Il tuffo de L’inquilino nella grande letteratura del Novecento

Linquilino_Autelli_Ph-Sara-Gentile_U2A3295.jpgRENZO FRANCABANDERA | Parigi di metà secolo scorso. Un impiegatino di quelli tanto ben descritti da Kafka, di nome Trelkowski, è in cerca di appartamento e finisce per trovarne uno abitato fino a pochi giorni prima da una ragazza, Simone Choule, che ha tentato però il suicidio gettandosi dalla finestra. La vicenda si sviluppa da questo momento in avanti attraverso due piani, uno più sociale e di descrizione di un microcosmo asfittico e cattivo, fatto di vicini di casa ossessivi, che rinchiudono inquilino in una solitudine deflagrante; Dall’altro è quello della progressiva pazzia del protagonista che, in un finale complesso, onirico e circolare, si ritroverà anche lui a sua volta nello stesso letto della prima vittima, immaginando di ricevere la visita di se stesso in ospedale, quasi a sovrapporre le vicende e renderle coincidenti in un. loop angosciante.

Tratto dal romanzo Le locataire chimérique di Roland Topor divenuto celebre per la trasposizione cinematografica L’inquilino del terzo piano (The Tenant) del 1976 con la regia di Roman Polański, che ne interpretava anche il protagonista, lo spettacolo mantiene le caratteristiche del thriller psicologico amplificandone però il tema piùletterario, verrebbe da dire dostoeskijano-kafkiano della quotidianità che si fa incubo.

La bella regia di Claudio Autelli, pur suggestionata dall’antefatto filmico, se ne distanzia proprio per dare alla messa in scena un respiro più letterario che porta la vicenda in un luogo astratto, aiutato in questo da opportune scelte di luci e musica, le prime, oscure e da sottosuolo affidate a Giuliano Bottacin, mentre il progetto del suono è opera assai interessante del mai superficiale Fabio Cinicola, che esalta, con un sussurro musicale e uditivo presente ma mai invadente, il paesaggio deserto e spersonalizzato dal fascino vintage creato per la scena da Maria Paola di Francesco, anche lei sempre attenta nell’affiancare la regia in letture di multipla profondità.

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Ne viene fuori un allestimento che, quanto a segni scenici, reca già con se’ una serie di elementi capaci di potente fascinazione, dove a tratti pare di essere in Francia, a tratti nella Mittel Europa letteraria, a tratti in qualche pagina di Dostoevskij, per arrivare ai sobborghi americani e alle loro solitudini immaginarie da quadro di Hopper.

Autelli recupera in parte dal film le simbologie egizie presenti nel film allusive alla tematica della reincarnazione, invece, sembrano doppiofondo psicanalitico dell’identità dei personaggi.

Alla prima milanese presso MTM Manifatture teatrali, notevoli ci sono parse  le interpretazioni di Alice Conti, nei suoi diversi personaggi, complice la sua grande versatilità scenica, e di Giacomo Ferraù, straordinario nella parte del locatario. Michele Di Giacomo, nella la parte del protagonista della vicenda, risultava più forte e integrato nel processo scenico nella prima parte, quella dell’affresco sociale, mentre qualcosa in più può esprimere, a nostro avviso, nella seconda parte, quella della deriva psicotica.

Al netto di qualche possibile aggiustamento nella parte centrale dello spettacolo che è proprio quella di passaggio da un microcosmo asfittico alla soggettività prigioniera, è indubbio si tratti di un lavoro interessante fattura, che mette assieme un gruppo assai talentuoso che arriva ad un prodotto finale non banale, che ha diritto di presenza sul  palcoscenico delle stagioni ufficiali italiane dei grandi teatri, come ci auguriamo accada, e che merita la giusta circuitazione.


L’INQUILINO

TRATTO DAL ROMANZO “L’INQUILINO DEL TERZO PIANO” DI ROLAND TOPOR
traduzione G. Gandini © 2017 Giunti Editore S.p.A. / Bompiani

adattamento e regia Claudio Autelli
con Alice Conti, Giacomo Ferraù, Michele Di Giacomo, Marcello Mocchi
scene Maria Paola Di Fancesco
luci Giuliano Bottacin
suono Fabio Cinicola
assistente alla regia Lorenzo Ponte
organizzazione Monica Giacchetto, Carolina Pedrizzetti
comunicazione e promozione Cristina Pileggi

produzione LAB121
in coproduzione con Fondazione Campania dei Festival
in collaborazione con il Teatro del Cerchio di Parma

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