DOM-, la metafisica è urbana se sai come guardarla

MU @ Francesco Pititto

MATTEO BRIGHENTI | Camminare per tornare a vedere la vita che accade. Nelle pieghe del quotidiano la magia si rinnova ogni giorno: se non ce ne accorgiamo è perché l’abitudine ci ha chiuso gli occhi, tutto sembra già visto e sentito.
La riscoperta di uno sguardo in continuo ascolto comincia con il riassaporare il lento pede come unità di misura del mondo. Dobbiamo abituarci a non vedere più come prima.

La porta da attraversare è il blackout dei nostri pregiudizi sul modo corretto di conoscere la realtà. Il buio, allora, è sia la negazione della vista che l’esperienza di una nuova possibilità, è “l’assenza contemporaneamente di esserci e non esserci” racchiusa nella parola giapponese ‘MU’, che dà il titolo all’esplorazione nella zona nord di Parma creata da DOM- per Natura Déi Teatri #22 dopo una settimana di residenza.
Le nostre guide-performer, Leonardo Delogu e Valerio Sirna, all’inizio sono soltanto due voci che spiegano rimandi e riferimenti culturali. A poco a poco, dall’oscurità di Lenz Teatro emergono dettagli, contorni e infine le due figure intere.

Dalla luce al buio e ancora alla luce: mettere a fuoco è darsi (un) altro tempo, al di fuori dell’orologio dell’impazienza. Infatti, la durata di MU – metafisica urbana si conta in distanza: le 3 ore annunciate, corrette in 4, poi risultate 4 ore e 30 minuti, rispecchiano l’andatura che abbiamo tenuto nei quasi 11 chilometri di cammino (in appendice le tappe per esteso).
Mappa e destinazione le conosciamo solo nella pratica, cioè camminando, non prima. Oggi scegliamo di lasciarci guidare, ci affidiamo al percorso, insolito anche per i parmigiani presenti.

Il passo fa il sentiero, la fila fa il gruppo, siamo soli e insieme, come a teatro. La relazione tra l’uomo e l’ambiente è un fatto creativo, è Una linea fatta passeggiando (A line made by walking) secondo il fotografo e scultore Richard Long (per una storia delle ‘camminate teatrali’ rimandiamo a Franco Acquaviva su Sipario).
Il traffico, le fabbriche, gli alberi, sono quinte e scene del palcoscenico di MU su cui avanziamo come ballando, liberi di assumere e dare qualsiasi forma al nostro sguardo. Impariamo a non cogliere semplicemente le cose, ma la loro cinesi, il cambiamento, l’evoluzione. Siamo nel flusso della continua trasformazione del mondo.

La riflessione in itinere di DOM- su ambiente, agire ed estetica, ci porta a un esempio di ‘terzo paesaggio’ nell’accezione del paesaggista Gilles Clément. Un’ex pista da motocross è il rifugio per le diversità naturali, residuo e smagliatura nelle logiche di appropriazione, specializzazione e messa a frutto.
Delogu e Sirna svelano davanti a noi la cassetta degli attrezzi usati per rin-tracciare MU e per questo, a ragione, Francesca Serrazanetti su Stratagemmi parla di generosità: la strada che stiamo facendo è rivolta tanto alla differenza (di relazione) ambientale quanto alla ricerca sulla biodiversità della performance.

La diversità ecologica chiama la diversità sociale e così sotto la tangenziale, percorrendo una ferita di luce, un binario parallelo alla nostra ‘normalità’, incontriamo la sporcizia dei margini, le tag dei bassifondi. Gli ultimi che restano ultimi.
Lo scenario è da romanzo post apocalittico a La strada di Cormac McCarthy. Nel torrente Parma, che qui sembra un lago, Hélène Gautier tira un sasso e se ne va: è la “preistoria del teatro”, un attore e un’azione lasciano intatto il luogo, ma non indifferente il pubblico.

Foto di Francesco Pititto

Lo stesso si può dire dell’apparizione di Gautier dalla ‘navata’ di un bosco inventato dall’uomo, che recupera, in esterno, quella ‘addomesticazione del buio’ che abbiamo sperimentato a Lenz Teatro.
La natura cede presto terreno all’industria, al capitalismo familiare che ha rimodellato il territorio di Parma senza soluzione di continuità. La drammaturgia di figure in movimento diventa quella de L’uomo che cammina tra i casermoni di Via San Leonardo. Mentendo la giusta distanza e accordando il passo a quello di Delogu, che adesso precede il gruppo, affondiamo nel paesaggio seguendone la scia.

Ogni cosa è lì perché deve esserci. Eccetto i divieti: l’esplorazione rende attraversabile qualsiasi spazio. Perciò, ci prendiamo la responsabilità dell’atto illegale di varcare la recinzione di una strada non finita e un tratto ferroviario secondario, come nuovi partigiani della libera circolazione di idee e persone.
Passati i binari, assistiamo a una sorta di cosmogonia dell’amore in un campo di grano, con la sede centrale della Barilla sullo sfondo: Leonardo Delogu e Valerio Sirna corrono felici mano nella mano, citando la celebre sequenza de Il gladiatore di Ridley Scott in cui il protagonista rincontra la moglie nell’aldilà.

Ovunque è l’opera d’arte, MU ci ha aperto definitivamente gli occhi. “Un coniglio, fai qualcosa!” bisbiglia una donna al compagno attraversando la zona popolare di Parma Nord, dove ce n’è una grande colonia. E lui: “Lo guardo, come tutte le cose oggi”.

Le tappe (a cura di Elena Sorbi)

Siamo partiti da Lenz Teatro, in Via Pasubio, in direzione della zona industriale di Moletolo, nello spazio ‘rurale’ abbandonato tra Viale Europa e la Tangenziale Ovest, percorrendo una vecchia pista ciclabile (che costeggia l’immensa fabbrica di vetri ‘Bormioli Luigi’), andando sotto la tangenziale, lungo l’argine del torrente Parma, in un bosco inventato dall’uomo, e sbucando, attraverso una specie di ‘stargate’, in una discarica. Poi ci siamo spinti dentro Moletolo.

Foto di Francesco Pititto

Abbiamo continuato per Viale Europa, attraverso la Cittadella del Rugby e una delle sedi di Chiesi Farmaceutici, fino a Via San Leonardo.
Qui ci siamo inoltrati nella zona popolare di Parma Nord, tanto da raggiungere un’altra area ‘rurale’ abbandonata, quella di Via Paradigna.
Siamo arrivati alla Strada del Cane, da cui si osservano la sede centrale di Barilla, l’inceneritore o termovalorizzatore e chilometri quadrati di costruzioni commerciali mai utilizzate e in decadenza.
Dalla Strada del Cane siamo tornati a Lenz Teatro percorrendo Strada Ugozzolo (sede di una casa di accoglienza per migranti uomini), Via Antonio Azzali, la Strada Naviglio Alto, Via Paradigna, Via Micheli, Via Valenti, e infine Via Torino.

DOM–
MU – metafisica urbana
Speculazione filosofica in movimento intorno al concetto di scia
creazione site-specific per ND’T017
di Leonardo Delogu e Valerio Sirna
con la partecipazione di Hélène Gautier
Visto sabato 1 luglio 2017, Parma, all’interno di Natura Déi Teatri #22.

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