Democrazia in performance: “Some use for your broken clay pots” e i moderni cocci di Meierhans

FRANCESCA DI FAZIO | Impianto scenico pulito e sobrio, un retroproiettore, uno schermo e un tavolo su cui sono appoggiate le schede esplicative con cui Cristophe Meierhans, il creatore di questa performance politico-teatrale, esplicherà al pubblico le sue teorie circa un nuovo sistema di democrazia diretta su larga scala. “Some use for your broken clay pots” (“Alcuni usi per i vostri vasi di terracotta in frantumi”), performance creata nel 2014 e presentata in diversi paesi tra cui l’Italia (Milano – Zona K focus democracy), è stata riproposta al Nouveau Théâtre de Montreuil durante gli emblematici giorni precedenti le elezioni presidenziali francesi.

La primissima parte della performance consiste in una spiegazione degli articoli-cardine della vera e propria costituzione che Meierhans ha scritto e ideato con l’aiuto di alcuni giuristi e politologi delle università belghe: abolizione delle figure presidenziali – rimarrebbero soltanto gli “incaricati dei beni comuni”, eletti casualmente a partire da un pull di candidati in cui ogni cittadino può proporsi come futuro ministro; soppressione delle elezioni – che verrebbero sostituite da un sistema di voti “squalificatori”, diretta espressione del dissenso nei confronti di un incaricato da parte di tutti i cittadini, sul modello dell’ostracismo ateniese; formazione continua dei cittadini chiamati a partecipare stabilmente alla questione politica del proprio sistema democratico.

Some_use_for_your_broken_pots

Fin dall’inizio il pubblico è chiamato a partecipare alla performance, intervenendo con dubbi, domande, critiche. Gli interventi non si fanno attendere. C’è chi mette in crisi la realizzabilità del progetto, c’è chi si domanda se il voto “squalificatorio” non dia adito ad una pervasiva negatività tra i cittadini nei confronti della politica, c’è chi chiede chiarimenti sui meccanismi di funzionamento, c’è chi fa considerazioni sarcastiche, c’è chi ride, incredulo, c’è chi ascolta con attenzione. In generale gli interventi, tutti ponderati e acuti, danno luogo ad una vera e propria “assemblea costituente” che discute i termini della nuova costituzione proposta dal performer.

Molto sottile è il confine tra performance teatrale e vera e propria conferenza assembleare, ed anzi quest’ultimo aspetto prevale su quello teatrale, che irrompe tuttavia in alcuni momenti, grazie alla caduta dall’alto di due vasi da fiori in terracotta che si frantumano atterrando sul palcoscenico.
Il modello immaginato da Meierhans spinge il pubblico a interrogarsi sulla crisi degli attuali sistemi democratici e a compiere uno sforzo immaginativo per concepire nuove soluzioni possibili.
La sua proposizione va apertamente nella direzione di una democrazia diretta e partecipata, applicata nella maniera più radicale. È una proposizione che fa riflettere sui movimenti che, in tutta Europa (in Italia con i Cinque Stelle), sono andati nella stessa direzione, sulle loro conquiste, sulle contraddizioni e i fallimenti. Ma forse, la domanda che più s’impone all’attenzione è questa: una società civile depoliticizzata come quella di adesso, potrebbe assumersi da un giorno all’altro la responsabilità di eliminare i governanti che giudica incompetenti?

 

Ideazione, realizzazione e attore Christophe Meierhans
Drammaturgia Bart Capelle
équipe di consultazione Anne-Emmanuelle Bourgaux (ULB), Rudi Laermans (KU), Jean-Benoît Pilet (ULB), Dave Sinardet (VUB). Giurista costituzionale Anne-Emmanuelle Bourgaux
Scenografia Sofie Durnez
Concezione & design della pubblicazione The Theatre of Operations
Illustrazioni Nuno Pinto Da Cruz

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