Spazio alla fantasia: sulla XXIV edizione del Festival Incanti

LAURA BEVIONE | Figurati la musica! è il titolo scelto da Alberto Jona e Jenaro Meléndrez Chas per la XXIV edizione di Incanti, la rassegna internazionale di teatro di figura che ogni anno porta a Torino spettacoli eterogenei per linguaggio e ispirazione eppure accomunati da un’immaginosa visionarietà. Così il rapporto fra musica e “immagine”, fil rouge di questa edizione, è stato declinato in forme assai diverse, da quelle più tradizionali a quelle decisamente più genialmente azzardate.

La rassegna ha esordito con un omaggio fra teatro d’ombre e danza a uno dei pilastri del teatro d’opera italiano, ovvero Giacomo Puccini. In Butterfly Blues, la compagnia Controluce mette in scena un inedito incontro fra il compositore, disteso su un letto in attesa della morte, e la sua eroina più nota – e sfortunata – ovvero Cho Cho-San, immortale figura di tutte le donne sedotte e abbandonate nella storia. I torinesi Controluce combinano alla consueta raffinatezza delle ombre – farfalle, paesaggi esotici, creature da fiaba e molto altro – un’elegante manipolazione di sontuosi sipari – nero e rosso brillante – e di evocativi oggetti di scena – candidi ventagli-sculture – e un significativo ricorso alla danza – gli efficaci Antonella Usai e Marco Intraia, allo stesso tempo sanguignamente carnali eppure leggeri ed evanescenti quali malinconici fantasmi. Quale collante di tali differenti eppure non stridenti linguaggi, il testo scritto da Rosa Mogliasso e pronunciato dalla voce fuori scena di Eliana Cantone. Uno spettacolo fascinoso e raffinatamente barocco, in cui un certo non lezioso estetismo si unisce alla volontà di sperimentazione e alla genuina passione per il melodramma.

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Il desiderio di coltivare fra i giovani artisti la passione per il teatro di figure è quella che anima, invece, il PIP – Progetto Incanti Produce – che ogni anno porta un gruppo di performer di varie nazionalità a lavorare per tre settimane con un maestro, quest’anno la regista russa Anna Ivanova-Brashinskaya, la quale ha voluto realizzare una performance di musica dal vivo-teatro d’oggetti partendo dalla leggenda del pifferaio di Hamelin. Ecco allora piccoli cilindri di metallo, anche legati a lunghe aste, tramutarsi in topi, liberi di vagare fra abitazioni costruite con semplice cartone. The Ratcatcher è una sorta di favola nera, cupa e ben poco ottimista.

Così come scarsa fiducia nell’esistenza di una legge morale nel cuore dell’uomo suscita la vicenda della cagnetta Laika, riletta in uno spettacolo per attrice/burattinaia, burattini, peluche e musicista proposto dai berlinesi di Transit Theater. Nel suo Laika – eterna assenza di gravità la lotta per la conquista dello spazio – “innocua” traslazione nell’oscuro universo della guerra fredda combattuta coi piedi saldamente sulla Terra – il duo mescola verità storica a fantapolitica – Hitler sopravvissuto e con una nuova identità fa il commentatore televisivo su un canale statunitense – per riflettere sui limiti della ricerca scientifica così come sul reale significato della parola “progresso”; sulle tragedie del secolo scorso e sul loro non essere ancora davvero “passate”. Comicità e frangenti onirici, satira ed espressionismo grottesco in uno spettacolo cui, forse, avrebbe giovato maggiore sintesi al fine di evidenziarne il contenuto squisitamente “politico”.

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Non contiene, invece, alcun messaggio se non quello di abbandonarsi liberamente alla propria fantasia – ma, in fondo, cosa c’è di più politico di un invito ad ascoltare senza preconcetti la propria immaginazione? – l’irresistibile Goma Gom dei catalani dello Chapertons Còmic Teatre. Pneumatici di ogni misura, piegati e legati così da costruire anatre e pinguini, civette e polipi ma anche sidecar e imbarcazioni; e poi sgonfiati così da diventare eleganti smoking. E, ancora, borse per l’acqua calda tramutate in coloratissimi pesciolini tropicali. Non c’è limite alla fantasia, dissacratoria eppure bonaria, autoironica e sfrenata di questo trio genialmente folle, visionario e orgogliosamente “libero”.

E sui limiti che noi stessi ci costruiamo, impedendoci, per esempio, di stringere amicizia con lo ”straniero” che si è appena stabilito nella casa accanto, riflettono con allegria Alexandra ed Eva Kaufmann nel loro Fellchen e Bommel. Una fiaba senza tempo, poetica e spiritosa, costruita con pochi semplici oggetti – un foglio di carta, una pianta, un pezzetto di scotch – e fruibile universalmente per il ricorso a un divertente – e comprensibilissimo – grammelot, che mostra quanto labili siano le differenze fra esseri umani, anche se provengono da continenti diversi.

www. festivalincanti.it

 

 

BUTTERFLY BLUES, testo di Rosa Mogliasso. Musica di Giacomo Puccini, con interventi musicali di Andrea Chenna. Coreografia di Antonella Usai e Marco Intraia.

Costumi di Sita Singh. Luci di Simona Gallo.

Con Antonella Usai, Marco Intraia, Cora De Maria, Alberto Jona, Jenaro Meléndrez Chas, Eliana Cantone (voce recitante)

Prod.: Ponderosa Music&Art, Controluce Teatro d’Ombre

 

THE RATCATCHER, scritto e diretto da Anna Ivanova- Brashinskaya.

Con Ahmed Hany, Andrei Balan, Aga Blaszczak, Sara Celeghin, Lorenzo Galli, Francesca Quatraro.

PIP 2017

 

LAIKA – ETERNA ASSENZA DI GRAVITÀ, ideazione e regia di Fine Fröhlich.

Scenografia di Thorsten Stürmer, Anke Dimateo-Lopez, Ian Nicolas Fröhlich.

Musica di Tim Klauka

Con Fine Fröhlich, Tim Klauka.

Prod.: Transit Theater Berlin

 

GOMA GOM, regia di Angel Alonso.

Costumi di Piti Poch, Montse Cisa. Musica di Ferran Martinez.

Coreografia di Xavi Estrada. Effetti speciali di Enric Massip, Adolfo Vita.

Con Ernest Tarradas, Jordi del Rio, Kike Ferragut.

Prod.: Chapertons Còmic Teatre

 

FELLCHEN E BOMMEL, di e con Alexandra ed Eva Kaufmann.

Collaborazione artistica di Alberto Garcia Sanchez.

Prod.: Kaufmann & Co.

 

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