Contemporanei Scenari: l’orgoglio di un piccolo festival

LAURA BEVIONE | Nell’affollata ed eterogenea foresta dei festival teatrali italiani si nascondono rassegne piccole, per finanziamenti e risonanza mediatica, eppure curiose e innovative, capaci di cogliere e coltivare talenti più o meno affermati. È il caso di Contemporanei Scenari, il festival – giunto alla sua settima edizione – organizzato a San Miniato dall’Associazione Culturale Teatrino dei Fondi, cui è legata anche la casa editrice Titivillus. Una rassegna concentrata in soli tre giorni e finalizzata a indagare forme e consistenza della drammaturgia contemporanea, non tralasciando, nell’edizione appena conclusa, di inoltrarsi nei territori della danza contemporanea e del teatro ragazzi.

La qualità del festival è data, in primo luogo, dalla genuina curiosità del direttore artistico, Enrico Falaschi, capace di innamorarsi di giovani compagnie e di progetti apparentemente arditi, tanto da pronunciare promesse pubbliche di sostegno e di ospitalità che non saranno poi disinvoltamente disattese. Una politica che mira, da una parte, a far conoscere agli abitanti del territorio – gli abbonati del Teatrino sono stati invitati uno a uno ad assistere agli spettacoli, con un vero e proprio “porta a porta” telefonico – compagnie affermate ma mai sbarcate in quelle lande – e, a questo proposito, sarebbe interessante riflettere sulla geografia teatrale italiana, caratterizzata da rigidi confini regionali pre-Schengen –  e, dall’altra, a offrire la possibilità a giovani gruppi di proporre i propri lavori – magari ancora in forma embrionale – a un pubblico formato certo da addetti ai lavori ma, soprattutto, da “semplici” spettatori, così che idiosincrasie e passioni proprie alle due categorie di pubblico, compensandosi ovvero sommandosi reciprocamente, possano offrire un riscontro meno aleatorio.

A testimoniare dell’articolata politica adottata da Falaschi, il cartellone di questa settima edizione, inaugurata da Teatro naturale?, uno degli spettacoli del repertorio del Teatro delle Ariette: Paola Berselli, Stefano Pasquini e Maurizio Ferraresi hanno fatto pensare e commosso il pubblico, felice – mi confida un’anziana e appassionata abbonata – di assistere a un lavoro genuino e vero ma non per questo meno professionale.

Della difficoltà di conservare freschezza e sincerità dei sentimenti narra Amanti, adattamento site specific – nel salotto degli specchi, tutto velluti e divani finto-rococò, del Circolo A. Cheli – de La signora con il cagnolino di Cechov. Silvia Rubes – anche autrice del progetto e regista – e Alessio Targioni incarnano due differenti e inconciliabili solitudini che, nondimeno, hanno creduto un tempo di potersi incontrare e ora mantengono debolmente in vita quell’illusione d’amore. Una disperazione senza lacrime né clamore a cui i due interpreti danno diversa ma efficace espressione: la verbosità malinconica di lei, l’irruenza fisica ognora trattenuta di lui.

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Un manifesto sull’impossibilità della felicità che, in qualche modo, viene “aggiornato” da Human Animal de La Ballata dei Lenna: lo spettacolo, ispirato a Il re pallido, l’opera incompiuta di David Foster Wallace, aveva debuttato a giugno nell’ambito del Festival delle Colline Torinesi e, dopo quelle prime repliche, è stato accuratamente anatomizzato dalla stessa compagnia – Nicola Di Chio, Paola Di Mitri e Miriam Fieno – così da conquistare ora maggiori compattezza ed efficacia. Un ironico e disincantato interrogativo sulla specificità dell’essere umano che sa di non poter trovare una risposta convincente… La Ballata dei Lenna è una delle compagnie su cui Falaschi ha scelto di scommettere così come su La Ribalta Teatro, ovvero Alberto Ierardi e Giorgio Vierda. Il loro Quando quando? prende le mosse da Aspettando Godot per parlare di incomunicabilità, trentenni in cerca di successo, sogni e disillusioni, affiancando al lavoro sul corpo un originale multilinguismo che la coppia di autori-interpreti intende ulteriormente complicare.

La lingua della grande prosa si mescola all’illustrazione – quella raffinata dell’artista Andrea Rauch – in Amletino, un divertente e pensoso adattamento della tragedia shakesperiana ideato dalla compagnia toscana Kanterstrasse per un pubblico di bambini e ragazzi. Uno spettacolo in cui Shakespeare non viene tradito né minimizzato bensì tradotto nella lingua candida ma acuta dell’infanzia. Una lingua tanto sonora ed espressiva quanto quella della danza contemporanea: il breve Solo sapore, coreografato dalla giovanissima Greta Francolini, indaga sulle modalità di fruizione di uno spettacolo da parte del pubblico, ricorrendo a un espediente non del tutto originale ma arguto: due danzatrici  – una contemporanea, l’altra con le punte – si muovono assecondando tracce musicali diverse udite tramite auricolari, mentre il pubblico si fa trasportare dalla nostalgia ascoltando Lugano addio

www.teatrinodeifondi.it

 

 

Teatro Naturale? Io, il couscous e Albert Camus, di Paola Berselli e Stefano Pasquini.

Regia di Stefano Pasquini.

Con Paola Berselli, Maurizio Ferraresi, Stefano Pasquini.

Prod. Teatro delle Ariette

 

Solo sapore, ideazione e coreografia di Greta Francolini.

Con Greta Francolini, Eva Scalzi, Fanny Fabbri.

Prod. Teatro Or 3:76

 

Amanti, progetto di Silvia Rubes.

Con Silvia Rubes e Alessio Targioni.

Prod. Teatrino dei Fondi.

 

Human Animal, di Paola di Mitri.

Regia e interpretazione di Nicola Di Chio, Paola Di Mitri, Miriam Fieno.

Prod. La Ballata dei Lenna

 

Amletino, regia e drammaturgia di Simone Martini.

Disegni di Andrea Rauch.

Con Luca Avagliano, Alessio Martinoli, Simone Martini.

Prod. Kanterstrasse

 

Quando quando?, di e con Alberto Ierardi e Giorgio Vierda.

Prod. La Ribalta Teatro/The Thing

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