In.Ter.Nos e quel gusto thriller raro a teatro

RENZO FRANCABANDERA | Dopo il buon riscontro di pubblico con Casca il mondo nella rassegna Hors di MTM, Carolina Reaper, compagnia milanese di recente costituzione, riempie ancora la sala di Teatro Libero per diverse repliche di In.Ter.Nos, altra loro produzione di quest’anno, presentata nel primo dei tre episodi che la compongono nell’edizione 2017 di IT Fest.

La versione completa, andata per l’appunto in scena presso Teatro Libero di Milano a metà ottobre, si affida ad un trittico di episodi (Indagine; Li hai visti?; Pigiama party), nati dalla penna di Livia Castiglioni, promettente drammaturga milanese suggestionata da ambientazioni narrative legate all’atmosfera del misterioso, verrebbe quasi da dire una traduzione per il teatro di quel tipo di sceneggiature che da anni vivono un clamoroso successo sul piccolo schermo con alcune serie tv cult made in USA.

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Ne sono interpreti Silvia Giulia Mendola, Francesco Meola ed Elena Scalet con la regia di Patrizio Luigi Belloli che nel bel disegno luci di Daniel Tummolillo e con le musiche di Gipo Gurrado, porta lo spettatore, a tratti coinvolto nella dimensione sinestesica dell’allestimento, a vivere un sentimento di suspance e attesa, per qualcosa che ovviamente non si comprende, come nella miglior tradizione della letteratura di genere, anche se qui il tentativo è di trasporre il tutto in una contemporaneità che però non ha luogo e tempo determinato.

Nel primo una donna (Silvia Giulia Mendola), che si immagina sotto gli effetti di un’esperienza psicotica di cui non si comprende il contorno, viene affidata alla cura di due altri personaggi, dal fare ambiguo fra cura e carcerazione, in un’atmosfera carica anche di un sentimento via via erotico e di desiderio. Il finale di questo episodio proietta lo spettatore nel secondo in cui una coppia (Francesco Meola ed Elena Scalet) si trova di colpo prigioniera di qualcosa che succede fuori casa loro e che non si riesce a comprendere, uomini, cannibalismo, presenze: è tutto molto indefinito ma la tensione è palpabile e la sala la vive con partecipazione. Il terzo episodio è invece l’incontro fra tre giovani, che finisce però in incubo quando uno di loro sparisce dentro un armadio per non riemergere più. La regia legherà poi questo episodio al primo in una sorta di ideale chiusura del cerchio.

Al di là del pretesto drammaturgico, più o meno lieve, ma comunque ben costruito, la regia riesce a creare un calibro giusto di emozioni per lo spettatore, che sembra quasi trovarsi dentro un intrigante thriller, che segue però le regole del teatro. E da questo punto di vista la sfida sicuramente riesce in modo felice, perché la composizione è equilibrata, ha un buon ritmo e trova nel secondo episodio sicuramente la sua parte più nitida e compiuta.

Possono ovviamente crescere con le repliche gli interpreti, così come la Castiglioni nella costruzione di scatole narrative che al di là della tecnica e dell’argomento sappiano via via ampliare il raggio di indagine agli angoli più fragili e passionali della natura umana, legando la costruzione drammaturgica a vicende che potrebbero avere davvero “applicazioni” interessanti dello stile. E’ uno spettacolo che avvicina senza difficoltà un pubblico ampio ad un tipo di teatro che ha un potenziale crossmediale, che se da un lato fa respirare atmosfere da letteratura americana contemporanea, dall’altro rinnova, attraverso una regia che sta al gioco, la centralità di un linguaggio che vive del momento. E solo chi pratica il teatro sa quanto sia difficile costruire pathos e suspance in scena. Qui il gioco in qualche modo, con pochissimi mezzi e intrigante leggerezza, riesce. Quindi bene.

 

 

In.Ter.Nos

di Livia Castiglioni

regia Patrizio Luigi Belloli

con Silvia Giulia Mendola, Francesco Meola, Elena Scalet

musiche Gipo Gurrado
luci Daniel Tummolillo
foto di scena Michela Piccinini

produzione Carolina Reaper

 

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