“Se tu avessi parlato Desdemona”: le parole di una donna che non ha saputo dirle

desdemona_20170926112703GIULIA ZANICHELLI | L’ultimo quarto d’ora nella camera da letto del generale Otello.

Così recita il sottotitolo di “Se tu avessi parlato Desdemona”, spettacolo che ha debuttato in prima nazionale giovedì 28 settembre al teatro Vascello in occasione di Le vie dei Festival.

Angela, Angela, angelo mio
io non credevo che questa sera
sarebbe stato davvero un addio,
Angela credimi, io non volevo.

Una splendida Enrica Rosso in vestaglia candida e lunghi capelli raccolti entra nel cerchio luminoso della scena delimitato da un cordolo di sale danzando sospinta dal vento delle note immortali di “Angela” di Luigi Tenco, per poi accasciarsi. Sul suo corpo scorrono immagini frastagliate e ipnotiche legate a Otello e al folle gesto che sta per compiere: uccidere per gelosia la propria amata. La voce registrata di Rosso legge le parole shakespeariane che Otello sussurra tra sé e sé prima di commettere il delitto, e proprio nell’istante in cui il moro sta per compiere l’atto fatale, Desdemona si sveglia di soprassalto.

Si risveglia e inizia a parlargli, a tentare prima di calmarlo e di riconquistarlo e riguadagnare a sua fiducia, poi di confessargli i suoi sentimenti, le sue frustrazioni e le sue rimostranze. Un dolce e furioso monologo, a volte introspettivo e spaventato dalla furia amorosa e cieca di lui, a volte determinato e quasi provocatorio, altre ancora confuso e pieno di insicurezze. Parla fissando il pubblico negli occhi, un pubblico che incarna suo marito, recitando a 360 gradi e occupando la scena con grazia e poesia.

Se Desdemona avesse parlato, se avesse avuto il coraggio di aprire l’animo a Otello e svuotarlo dalle paure e dai sentimenti, la devastante fiamma della gelosia istigata da Jago nel cuore del generale di stanza a Cipro sarebbe svanita in nulla, sarebbe stata spenta dai sospiri pieni di compassione devozione e fedele amore della bella veneziana.

Ma Desdemona non lo ha fatto, e anziché concludersi in effusioni amorose, il confronto tra lei e il suo amato Otello si è concluso con la sua sottomissione e la sua morte.

Il suo corpo sdraiato da una possibile passione è invece soffocato e giace senza vita. E nel buio dell’amara conclusione, rintoccano le campane a morto, e a ogni rintocco appare il nome di una donna uccisa per amore. Nomi che si affollano sopra altrettante fotografie, per poi scomparire in un unico, attualissimo: Noemi, settembre 2017.

In soli 40 minuti, l’attrice e ideatrice della performance porta in scena, ribaltandolo attraverso il monologo di Christine Bruckner, il primo femminicidio della storia. Senza togliere la drammaticità e la tensione del momento, anzi amplificandola. Perché Otello si trova di fronte non più una donna passiva, intimidita e servizievole, ma una donna coraggiosa, che non ha paura di mostrare le proprie sensazioni e di difendere la sua verità e la sua posizione.

E ci insegna come, da sempre e per sempre, l’eccesso dei sentimenti li deforma, ne fa una loro proiezione distorta, possessiva o annichilente, comunque dannosa almeno a uno e spesso a due.

Volevo farti piangere
vedere le tue lacrime
sentire che il tuo cuore
è nelle mie mani.


SE TU AVESSI PARLATO DESDEMONA
L’ultimo quarto d’ora nella camera da letto del generale Otello

di Christine Bruckner

ideazione e interpretazione Enrica Rosso
interventi visivi 
Massimo Achilli
allestimento scenografico
 Carla Ceravolo
costume e immagine 
Metella Raboni
atmosfere sonore originali 
Emiliano Rosch

produzione Camaleontierranti
in collaborazione con 
Le vie dei Festival

prima nazionale

durata 40’

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