Otello, ovvero l’infodrama della gelosia?

LUIGI SCHIPANI | Un proiettore, un tablet e due uomini in camicia. Sono questi gli elementi in scena nello spettacolo teatrale ospitato lunedì 06/03/2017 presso LachesiLab: un “infodrama”. Sì, proprio questo è il nome con cui J. Boschini e S. Panzeni hanno definito la loro performance: un modo altro di fare teatro, che non è basato solo sul drama, sull’azione scenica, ma anche sulla lexis, sulla spiegazione del significato del testo. L’esperimento, dunque, ha come scopo quello di dialogare col pubblico su due livelli: da una parte quello razionale, grazie alla psicologia e alle spiegazioni degli attori, dall’altra quello emotivo, grazie all’azione scenica. L’infodrama si configura, dunque, come una forma scenica del tutto originale, in cui il teatro dialoga con la psicologia.

Unknown.jpegL’intento del progetto, spiega V. E. Moretti, psicopedagogista che ha collaborato alla realizzazione dello spettacolo, è quello di avvicinare lo spettatore a opere che altrimenti sarebbero sembrate troppo distanti. Secondo la studiosa, infatti, nel momento in cui un testo teatrale viene spiegato, diventa più semplice da comprendere e, quindi, fruibile anche da un pubblico meno esperto. Nei fatti, gli interventi di J. Bonzini e S. Panzeri agiscono quasi fossero uno scalpello, che scalfisce la parola marmorea, sprigionando e mettendo in luce i meccanismi più profondi e nascosti della psyche dei personaggi. La Moretti informa, in aggiunta, che questo spettacolo si inserisce originariamente come tappa ultima di un percorso più ampio, realizzato nella provincia di Como nel biennio 2015/2016 e indirizzato, attraverso due forme leggermente diverse, ad adulti e ad adolescenti, per affrontare il tema della violenza nei rapporti di genere.

Le parole di Otello, di sua moglie Desdemona e del suo amico Iago si incontrano, si integrano e si fondono con gli interventi esegetici dei due attori, che sprigionano e svelano le passioni recondite dei personaggi shakespeariani, esplicitando i meccanismi psicologici che su di loro agiscono. Non è solo gelosia ciò che spinge il protagonista a uccidere la sua amata, ma è qualcosa di più complesso: è l’aspettativa delusa di essere riconosciuto, di sentirsi realizzato e amato; è la reazione incontrollata a un repentino fallimento, che sradica e distrugge ogni sua certezza e ciò che nel tempo, passo dopo passo, era riuscito a costruire in terra straniera.
La storia di Otello si sovrappone così a quella del fallimento di un conoscente del regista, che, seppur con uno svolgimento diverso, ripropone e innesca le stesse dinamiche psicologiche, gli stessi stati d’animo e le stesse reazioni del personaggio shakespeariano. Così facendo, i due artisti mostrano l’attualità e l’universalità dei pathemata portati in scena da Shakespeare più di quattrocento anni fa e lo fanno dialogando tra di loro e col pubblico, recitando degli excerpta dell’opera tragica di Shakespeare, raccontando storie di vita di persone incontrate nelle esperienze di mediazione e teatroterapia, proiettando sullo schermo retrostante immagini dei personaggi teatrali, buffamente modificate, mappe concettuali e alcune realizzazioni tridimensionali, che accompagnano la performance insieme alla musica.

È uno spettacolo studiato, dettagliato e completo, forse troppo in alcuni momenti: se da una parte tutti questi espedienti sono utili a comprendere la chiave interpretativa con cui il testo originario è stato letto, dall’altra limitano la componente creativa del destinatario di vedere con gli occhi della propria mente ciò a cui sta assistendo.

Il lavoro di cesello portato in scena dagli artisti, dunque, vanta sicuramente il pregio di chiarire la sottile psicologia dei personaggi shakespeariani e di farli sentire più vicini allo spettatore, ma, nell’intento di guidare e rassicurare il pubblico, corre il rischio di svelare un po’ troppo il mistero del senso del testo poetico, privandolo di quel magico turbamento che scaturisce dall’ignoto, che, insieme alla pietà, costituivano, per Aristotele, elementi necessari alla composizione di un buon testo tragico.

Io non sono quel che sono 

Di e con Jacopo Boschini e Stefano Panzeri

Da un’idea di Jacopo Boschini

Proiezioni a cura di Piero Borgia

Scenografia di Vittoria Terruzzi

Una produzione Cooperativa AttivaMente-Spettacolo

 

Io non sono quel che sono ha vinto il Bando di concorso #faigirarelacultura 2015 ed è stato selezionato per il Festival dell’Arena di Roma 2015. E’ stato selezionato inoltre per XI edizione del Festival Shakespeare in Town di Savona

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