L’ Immacolata Concezione di Vuccirìa Teatro

ANTONELLA D’ARCO | Novella Ifigenia, Concetta, giovane ingenua e figlia obbediente, nella Sicilia degli anni ’40, alla vigilia della guerra, viene immolata al sacrificio. Non è un Dio potente e lontano che chiede la sua vita, né un Dio potente e forse più vicino le dona la grazia, come con Isacco, è un uomo a condurla al patibolo, è un uomo che vuole salvarsi, il padre, che la “scangia” con una bianca capra gravida, andato in malora il suo gregge. Concetta, bestia da barattare, campanaccio al collo, è portata nel bordello di Donn’ Anna, la maitresse più in vista del piccolo paese di carusi, destinata a diventare l’attrattiva più ambita di quel commercio della carne.

Da quest’ idea di Federica Carruba Toscano (in scena Concetta) si sviluppa la drammaturgia di Joele Anastasi (che interpreta il padre della ragazza e Donn’ Anna), il quale firma anche la regia di Immacolata Concezione, ultima creazione di Vuccirìa Teatro e vincitore della quinta edizione de I Teatri del Sacro, in scena sul palco del Piccolo Bellini, fino a  domenica 17 dicembre.

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Foto di Dalila Romeo

“Crediamo in un teatro che nasca dall’ esigenza di raccontare qualcosa di preciso”, evitando “ciò che è trascurabile, ciò di cui si può fare a meno, ciò che non muove gli spettatori, che li intrattiene senza cambiarli, senza farli tremare nel profondo”. E il tremare del pubblico si è tradotto nei molti applausi che hanno accompagnato l’uscita degli attori. Partendo dalla narrazione particolare di una precisa vicenda e al di là di essa, la capacità autoriale di Anastasi, a cui si coniuga la potente visione registica allusiva e attenta al ruolo dell’attore, fa di Immacolata Concezione un archetipo, l’ archetipo di una storia di amore.

Come su una giostra – l’impalcatura scenica costruita da Giulio Villaggio – Concetta è ammirata e desiderata da tutto il paese; a lei si rivolgono le preghiere che vogliono soltanto esser ascoltate e comprese. E lei, senza fare domande, col suo rassicurante e bonario sorriso da “babba”, cerca di soddisfare le invocazioni di coloro che bussano alla sua porta. La profonda e quasi inconsapevole umanità di Concetta la rende immagine sacra, simulacro da adorare, feticcio sì, di sensuale nudità, ma anche di tenerezza feconda, quella di una madre che accoglie tutti gli uomini che salgono e scendono dalla giostra.

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Foto di Dalila Romeo

La sacralità di Concetta e il suo essere immacolata risiedono nelle sue azioni, mosse dalla purezza che abita il suo cuore. Peccatori in cerca di redenzione sono, invece, Don Saro (Enrico Sortino), l’arrogante signorotto che va a farle visita, simbolo di uno dei poteri che governa la città insieme alla religione, professata dal padrino, Don Gioacchino (Ivano Picciallo). Perfino Donn’ Anna, il secondo padrone a cui deve sottomettersi la giovane, dopo la brutale volontà del padre, trova conforto e coraggio nella ragazza, trasgredendo ad una delle regole, forse la più importante, che comanda il suo bordello e la vita delle signorine lì impiegate. E poi c’è Turi (Alessandro Lui), emblema di una moderna paternità, quando la sua amata Concetta, completamente annientata e trasfigurata, da persona a sentimento assoluto d’amore, attraverso l’atto creativo per eccellenza, mettere al mondo un bambino, muore, nobilitando la sua condizione di “capra da scannare” a quella di “capra che fa figli”.

Violenza con amore, peccato con perdono, vita con morte, con queste valute Immacolata Concezione ripaga i suoi aguzzini. Come Colapesce che, secondo la leggenda, regge con la schiena il peso della Sicilia per non farla sprofondare nel mare, così Concetta prende su di sé il peso delle pene di questi nuovi ignudi che, adesso loro col campanaccio appeso al collo, vanno a formare il gregge degli uomini in viaggio su quel mare, un mare di morti, il gregge degli uomini in guerra.

IMMACOLATA CONCEZIONE

drammaturgia e regia Joele Anastasi

da un’idea di Federica Carruba Toscano

con Federica Carruba Toscano; Alessandro Lui; Enrico Sortino; Joele Anastasi; Ivano Picciallo

scene e costumi Giulio Villaggio

produzione Progetto Goldstein in co-produzione con Vuccirìa Teatro



Categorie:Novità, Recensioni, Satura, Teatro

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