Zappalà e Morganti, i sommersi e i danzati

Roberto Zappalà, Cristiana Morganti

MATTEO BRIGHENTI | La danza, il segno, il movimento. C’è una danza che non si ferma al segno e lo oltrepassa: il movimento diventa evocazione di mondi, situazioni che riconosciamo, e ci parlano, interrogano, provocano da vicino. C’è una danza, invece, che non riesce ad andare al di là di ciò che fa: segno e movimento coincidono, sono descrizione, ostentazione, e quindi  parlano, interrogano, provocano da vicino soltanto se stessi.
In pochi giorni abbiamo assistito a due lavori che possono essere presi a esempio di questi due modi di mettere in scena l’arte coreutica.
Al Florence Dance Festival 2017 Naufragio con spettatore di Roberto Zappalà per quanto riguarda l’indirizzo ‘evocativo’, al Pistoia TEATRO Festival 2017 A Fury Tale di Cristiana Morganti per l’approccio ‘descrittivo’. Tra l’altro, sono entrambi passi a due, per compagnie ‘monosessuali’ (due uomini, due donne), e uniti musicalmente nel nome di Bach.

Il fumo, la caligine: un porto delle nebbie accoglie Fernando Roldan Ferrer e Roberto Provenzano, maglietta e pantaloni tenuti su con lo spago, scalzi. Naufragio con spettatore è lo specchio all’unisono di un’umanità che si prende e si perde continuamente, nelle pallide luci di una notte che non passa, luci di taglio che sono tramonto anche quando sarebbe l’alba. Il fiato colma i passi di affanno: una volta che vieni al mondo cominci a girare, se ti fermi sei perduto, sradicato, apolide.
Il titolo della coreografia è lo stesso di un saggio in cui il filosofo Hans Blumenberg indaga il “paradigma di una metafora dell’esistenza”, prendendo spunto dall’apertura del secondo libro del De rerum natura di Lucrezio: la gioia derivante dalla distanza di sicurezza di uno spettatore che, sereno, contempla la tempesta di una natura posta sullo stesso piano delle società umane.

Roldan Ferrer e Provenzano @ Renato Mangolin

Volendo affrontare, a partire dal naufragio, il tema emigrazione/immigrazione, Roberto Zappalà (sue coreografia, regia, luci, scene, mentre la drammaturgia è condivisa con Nello Calabrò) ha aperto il suo sguardo su viaggio/assenza di spazio, fame/sete, morte/salvezza.
Il riferimento è all’Ulisse di Omero e Dante, al Mediterraneo e a tutte le odissee (tragiche) che lo attraversano. L’anno di produzione è il 2010, ma Naufragio con spettatore continua tutt’oggi, per la suggestione della partitura coreografica, a dire senza parole delle carrette del mare, degli infiniti sbarchi sulle coste italiane e della nostra ambivalente indifferenza.

Roldan Ferrer e Provenzano sono idealmente su una zattera alla deriva, in balia delle onde, del loro destino (il modello è il dipinto di Gericault La zattera della Medusa). Sul fondo a destra Luca Ballerini suona dal vivo, al pianoforte, preludi e fughe da Il clavicembalo ben temperato di Bach; dallo stesso lato, in proscenio, la soprano Marianna Cappellani intona alla fine l’Ave Maria di Bach-Gounod.
I danzatori hanno una fisicità che esprime forza e fragilità, leggerezza e potenza: un flusso in continuo rollio, proprio come sul mare in tempesta. Tutto il corpo ‘canta’, i polmoni, le mani, i piedi, cercano un appiglio, un gancio nel cielo o l’uno sull’altro.

Foto di Renato Mangolin

La lotta per la sopravvivenza è insieme e con se stessi, separati e divisi, abbandonandosi, prendendosi per le gambe, il busto, cercando di alzarsi schiena contro schiena, per ritrovare una stabilità che sempre, sempre, ricade a terra. Le braccia e le gambe slanciate a un certo punto disegnano uomini vitruviani il cui cerchio fa quadrato su una richiesta incessante di aiuto.
Davanti al dolore, agli spasmi altrui, si voltano le spalle. Poi, qualche parola a mezza voce, una filastrocca infantile placa l’epilessia di una partenza che non si può rimandare, di una traversata che non si sa quando finirà.
Allontanarsi e ritrovarsi. Finché, madidi di sudore, Fernando Roldan Ferrer ‘strappa’, ‘morde’, ‘mangia’ la carne di Roberto Provenzano. Eucarestia cannibale. Una luce verde come di un faro nell’oscurità inquadra una Pietà con il corpo di Cristo ai piedi di Giuda.

È nero, già scritto, lo spazio (il destino) in Naufragio con spettatore, bianco, ancora da scrivere, quello di A Fury Tale di Cristiana Morganti. L’argomento, ipnotico, del doppio si lega al sentimento della rabbia (fury, furia) e alle fiabe (tale), dove la rabbia a volte sfocia in violenza, come ha spiegato la stessa Morganti a Gaia Clotilde Chernetich su Teatro e Critica. La creazione è nata nel 2016, a cinque anni dall’inizio del suo percorso come solista e coreografa ‘indipendente’ dal Tanztheater Wuppertal Pina Bausch, e dopo quel gioiello di autoironia e misura che è Jessica and me.

