Uomini e no: la rilettura della Storia affidata ai giovani, guidati da Rifici e Santeramo

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RENZO FRANCABANDERA | Il simbolo del luogo. Un tram milanese di quelli gialli, che vanno su rotaia, tagliato in due. Lungo i binari,  in un intrigante complesso di vagoncini mobili e botole, nascondigli e prigioni sotterranee immaginato dal Paolo Di Benedetto, corrono i percorsi narrativi di questa produzione che il Piccolo Teatro di Milano ha affidato alla regia di Carmelo Rifici per la rilettura in forma scenica, nella brillante e coerente riscrittura che si deve a Michele Santeramo del classico con cui Elio Vittorini riportò i momenti più tragici e finali della Resistenza al nazifascismo nella città di Milano. Uomini e no è stato praticamente scritto in diretta, nel 1944, mentre le cose avvenivano, da un Vittorini che riscriveva in terza persona il suo vissuto e testimoniava la sua vita e quella dei poco più che ventenni che in qui mesi, in una città presidiata dalle forze militari tedesche, si riunirono per creare piccole brigate di resistenza auto-organizzate, in un clima di violenza e terrore senza respiro. Immaginare come in tutto questo si potessero sviluppare amori, relazioni e finanche l’ordinario vissuto, ancora oggi risulta inimmaginabile e il rinovellare di altissima qualità affidato all’ispirata penna di Santeramo, si adopera in una ritessitura per il teatro poetica e drammatica allo stesso tempo.

Carmelo Rifici, regista formatosi alla scuola del Piccolo Teatro, prende questa materia verbale e compie con il Piccolo una scelta di grande coraggio, affidandola a un gruppo di coetanei dei personaggi della vicenda, gli allievi della scuola del Piccolo, per lasciare alla loro gioventù la reinterpretazione di vite e vicende di questa città accadute settant’anni fa.

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La bellezza dello spettacolo, e ancor prima del libro che lo ispira, è la capacità profonda di restituire il clima della grande Storia, riletto in capo a piccole pedine nelle mani dell’isterico capriccio del potere, dell’abiezione della violenza, nel controluce di sogni sognati dentro una cupa cappa di cui non si intravedevano crepe; Aleggia il coraggio e la follia esistenzial-filosofica de pensarsi provvisori, che a noi cittadini europei occidentali per fortuna manca da tempo, proprio perché scampati agli orrori della guerra, ma che in aree che ci sono molto prossime è la normale condizione del vissuto. Fra questi giovani interpreti alcuni indubbi talenti vengono portati ad un’amalgama nel recitato che evita del tutto precoci e a conti fatti inutili primadonnismi, a tutto vantaggio di una lettura intrisa di senso della Storia, di massa umana, di un più grande, e questo è anche il valore che ha già di suo la riscrittura drammaturgica.

I giovani della scuola del Piccolo fanno respirare in maniera autentica e generosa il passo degli eventi, muovendo e abitando dall’interno una macchina scenica complessa, inondata di una rarefatta emozione cupa, di cui sono fulcro, oltre alle scene di cui si è già detto, le bellissime luci disegnate da Claudio De Pace che, nella mescolanza di fari bianchi, blu e arancioni, recupera di volta in volta la poesia del notturno cittadino e l’angoscia della cella di reclusione nei quartier generali nazisti, in un percorso che fa rivivere concretamente la città, le sue vie, nominandole: la mente corre a luoghi specifici in tempi definiti del quotidiano. Precisi, quasi cinematografici, i costumi ispirati all’epoca di Margherita Baldoni. Un’atmosfera quasi filmica ma che sa stare nel teatrale senza valicare il confine dell’ammiccamento di medium: è l’operazione a cui pare guardare la regia.

it_rifici-uominieno-400_original.jpgLa compattezza di questa intenzione è la cifra più rilevante della firma di Rifici che, pur confrontandosi con un’attoralità che profuma ancora di ovvia acerbità indorata di energia e volontà, porta la squadra ad un esito di altissima qualità: siamo di fronte ad uno dei risultati più nitidi ed eleganti del regista, direttore artistico nella Svizzera Italiana da alcuni anni. Grazie alla spinta della riscrittura di Santeramo, Uomini e no arriva ad una potenza di narrazione che sta travolgendo il pubblico milanese, che ha già quasi esaurito tutta la capienza possibile del Teatro Studio Melato dove lo spettacolo è in replica. Aveste modo di recuperare un biglietto assicuratevi questa straordinaria visione, senza dubbio un must see di questa stagione teatrale.

 

Uomini e no

di Michele Santeramo
tratto dal romanzo “Uomini e no” di Elio Vittorini
regia Carmelo Rifici
scene Paolo Di Benedetto
luci Claudio De Pace
costumi Margherita Baldoni
musiche Zeno Gabaglio
Con: Salvo Drago, Marta Malvestiti, Elena Rivoltini, Benedetto Patruno, Matteo Principi, Livia Rossi, Giuseppe Aceto, Sacha Trapletti, Yasmin Karam, Alessandro Bandini, Martina Sammarco, Francesco Santagada, Alfonso De Vreese, Marco Risiglione, Caterina Filograno, Annapaola Trevenzuoli, Leda Kreider
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

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