I ragazzi del massacro: Linguaggicreativi torna ad indagare sulla Milano che fu

Maasacro_def-1024x576.jpgRENZO FRANCABANDERA | Già l’anno scorso Linguaggicreativi e Paolo Trotti erano stati ospiti al Franco Parenti di Milano per una loro produzione La nebbiosa, ispirata all’omonima opera pasoliniana che raccontava della Milano di periferia degli anni del boom, quando la città cresceva in ricchezza fra contraddizioni sociali e sviluppo urbanistico disordinato. Energica e positiva la prova di Stefano Annoni e Diego Paul Galtieri, interpreti di quel lavoro.
Le coordinate spazio-tempo restano le stesse anche per la nuova regia di Trotti, così come la compagine attorale cui si aggiunge, per I ragazzi del massacro, Federica Gelosa.
Anche l’ispirazione letteraria resta, passando da Pasolini (sceneggiatura del 59) a Giorgio Scerbanenco (omonimo romanzo giallo del 69), e in fondo anche il codice registico prescelto ha diverse similitudini. Una scena costruita con pochi oggetti, una scenografia mobile fatta con alcuni interessanti manufatti, luci mobili in scena e qualche puntatore a squarciare la notte e gli interni in cui sono ambientate le vicende.
Tutto odora di fotoromanzo, di film giallo di quarant’anni fa (c’è stata una trasposizione cinematografica delle vicende dell’investigatore Duca Lamberti, figlio di un poliziotto, laureato in medicina, che dopo una serie di vicende personali e giudiziarie seguite alla sua pratica dell’eutanasia, decide di accettare la proposta di Càrrua e di diventare poliziotto presso la Questura di Milano).
26b0d8e7a15515b821c2c3ad8a6e4b56--style-noir-diabolik.jpgDopo gli anni dei Supereroi il decennio degli anni Sessanta conobbe un grande successo per personaggi letterari controversi, come il famoso protagonista della serie fumettistica Diabolik. Le divisioni manichee fra bene e male lasciavano lo spazio ai dubbi, alle fratture, che la letteratura con i suoi personaggi contraddittori seppe interpretare meglio della politica, rimasta legata ad un fideismo da guerra fredda che si risolse solo vent’anni dopo con la fine della stagione delle stragi e del terrorismo, e con il crollo dell’impero sovietico.

Ma la società magmatica e violenta raccontava le sue contraddizioni e Pasolini ne La nebbiosa come Scerbanenco ne I ragazzi del massacro, di fatto guardano alla stessa periferia, alla stessa città che inglobava senza accogliere (un po’ come sta succedendo adesso con l’immigrazione extranazionale). Quello di Scerbanenco è a suo modo un’eroe romantico, che ha dei valori che la Storia schiaccerà, perché quelli erano anni in cui gli ingranaggi della macchina pubblica dovevano girare tutti nella stessa direzione. Lontani ancora i tempi di quei borghesi solitari che avrebbero vinto le loro battaglie. Dovremo aspettare le coraggiose avvocatesse americane che metteranno sotto scacco le multinazionali. Ma saremo già nel nuovo secolo…

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Qui invece siamo proprio nel film anni Sessanta-Settanta che ci si immagina, e in scena di fatto vediamo un universo vintage fra fumettistico e cinematografico. Il lavoro su scenografia e costumi di Francesca Biffi è notevole: ci porta dentro il finto manifesto  che non a caso è scelto come immagine per la réclame dello spettacolo. Insomma, Trotti non lascia l’atmosfera che aveva funzionato con La nebbiosa, anzi la definisce con più cura e in generale l’operazione riesce, anche grazie alla nuova interprete femminile e alla versatilità di Annoni che, come la Gelosa, interpreta diversi personaggi. Galtieri invece oltre che recitare esegue anche questa volta le musiche dal vivo.

a7b7bee5ad.jpgLo spettacolo, si diceva, funziona anche se soffre, a differenza de La nebbiosa, di un peccato originale, ovvero del fatto che, trattandosi dell’adattamento di un romanzo e non di una scrittura nata per la scena, la parte più introspettivo-psicologica, la seconda, invece che mantenere il ritmo della prima, diventa più densa, rallentando l’attenzione dello spettatore.
D’altro canto, la regia ovviamente non aveva interesse nel thriller di per se stesso ma piuttosto a questo secondo sguardo storico sullo “stesso angolo di strada” della metropoli di cinquant’anni fa, letto in altro modo rispetto a quello di Pasolini.

Magari sono le strade e gli angoli in cui il regista ha vissuto la sua infanzia. A teatro si cerca sempre di tornare bambini e Trotti si diverte moltissimo in questo gioco a far sentire nell’aria il profumo del Floyd spruzzato con la pompetta arancione dal barbiere meridionale del quartieraccio della Milano del Sessantotto&dintorni, mentre apriamo un fotoromanzo e vediamo le scene del suo spettacolo…
Le interpretazioni sono ben guidate e coerenti, gli attori meritano e sono nel codice registico prescelto, le intuizioni funzionano, forse qualche aggiustamento all’adattamento drammaturgico nella seconda parte potrebbe conferire ulteriore rotondità alla riuscita dell’operazione.

I RAGAZZI DEL MASSACRO

Da Giorgio Scerbanenco, pubblicato da Garzanti
di Paolo Trotti
Con Stefano Annoni, Diego Paul Galtieri, Federica Gelosa
Assistente alla regia Veronica Scarioni
Realizzazione scene e costumi Francesca Biffi
Assistente scenografa Paola Tognella
Direzione di produzione per Linguaggicreativi Simona Migliori
Ufficio Stampa Ippolita Aprile
Promozione Simona Calamita
Distribuzione Maurizio D’Egidio
Progetto Grafico Barbara Ansaldi

Info paneacqua culture

Comments

  1. Rina iacobellis says:

    …interessante vedere a teatro come viene risolto e mostrato l’effetto vintage tra gli attori ,certo i costumi aiutano molto ma a quanto pare c’e’ anche un effetto grafico….sarà QUESTA l’avanguardia di questo tipo di teatro..Il gioco e il divertimento sono importanti per chi fa palcoscenico la conseguenza e’il divertimento del pubblico.

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