“Anatomia” di Simona Bertozzi: per una pedagogia del corpo e dello sguardo

TANIABEDOGNI|

A N A T O M I A

Auricola (padiglione auricolare)

Nucleo ambiguo (nucleo dorsale del nervo vago, origine dell’innervazione faringo-laringea)

Assone (prolungamento del corpo cellulare del neurone)

Tendini (organo di tessuto connettivo tramite il quale il muscolo si inserisce sul segmento osseo)

Ora serrata (linea circolare dell’occhio costituita da giunzioni serrate tra la retina e il corpo ciliato)

Mirabile (che è causa di meraviglia, di stupore, perché grande, straordinario)

Ipoderma (porzione profonda della cute, tessuto connettivo di tipo adiposo)

Anatomia (scienza biologica che studia la forma e la struttura degli esseri viventi)

Con queste parole pronunciate dalla voce fuori campo di Mirella Mastronardi ha inizio lo spettacolo che ha debuttato nel 2016. La visione teorico compositiva di Enrico Pitozzi prevede sette brani per altrettante sezioni anatomiche il cui significato (in corsivo il testo da me introdotto) non sempre è di quotidiano accesso.

Anatomia, Compagnia Simona Bertozzi-Nexus - foto Dario Bonazza (3)

Fotografia di repertorio -Dario Bonazza

Due corpi in scena nella penombra dello spazio industriale di Fonderia39 a Reggio Emilia. Entrambi inginocchiati di lato a due parallelepipedi a supporto della strumentazione elettronica: lei Simona Bertozzi, coreografa e danzatrice, lui Francesco Giomi compositore e musicista, accomunati dalla reciproca collaborazione con Virgilio Sieni.

Lei sarà corpo biologico, lui corpo sonoro. Questo l’intento di Anatomia che nelle parole di Pitozzi nasce proprio dal loro incontro: “è il diagramma delle loro linee di forza, traiettorie e dislocazioni, fenditure nello spazio in cui si dispiega il tempo”. Si assiste infatti a un’indagine rigorosa, algida, connotata da una cifra chirurgica che disseziona le scie di movimento, privandole di ogni riferimento emotivo. È uno spettacolo che non coinvolge affettivamente, ma incuriosisce percettivamente per la sua implacabile attenzione al dettaglio.

Mentre il suono vibra e si tende per rompersi e ricomporsi, il corpo nello spazio spoglio cattura lo sguardo per la sua imprevedibilità. Il volto è incredibilmente neutro, non c’è contatto con il pubblico, è assorto nella percezione interiore. Il corpo è lasciato esposto alla verità delle sue possibilità e dei suoi limiti morfologici senza essere sostenuto da valenza espressiva, o meglio, affettiva. La grammatica coreografica è però sorprendente: mai l’origine di un movimento conduce quel segmento anatomico dove il suo peso e la sua forma lo attendono. Le leggi gravitazionali sono disattese da sussulti, guizzi, sospensioni fuori asse, indicatori di una padronanza tecnica infallibile. La simmetria della figura è solamente un passaggio di stato per approdare a disarticolati chiasmi tra parte destra e sinistra, braccia e gambe, testa e coccige.

Quanto si osserva nel primo quadro Auricola non è mero esempio di interpretazione individuale, ma esito di metodo e ricerca rigorosa, quindi replicabile: lo conferma l’esatto ri-attraversamento della stessa modalità di dialogo tra corpo, suono e spazio da parte delle altre due interpreti. La prima, Stefania Tansini, entra in scena in Nucleo Ambiguo, una variazione rispetto agli spettacoli dello scorso anno che vedevano solamente la giovanissima Matilde Stefanini presente, come “doppio” della Bertozzi, da Ora serrata in poi. Ed è in questa scena che la differente maturità dei corpi, biografica e performativa, amplifica il gesto comune del compiuto passo a tre stratificandolo nelle tre età che coincidono a tre altezze, oltre che a tre ampiezze. Lo spazio è abitato da un suono che trova tre risonanze, e altrettante tracce di movimento: dalla più piccola della Stefanini alla più grande della Bertozzi.

Anche gli abiti identici, maglia nera e pantaloni marroni, contribuiscono alla percezione di traiettorie coreografiche che il corpo è chiamato a sondare andando oltre il singolo e la sua individualità storica.

La composizione musicale è in assonanza con la qualità coreografiche descritte finora, senza rinunciare ad un effetto complessivo di allestimento di “paesaggi sonori” (F.G) più fluidi e altri più pulsanti, fino all’assolo in Mirabile accompagnato da luci dai toni freddi di Antonio Rinaldi che disegnano sullo sfondo linee mobili che si intersecano.

Luci che nel quadro successivo e conclusivo, Ipoderma, diventano lampeggianti, esasperando la deframmentazione della sola Bertozzi: immagine scomposta in particelle ritmico-luminose.

(da sx) Francesco Giomi, Simona Bertozzi, Enrico Pitozzi - foto Nexus (5)

Fotografia Nexus

Anatomia offre quindi un alfabeto di possibilità. Ogni direzione è una scelta, anche quando contrapposta alle leggi naturali che vincolano la materia e che attendono il consueto. Se ogni scelta è per definizione occasione di autodeterminazione, qui allora risiede il potenziale pedagogico di questa indagine minuziosa, sia per chi può intraprendere tale ricerca danzando, sia per chi ne è sollecitato osservando.

A riprova della sua attenzione all’educazione di uno sguardo consapevole, da diversi anni l’autrice ha intessuto un profondo legame con gli studenti dei Licei e degli Istituti Tecnici di questa città. Anche in questa occasione a loro sono stati infatti dedicati due incontri teorico-pratici presso gli spazi della Fonderia39, a cura di Giomi, Bertozzi e Pitozzi (insieme nella foto) ed i ragazzi hanno risposto assistendo anche agli spettacoli serali, a testimonianza di una sensibilità in essere che va oltre l’orario scolastico.

ANATOMIA
Coreografia Simona Bertozzi
Interpreti Simona Bertozzi, Matilde Stefanini, Stefania Tansini
Musiche e live electronics Francesco Giomi
Voce Mirella Mastronardi
Visione teorico-compositiva Enrico Pitozzi
Progetto luci e set spazio Antonio Rinaldi
Produzione Compagnia Simona Bertozzi / Nexus 2016
In collaborazione con Tempo Reale
Con il contributo di Mibact e Regione Emilia Romagna
Residenze creative Teatro Rasi Ravenna
Con il sostegno di H(ABITA)T – Rete di Spazi per la Danza/Mousiké Bologna
Duarata 60’
Visto la sera del 28 novembre all’interno della rassegna Fall in Dance del Centro di Produzione della Danza Fonderia39, Reggio Emilia



Categorie:Danza, Novità, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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