degirolamo protagonista strabiliante per grazia, generosità e immedesimazione, spaventa chi non l’ha visto, come sottolinea Sergio Lo Gatto nella sua inchiesta su Teatro e Critica, né intende vederlo, né tantomeno farlo vedere, perché non accetta che la vita sia più complessa dell’ideologia e che quindi esistano anche bambini che non si riconoscono nella propria identità biologica.
Tali soloni squadristi denunciano il “rischio omosessualismo”, il “progetto perverso delle lobby LGBT”, la “ipersessualizzazione dell’infanzia”, volendo ignorare che Fa’afafine affronta non solo l’identità di genere, ma soprattutto l’identità tout court, la ricerca e la realizzazione di sé, che si costruiscono da piccoli, non certo da grandi, a prescindere da capziosità come l’effettivo numero di fa’afafine a Samoa. Per questo, la giuria dell’Eolo scrive che “dovrebbe esser proposto, di rigore, in tutte le scuole del nostro Paese”. Fa’afafine parla ai bambini perché sentano pure gli insegnanti e i genitori.
E proprio a una madre Scarpinato si è ispirato per questa produzione firmata CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia e Teatro Biondo di Palermo. Si chiama Lori Duron e ha deciso di raccontare la sua esperienza con il figlio di genere ‘non conforme’ nel libro Il mio bellissimo arcobaleno, edito in Italia da Castelvecchi.

Foto di Stefano Cantini

Foto di Stefano Cantini

L’arcobaleno è il simbolo di varietà e coesistenza e Alex vuole essere tutto e tutti insieme, come i dinosauri, richiamati fin dal sottotitolo dell’opera (Mi chiamo Alex e sono un dinosauro). L’educazione, la società, invece, ci impongono di livellarci, conformarci, il che significa essere solo in parte chi vogliamo diventare, la parte ben accetta dalla ‘normalità’. Attendiamo, speriamo di realizzarci, e nel frattempo la vita che ci scorre davanti è un film con solo i titoli di testa. Fa’afafine, con leggerezza sognante, ci dice che una risposta possibile è nella famiglia, è la famiglia.
Alex (si) è chiuso in camera sua davanti a un futuro che non riconosce, come la giovane Bianca de La famiglia Campione degli Omini si era rintanata in bagno, e parla con le uniche persone che lo ascoltano: i suoi giocattoli, raccolti in una cassa di legno sulla destra del palcoscenico, la Barbie Kartika, Mr Pig, una scimmietta, Pimpi, e c’è anche la top model Natalia Vodianova, ritratta in primo piano sulla copertina del settimanale D con il titolo “Il Destino? Sei Tu”. Al centro della scena (progetto di Caterina Guia) campeggia il letto, a sinistra una finestra, in fondo un armadio e tutto intorno tre pareti con impresse delle astronavi in volo.
Fa’afafine succede qui, siamo nel centro dell’universo di Alex, di più, siamo dentro la sua testa, dentro ciò vede, sente, e gli altri non vedono, né sentono. Noi sì, ci riusciamo, perché lo vediamo proiettato nella stanza: il visual media di Daniele Salaris – Videostille rende concreti, credibili, avvera i ‘pensieri felici’ del bimbo che sul suo letto solca i mari e scala le montagne, si riscalda al sole e spasima alla luna, nuota con i pesci e si libra in aria con gli uccelli, fino a sbarcare su Samoa dopo aver viaggiato con la sua camera trasformata in navicella spaziale.
Sono proiezioni in senso stretto, fisico, e lato, mentale, sono quindi ciò che il bambino proietta sulla realtà per avvicinarla a sé, farsela amica: un vero e proprio interlocutore, un co-protagonista insieme a Michele Degirolamo che dà a Fa’afafine il respiro del teatro magico.

Foto di Stefano Cantini

Foto di Stefano Cantini

Il mondo fuori, i genitori, Rob e Susan White, lo stesso Giuliano Scarpinato e Gioia Salvatori, entrano in palcoscenico dal buco della serratura, anch’esso in video. Sono frettolosi, non sanno spiegarsi il bene che il figlio vuole a un compagno di scuola, Elliot, un bene in modo speciale, sanno solo dire banalità, prendere tempo, mentre Alex si prepara a incontrarlo e deve decidere cosa indossare e, soprattutto, chi essere, se maschio o femmina (scegliendo, poi, per entrambi).
Le difficoltà e le incertezze di papà e mamma White riecheggiano quelle descritte da Lori Duron nel suo libro. Come educare un bambino ‘arcobaleno’? La casa che inizia da quella porta chiusa è un corridoio dritto, stretto, con una sola via d’uscita: non hanno altra possibilità eccetto che guardarsi negli occhi e trovare il coraggio di sostenersi a vicenda. Susan lo capisce prima di Rob (è pur sempre la madre), ma poi anche lui comprende che fare un passo indietro sulle proprie e altrui aspettative ‘normali’ è la scelta necessaria per crescere un figlio che non sia un infelice, vittima di paure, pregiudizi, violenze.
Fa’afafine, in definitiva, manifesta l’amore incondizionato che ogni genitore dovrebbe dare ai propri figli, accettando la loro personale ‘diversità’, qualunque essa sia, e incoraggiandoli a esprimerla senza giudizi né riserve. Allora il mondo intero diventerà la loro camera da letto e potranno ballare la libertà di essere se stessi.

FA’AFAFINE
Mi chiamo Alex e sono un dinosauro
testo e regia Giuliano Scarpinato
con Michele Degirolamo
in video Giuliano Scarpinato e Gioia Salvatori
visual media Daniele Salaris – Videostille
progetto scenico Caterina Guia
assistente scene e costumi Giovanna Stinga
luci Giovanna Bellini
illustrazioni Francesco Gallo – Videostille

produzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia / Teatro Biondo Palermo
Visto domenica 19 febbraio 2017, Teatro di Rifredi, Firenze.

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