“Educazione sentimentale”, la vita di plastica secondo Kronoteatro

Educazione sentimentale @ Gabriele Lupo

MATTEO BRIGHENTI | Stesso giardino, stesso mare. Anche quest’anno, come ogni estate e forse per sempre, tre vicini si ritrovano schierati fianco a fianco nelle loro villette delle vacanze. Non hanno nome e neppure la località marittima ce l’ha.
Sappiamo soltanto ciò che vediamo: tre uomini per tre età diverse, adolescenza, giovinezza, maturità. Dentro tre rettangoli, in fondo un bagno, con lavandino, water, carta igienica, davanti uno spazio verde, con tavolino, poltrona sdraio e fenicotteri giocattolo rosa. I ‘muri di cinta’ sono quattro file di tre lampade basse e tonde.
L’Educazione sentimentale della compagnia Kronoteatro è data dai fatti, dall’esteriorità di movimenti e interazioni. È una miniatura, non una rappresentazione: queste piccole, solitarie e in fondo squallide esistenze non vanno oltre la plastica della loro ‘casa delle bambole’.

Lo spettacolo, scritto da Fiammetta Carena e diretto da Maurizio Sguotti, fa parte con il precedente Cannibali del Dittico della resa. In scena, lo stesso Sguotti è l’adulto, grossolano e razzista, Tommaso Bianco è il giovane, apatico e introverso, Lorenzo Romano è l’adolescente, timido e inquieto. Tre oggetti li contraddistinguono: rispettivamente, un cagnolino meccanico, un bersaglio per le freccette, un coccodrillo materassino. Li portano con sé quando si scambiano l’un l’altro di abitazione. Dove vivono, infatti, non cambia chi sono. La responsabilità delle loro azioni non è dell’ambiente, la famiglia o la società, quanto propria, individuale, del singolo.

I vacanzeri acquistano una presenza evocativa di qualcosa (stato d’animo, idea, pensiero) che va oltre i loro limiti e confini, quando vengono sorpresi da esplosioni in lontananza e quando incontrano la giovane Viola Lo Gioco.
Gli scoppi sono la minaccia senza volto che li scopre vulnerabili e indifesi. Uguali. L’azione si ferma e restano immobili a guardare fuori scena. Le spiegazioni sono le più disparate: la festa del patrono, una caldaia, un tuono. La verità è quella che Lucio Dalla canta in Ciao: “Non l’hai capito ancora che / siamo stati sempre in guerra / anche il 15 a Viserba”. Lo scontro è alle porte e noi stiamo a bagno Maria con la nostra incoscienza. Nell’indolenza e mollezza di una vacanza perenne dalla colpa, con le zanzare come unico problema.
L’altra faccia del pericolo è il desiderio, che si presenta nei giardini di Educazione sentimentale con Lo Gioco a passo di musica latino-americana. Una scopa, uno straccio, un detersivo spray in mano: è la ragazza delle pulizie di tutti i villeggianti. Più fanciulla che ninfa, più tenera che provocante, cerca un contatto con i tre, un rapporto di dolcezza e allegria. La sua lingua è il ballo, le sue parole il reggaeton martellante con i suoi contenuti espliciti.

Foto di Gabriele Lupo

Le parlono e continuano a farlo anche durante i loro monologhi. Si confidano. Assaporano i frutti della terra, una mela, un pomodoro, una carota, una zucchina. Intravedono quanto genuini potrebbero diventare attraverso di lei. È una normalità che nel loro mondo di eccessi e soprusi dura lo stesso tempo delle esplosioni: un niente. Sogni e speranze scadono presto in approcci squallidi e appiccicosi.

Tale intuizione di forma non trova però sostanza nell’analisi psicologica ed emotiva di personaggi e situazioni. Educazione sentimentale pare abitato da ‘maschere’ che espongono il teatro, ma non lo fanno, perché non recitano né, di conseguenza, vivono sulla scena in quel preciso momento. La composizione si riduce quindi a una successione di quadri ‘fisici’, come già avevamo visto in Cannibali.

Fuori dai Terreni Creativi del loro festival estivo nelle serre liguri di Albenga, la ricerca artistica dei Kronoteatro sembra quella di prendere dalla realtà comune atteggiamenti, pre-giudizi e pre-concetti, come l’intolleranza, e trasportarli sul palcoscenico per stigmatizzarli. Il passe-partout sarebbe il kitsch, il grottesco, su cui Giulio Sonno si sofferma ampiamente su Paper Street.
Eppure, non bastano comportamenti alla Barbie Girl degli Aqua o ambienti da modernariato, tra l’optical e lo shocking. La descrizione di una quotidianità svuotata necessita che umanità e significato perduti gettino ancora una qualche luce o ombra, ad esempio nei toni, negli sguardi, nelle intenzioni delle battute, se non proprio nel testo.
I muri sono fatti di mattoni, la vernice li riveste, ma non li sostiene. Qui il kitsch e il grottesco appaiono così, fine a se stessi: una mano di colore per nascondere mancanze e incertezze sotto il manto protettivo dell’eccesso stilistico.

Quando la giovane decide di lasciarli e andarsene pure lei in vacanza, gli uomini le chiedono un ultimo ballo, naturalmente in spagnolo. Se la passano di mano in mano, su letti improvvisati con le sdraio ripiegate fanno quello che possono, finché lei non finisce in piedi fra tutti e tre, sbattuta come una pallina da flipper.
Siamo alla fine dei quadri per l’esposizione di Educazione sentimentale. Non rimane che consumare il delitto della fiducia, gentilezza e innocenza. Uno spiedino di istanti tanto misurati e freddi da risultare di poco conto. L’apatia di questa villeggiattura non viene scalfita nemmeno dalla violenza.


EDUCAZIONE SENTIMENTALE
di Fiammetta Carena
regia Maurizio Sguotti
in scena Tommaso Bianco, Viola Lo Gioco, Lorenzo Romano, Maurizio Sguotti
scene e costumi Francesca Marsella
disegno luci Amerigo Anfossi
responsabile tecnico Alex Nesti
si ringrazia Nicoletta Bernardini
produzione Kronoteatro
Visto venerdì 10 novembre 2017, Teatro Cantiere Florida, Firenze.

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