Just Intonation: la luce che trasforma il movimento in suono

05Just Intonation sito enrico fedrigoli

Foto Enrico Fedrigoti

TANIA BEDOGNI|Si apre l’edizione 2017 di Crisalide Festival con il ritorno ad un pensiero di alcuni anni fa. Venerdì primo settembre. Forli, Teatro Felix Guattari. Da un vecchio portone si accede agli spazi ristrutturati dell’Ex Filanda Maiani: luci calde come candele, pareti rosse, fotografie che ritraggono corpi e macchine teatrali. È la tana di acciaio e mattoni di Masque Teatro dove, dal 1992, la compagnia opera un lavorìo artistico che tesse trame tra le arti performative e la filosofia il cui esito anche quest’anno viene condiviso attraverso la ventiquattresima edizione di Crisalide Festival: Il sole imprigionato (dall’1 al 10 settembre e dal 2 al 5 novembre).

Se il titolo è volutamente citazione delle parole di M.Foucault destinate a R.Roussel, l’immagine che esse tratteggiano di “…serrande socchiuse per non far uscir fuori i raggi che sentiva promanare dal suo corpo” accomuna, secondo Lorenzo Bazzocchi, “la figura di tutti coloro che nel buio e nella solitudine, cercano di aprirsi un varco verso una nuova via”. Ecco allora che gli spettatori di questo Festival che “non nasce per mostrarsi”, sono accolti nell’oscurità della sala per il primo appuntamento di apertura: Just Intonation, dove un corpo sonoro incontra la luce, di Masque Teatro, già proposto a Santarcangelo Festival nel 2011.

Al centro dello spazio scenico rettangolare, cinque elementi partendo da sinistra: la schiena di un corpo immobile, fasci luminosi che dall’alto lo definiscono come scalpello, l’arpa di un vecchio pianoforte verticale che lo sostiene come un letto di corde d’acciaio e legno, la sagoma nera di un pianoforte Disklavier ed infine, tutto intorno, un ronzio.

piano

Foto Enrico Fedigroti

È teatro? È danza? Si assiste ad un accadimento, come spettatori di un fenomeno naturale che ha vita propria senza intenzione narrativa: la nascita di un germoglio, la protrusione di una radice, l’affaccendarsi di un insetto. I movimenti hanno una lentezza millimetrica, dal tempo organico, sottraggono all’oscurità brani di corpo, come in un polittico di David Dalla Venezia. La luce è il punto di incontro tra sostanza vivente e spazio consegnandoci immagini che appartengono alle sfera del perturbante Freudiano (Unheimliche): la pelle, le ossa, i tendini, i muscoli della emozionante Eleonora Sedioli appaiono al contempo familiari, riconducibili all’anatomia umana, ed estranei, galleggiando nel nero, urtando e pizzicando le corde come una forma di vita sconosciuta.

Risulta quindi leggibile in questa prima parte dello spettacolo una delle fonti di ricerca descritte da Bazzocchi, il racconto incompiuto e pubblicato postumo “La tana” di F. Kafka, dove una creatura terricola tra l’animale e l’umano si prodiga per proteggersi dal mondo esterno con articolati cunicoli, fino a quando un giorno compare un sibilo, un suono misterioso che come un tinnitus, un acufene, lo tormenta senza tregua dal mondo interno.

Così anche qui, nell’ultima parte di questa raffinata esecuzione, entra in scena il suono prendendo il posto del ronzio iniziale. La quantità di luce che impatta sulla superficie corporea e la zona dello spazio che questo occupa sono tradotte, tramite un sistema di video tracking, in sequenze di note tramite la tastiera, ora illuminata, del pianoforte verticale Disklavier controllato in remoto.

Tutto è ribaltato: i tasti si abbassano senza che vi siano mani che vi si posino, ma è inevitabile, poiché percettivamente chiaro; che siano i movimenti e la loro ampiezza a generarli. Le gambe, ora in aria, tracciano nello spazio luminoso scie che diventano glissandi sulla tastiera, dalle note più gravi a quelle più acute.

La luce (come quella del sole imprigionato) che guida la lettura di ciò che accade, è ponte comunicativo: qui tra corpo poetico e macchina pianoforte, attraverso un assetto tecnologico al servizio dell’epifania di questo incontro.

Sembra quindi che l’originario tinnitus di Kafka, da sibilo sia diventato esplorazione sonora alla ricerca di una Just Intonation, ovvero l’intonazione naturale, tema caro a La Monte Young (compositore minimalista), e seconda fonte di ispirazione con la sua “affezione ad un suono concepito come evento singolare con vita a sé stante” per l’operare rigoroso di Masque Teatro.

Trentacinque suggestivi e sfuocati minuti di un accadimento che si esaurisce nel buio e nel silenzio di un legame tra vita e suono che come è nato, alla fine, naturalmente, svanisce.

 

Just Intonation (durata 35′)

Con Eleonora Sedioli

Creazione, suoni e luci Lorenzo Bazzocchi

Elettronica Matteo Gatti

Foto Enrico Fedrigoti

Produzione Masque Teatro

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