A Fury Tale @ Claudia Kempf

In questo caso, Cristiana Morganti si è ritagliata solo il ruolo di coreografa e regista. Ha affidato a due donne, uguali e diverse, alte, pallide, dai capelli rossi, entrambe sue colleghe a Wuppertal, Breanna O’Mara e Anna Wehsarg, il compito di restituire squarci sul femminile e la danza, declinati in competizione/amicizia, isterismo/dolcezza, imprevedibilità/normalità, aggressività/tenerezza.
I conti fatti con il Maestro parevano tornare, fino ad ora, Pina Bausch sembrava essere stata accettata, elaborata, superata, come un distacco necessario, per andare avanti sulle proprie gambe.
Eppure, A Fury Tale è un passo indietro verso forme canoniche e usurate, un ammiccante teatrodanza che non va oltre la dimostrazione dell’isteria del quotidiano: è Pina Bausch senza Pina Bausch.

Cominciano tutte e tre, anzi, tutte e quattro insieme sul palcoscenico. Morganti, O’Mara, Wehsarg e Anna Fingerhuth che, racconta la coreografa al microfono, ha sostituito Wehsarg quando è rimasta incinta. Si affronta la genesi del lavoro, il complicato passaggio di ruolo, poi, d’improvviso, vanno giù per terra, cala il buio e si fa la radiografia (mossa) della routine, reale e immaginaria, e delle aspettative, di due donne sull’orlo di una crisi di danza.
Alla lunga, si ha come la sensazione che abbiano ricevuto il mandato, più che altro, di occupare lo spazio e andare a tempo o controtempo con la musica, che spazia dal rock al punk alla classica, dai Talking Heads a The Offspring a Bach. Basta alzare il volume al massimo per riempire la scena?
I sogni di Breanna O’Mara sono un caos hollywoodiano su una lavagnetta, quelli di Anna Wehsarg una presentazione teutonica, ordinata e schematica. Immobili come manichini dialogano all’ora dell’aperitivo su quanto è difficile essere danzatrici, facendosi colare il cocktail dalla bocca. O’Mara, dietro una maschera da volpe, illustra a Wehsarg come sedurre un uomo, mentre quest’ultima è sdraiata e ha le gambe su una sedia.

Foto di Manuel Cafini

Il pubblico ride, probabilmente per l’italiano storpiato dalle due straniere, le vocine, le smorfie o magari perché le parti danzate sono così di contorno, come del resto le proiezioni sul fondo, e spesso in silhouette, quindi visibili a fatica, che quando arriva la parola il pubblico ci si attacca il più possibile.
Si accendono le luci in sala. Sembra la fine, e invece no, Cristiana Morganti sale sul palcoscenico a consolare Anna Wehsarg che non riesce a ballare. “Non seguire la musica – le aveva detto poco prima dalla regia – respira nel movimento, go with the flow, vai con il flusso”. Una ribellione che non porta a nulla, la musica non cambia e così pure l’atmosfera e la qualità della presenza.
C’è un momento in cui lo spettacolo pare liberarsi e librarsi, quando le due costruiscono un carillon in cui i piedi dell’una a terra toccano i passi dell’altra che cammina. Sono il corpo e l’ombra, la realtà e il racconto, due direzioni di una sola meta, l’empatia. Ma anche sul più bello A Fury Tale non sa o smarrisce come arrivarci.


NAUFRAGIO CON SPETTATORE
prima tappa di ODISSEO, dal progetto re-mapping Sicily

dedicato a Sergio
liberamente ispirato a “Naufragio con spettatore” di Hans Blumenberg
coreografia e regia Roberto Zappalà
musiche (dal vivo) J.S. Bach (preludi e fughe da Il clavicembalo ben temperato)
drammaturgia Nello Calabrò e Roberto Zappalà
danzatori Fernando Roldan Ferrer, Roberto Provenzano
al pianoforte Luca Ballerini
voce Marianna Cappellani
luci e scene Roberto Zappalà
costumi Debora Privitera
foto Antonio Caia
una coproduzione Compagnia Zappalà Danza / Scenario Pubblico performing arts
in collaborazione con Teatro Stabile di Catania, ArtEZ Arnhem (NL), uva grapes Catania contemporary dance festival, AME Associazione Musicale Etnea

Visto martedì 27 giugno, Cortile del Museo Nazionale del Bargello, Firenze, all’interno di Florence Dance Festival 2017.

A FURY TALE
idea e regia Cristiana Morganti
coreografia Cristiana Morganti
in collaborazione con Breanna O’Mara, Anna Wehsarg, Anna Fingerhuth
interpreti Breanna O’Mara, Anna Wehsarg / Anna Fingerhuth
collaborazione artistica Kenji Takagi
disegno luci Jacopo Pantani
video Connie Prantera
editing musiche Bernd Kirchhoefer
assistente Sabine Rivière
tecnico suono-video Simone Mancini
produzione il Funaro – Pistoia e Cristiana Morganti
in coproduzione con Festival Aperto / Fondazione I Teatri – Reggio Emilia
in collaborazione con AMAT & Civitanova Danza per Civitanova Casa della Danza
con il sostegno della Città di Wuppertal e Jackstädt Stiftung – Wuppertal (DE)

Visto mercoledì 21 giugno, Teatro Manzoni, Pistoia, all’interno di Pistoia TEATRO Festival 2017.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: