Bolzano Danza, parte#2: Mascarell e Rizzo tra pubblico, privato e politico

VALENTINA SORTE | Anche se con declinazioni molto diverse, la relazione rimane un importante asse di lettura lungo tutto il festival. Lo è sicuramente per i lavori di altre due artiste della danza contemporanea, e cioè Three Times Rebel di Marina Mascarell e Ikea_site specific di Cristina Kristal Rizzo.

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Three Times Rebel © Foto Robert Benschop

Per la prima, la relazione assume i connotati di genere. Ispirata dai versi della poetessa catalana Maria-Mercè Marçal e dalle riflessioni di Paul Beatriz Preciado – in particolar modo Pornotopia – la Mascarell esplora il corpo femminile in differenti tempi, spazi e situazioni, realizzando una sorta di documentario danzato sulla disparità e sulla percezione di genere.

Non si tratta di semplici geometrie del corpo. “Quando parliamo dell’occhio maschile” sulle donne “non ci riferiamo a una qualità biologica sessuata, bensì a una struttura politica dello sguardo”*. La giovane coreografa mostra le impalcature di questo sguardo. Sia con un palcoscenico senza quinte e fondale, completamente a vista, sia utilizzando le bellissime strutture metalliche di Ludmila Rodrigues. In scena cinque performer – Nina Botkay, Maud de la Purification, Filippo Domini, Eli Cohen, Chen-Wei Lee – compongono con i loro corpi e con l’aiuto di alcuni tubi modulari delle geometrie variabili: l’anatomia femminile tra architettura e sessualità, tra normalizzazione della violenza e manipolazione, tra stereotipi educativi e disparità di genere. Il maggior punto di forza di Three Times Rebel sta proprio nell’uso coreografico e drammaturgico di questi supporti: estensione fisica dei danzatori e protesi della visione maschiocentrica.

Alle sequenze puramente compositive si alternano delle sequenze parlate che non sempre si amalgamano al resto del lavoro, non tanto sul piano dei contenuti quanto su quello della forma. L’impressione è che queste “incursioni” narrative rimangano un pò scollate, forse perchè troppo frontali. Al contrario la narrazione funziona quando diventa laterale e simultanea alla danza. A fare da trait-d’union la violoncellista Yamila Rios che esegue dal vivo musica elettronica e sonorità più classiche, mai accomodanti.

Nonostante il talento nel tradurre in danza urgenti questioni sociali – come in Mongrel (2016) e in Le diable bat sa femme et marie sa fille (2015) – questa volta la coreografa spagnola rimane intrappolata nel suo lungo percorso documentario. Ci sono molti spunti originali e diverse intuizioni sceniche ma mai esplorate fino in fondo. Il risultato finale è un’eccessiva molteplicità di sguardi, una prolissità scenica.

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Ikea_site specific © Foto Andrea Macchia

La riflessione condotta dalla Mascarell sulla parità di genere e sulla lotta femminista è comunque molto valida e mai banale. Così come seria e originale è la proposta di Cristina Kristal Rizzo al Cubo Garutti. Ikea_site specific è concepito come una durational performance all’interno dello spazio installativo-espositivo di Alberto Garutti, e intende sperimentare nuove possibilità del corpo, nuove modalità “abitative” del performer nella sua relazione con l’altro – ovvero lo spettatore – in una dimensione totalmente immersiva. Una coabitazione vera e propria, sulle note di “Thursday Afternoon” di Brian Eno.

Ad occupare i 3m x 3m x 3m del Cubo è l’intensa Annamaria Ajmone e a turno, i singoli spettatori. In questo perimetro, aperto allo sguardo indiscreto del pubblico su due dei quattro lati, la giovane performer prova a ridefinire con il movimento un nuovo design del corpo: anatomie esotiche, altre. La scelta di bendare i suoi occhi durante tutta la durata della performance è dettata dalla ricerca di una percezione trasversale e potenziata, mai minore. Un’amplificazione percettiva e sensoriale.

L’amplificazione/dilatazione del microcosmo Garutti e del vissuto di chi lo abita, seppure temporaneamente, è dato quindi sia dalla vicinanza dei corpi che da questo dispositivo visivo. Mi spiego meglio. Da una parte la coabitazione “forzata” amplifica, su grande scala, ogni minimo gesto e sensazione, dall’altra l’uso della maschera spinge il corpo del performer a esplorare altri canali percettivi. Tutto questo attraverso due temperature della visione: quella dentro il cubo e quella fuori dal cubo. Tra pubblico e privato. Casalingo ed esotico. Sovraesposizione e proiezione. Insomma un’esperienza interessante e tutta da scoprire nella nostra prossima intervista.

Continua…

Three Times Rebel

Coreografia Marina Mascarell e danzatori
Composizione e live music Yamila Ríos
Interpreti Nina Botkay, Maud de la Purification, Filippo Domini, Eli Cohen, Chen-Wei Lee
Produzione Korzo productions in collaborazione con Nederlands Dans Theater, Dance Forum Taipei, Mercat de les Flors

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Concept e coreografia Cristina Kristal Rizzo
Interpreti Annamaria Ajmone
Musica Brian Eno
Costumi Caned Icoda

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