Essere bugiardo e la solitudine dopo la morte degli amati

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VINCENZO SARDELLI E RENZO FRANCABANDERA | VS: Il dialogo vitale che tessiamo con chi non c’è più. La fatica di avvicinarsi al tema scottante della morte e di metabolizzarlo, proiettandolo in un orizzonte metafisico. È un lavoro delicato “Essere bugiardo” di Carlo Guasconi, regia di Emiliano Masala, con Mariangela Granelli, Carlo Guasconi e Massimiliano Speziani. Il testo ha vinto l’XI edizione del Premio Riccione Pier Vittorio Tondelli. Lo spettacolo, che ha chiuso il mese di ottobre al Teatro Verdi di Milano, si articola in tre quadri.

RF – Si tratta di un testo che ha avuto diversi riconoscimenti e la ragione penso risieda innanzitutto nel pretesto drammaturgico di considerare la morte non come fine, ma come una possibilità di continuare a dialogare con l’esperienza vissuta. Questo fa riecheggiare temi legati alla classicità letteraria, passando dai miti fino a Omero, poi Virgilio e Dante giusto per citare proprio le pietre angolari, che a tratti quasi affiorano in momenti testuali. La lezione più contemporanea e psicologica che questo testo mira a trasmettere, non in una logica di morale ma come dinamica in linea di principio, è che spesso la solitudine in cui la morte lascia chi sopravvive tende a diventare una prigione dei ricordi da cui uscire è impossibile. Questa gabbia in un qualche modo si trova anche sul palcoscenico.

VS – La quarta parete è una mega portafinestra tripartita, chiusa in ogni parte da tapparelle come saracinesche. Il fondale è buio pesto. Campeggia, nella prima sequenza a destra dello spettatore, un uomo accasciato, barba lunga e capelli arruffati, che dialoga con un giovane. Nessuna gioia sui loro volti, solo sconforto: quello di un padre e marito rimasto solo, abbarbicato ai ricordi; quello di un figlio dalla corporeità evanescente, impotente di fronte al dolore di chi lo ha messo al mondo. Si abbassa la tapparella di destra, si alza quella di sinistra. È un flashback. L’uomo di prima adesso è al capezzale della moglie malata. Sono i momenti che introducono l’addio. Affiorano istantanee del passato, gesti, parole, rimbrotti: i dettagli di un amore. C’è la memoria di lontanissime mattine al mare, il sottofondo del verso di corteggiamento delle tortore. Le tapparelle calano come un sipario. Si alzano le note, mai così struggenti, de “Il cielo in una stanza”.

RF – Nella sostanza siamo di fronte agli incontri di un uomo con i due fantasmi delle persone amate, e persino il flash back non si capisce se sia tale del tutto o una rivisitazione ex post, nel ricordo, l’assillo. Ad interpretare i personaggi ci sono lo stesso autore, nella parte del giovane, e un formidabile duo di maturità attorale composto da Massimiliano Speziani e Mariangela Granelli, entrambi davvero, in alcuni momenti del recitato, su livelli sublimi nell’abitare il vuoto che la parola via via scava.

VS – Essere bugiardo è un testo sul dolore che annichilisce e impone, come dicevi, un vuoto abissale. Percorre la solitudine, la complessa elaborazione del lutto. Guasconi affida alla forza del gesto, a una narrazione punteggiata di allusioni e simboli, il compito di rappresentare le proprie impressioni, raggiungendo apici di forte intensità. Masala, senza particolari guizzi e con una regia sostanzialmente monocorde, focalizza l’attenzione su suoni semplici e rarefatti, oppure sui silenzi: parti di un quotidiano che assurgono a riferimenti di una lacerazione. Il tema dello strappo percorre gli ambienti in cui giace il protagonista (Speziani, bravissimo come sempre), che affoga nei ricordi e vi rintraccia un amore che è anche resilienza. La vita continua nelle crepe dell’esistenza. Il cammino d’isolamento si trasforma in una lenta riappropriazione di sé. L’amore è spinta a rientrare nel mondo.

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RF – Al di là della annichilente forza oscura della morte e del vuoto che lascia, concordo anche io sul fatto che probabilmente qualche piccola ulteriore intuizione registica avrebbe potuto dare allo spettacolo una qualità aumentativa rispetto ad un testo già molto buono: una lettura forse dubitativo-filosofica capace di ripensare ulteriormente il contributo assai alto che la squadra di interpreti mette a disposizione.

VS – Lo sguardo umanissimo di questo testo non offre facili consolazioni. Essere bugiardo non si chiude con una risposta, ma con la certezza del dubbio. Al termine del terzo quadro lo spettatore, tra lacrime e sorrisi, porta con sé l’interrogativo se sia bene tornare all’amore e alla vita, oppure rassegnarsi alla sconfitta di chi non può rinunciare al sentimento e al carico di sofferenza che inevitabilmente comporta.

 RF – Ed è un finale in cui persino giungere all’applauso si rivela per un istante faticoso, dovendo lo spettatore uscire dalla dinamica in cui lo spettacolo lo trasporta per arrivare  a ritenere la fruizione un’esperienza chiusa.

 

ESSERE BUGIARDO

di Carlo Guasconi
regia Emiliano Masala

con Mariangela Granelli, Carlo Guasconi, Massimiliano Speziani

scene Giuseppe Stellato
disegno luci Omar Scala
elaborazioni sonore Zeno Gabaglio
assistenti alla regia Marta Cagliani, Enrico Ravano
produzione La Corte Ospitale, Proxima Res, Premio Riccione
Testo vincitore dell’11° Premio Riccione Pier Vittorio Tondelli

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