Mozart chi? Quel nanetto petulante che suonava come un Dio

ANTONELLA D’ARCO | “Suonava come un Dio, ma non era un Dio!”. Racchiusa in questa frase è tutta l’ammirazione del Maestro Salieri, nei confronti del suo giovane rivale; un’ammirazione che il musicista non nasconde, così come non dissimula, dal suo volto, il turbamento per la morte del genio Mozart che lui usava etichettare con l’espressione “nanetto petulante”. Una fine tragica, la cui volontà ed esecuzione è da anni attribuita proprio ad Antonio Salieri, pedina nel gioco della Storia, quella grande truffa come qui è definita, che ha contribuito a creare il mito-Mozart.

Mozart

Foto di Tommaso Le Pera

Lo spettacolo Mozart chi? Le verità del Maestro Salieri, diretto ed interpretato da Ennio Coltorti che, dopo Shakespeare in love (with Marlowe), torna in scena al Piccolo Bellini di Napoli fino al 19 novembre, si avvale, anche stavolta, come per il lavoro precedente, della penna di Vittorio Cielo. L’autore è da anni immerso nella ricerca, per chiarire, con senso critico, le verità mal celate sul conto dell’artista salisburghese. L’analisi, che parte da I quaderni di conversazione di Ludwig van Beethoven, codificata in pièce teatrale, assume il punto di vista dell’antagonista, per l’appunto il Maestro Salieri. Costretto a vestire i panni del cattivo da Puskin in poi, passando per l’Amadeus di Peter Shaffer e la riproposizione cinematografica, firmata Milos Forman, l’uomo molto si lamenta degli artisti che, nei secoli, hanno affrontato l’argomento. Essi hanno infatti tratteggiato la sua figura unicamente come un poco talentuoso musicista, pregno d’invidia nei confronti dell’eccentrico e geniale Mozart, al punto tale da arrivare ad ucciderlo somministrandogli del veleno. Salieri entra ed esce dal suo e dal nostro tempo grazie al semplice ed efficace disegno luci creato dalla regia; al suo abitare lo spazio, delineando un aldilà, non solo scenico, che invade il proscenio e talvolta la platea; e alla musica, suonata sul palco da Monica Berni al flauto traverso e Antonio Di Pofi al pianoforte. Le note accompagnano ed enfatizzano la narrazione, avvolte dal candore dei costumi e della scena che veste i musicisti, nel tentativo di rendere quest’ultimi una presenza discreta e necessaria come la musica che suonano. Vestito di tutto punto, invece, come un vero cortigiano imperiale, il compositore italiano imbastisce una pungente, acuta e mordace arringa a sua discolpa. Salieri si mostra per l’arrogante, odioso e presuntuoso uomo qual era e nel condannare le debolezze e i peccati di Mozart, fa menzione anche dei suoi. La scrittura di Cielo, fitta ed elegante, ci porta a conoscere meglio un uomo ed un artista, la cui figura, comunemente, si percepisce dallo sbiadito riflesso deviato dalla vicenda mozartiana. Nella drammaturgia messa in piedi, il Maestro di Beethoven e Schubert pone molti interrogativi, ai quali lo studio di qualche appassionato e di qualche ricercatore comincia a dare delle risposte. Ma il quesito più interessante che l’autore e quindi il personaggio, vivo nella cinesica dell’attore, pongono allo spettatore riguarda la costruzione-decostruzione del mito, del mito dell’artista, oggi, come allora. Il non detto su Mozart svela la sua natura mistificatoria, tanto nel falsificare la sua età quanto nella decisione di cambiare nome, per trovarne uno più accattivante; e la natura truffaldina della moglie Costanza, che alla morte del marito, fece completare il Requiem dagli allievi del consorte e vendette le copie come autografe. Elementi questi, non molto lontani dalle strategie pubblicitarie, di marketing e di comunicazione a cui siamo abituati quotidianamente e che altrettanto quotidianamente fanno nascere e morire presunti artisti.

La modernità e l’esigenza di mettere in scena Mozart chi? è proprio nella riflessione, trasversalmente indotta, intorno alla definizione di arte e di artista nella contemporaneità. Seppur modulata su un registro classico, la prova da attore e da regista di Coltorti non è cristallizzata nel suo monologare da fine dicitore ripiegato su stesso, ma tende a scardinare la diffusa sentenza del tribunale del tempo, secondo il quale : “il falso è più intenso del vero”.

Mozart chi? Le verità del Maestro Salieri

di Vittorio Cielo
con Ennio Coltorti, Monica Berni (flauto), M° Antonio Di Pofi (pianoforte)
costumi Rita Forzano
scene Zeno Craig
regia Ennio Coltorti
produzione TTR – Il Teatro di Tato Russo

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