Tango glaciale reloaded (2018): oggi, come allora, un viaggio nel tempo e intorno alla Terra

ANTONELLA D’ARCO | Gennaio 1982, Teatro Nuovo di Napoli, prima di Tango glaciale. La regia è di Mario Martone, sul palco Andrea Renzi, Tomas Arana e Licia Maglietta. Gennaio 2018, dal 16 al 28, Piccolo Bellini di Napoli, Tango glaciale reloaded (2018); anteprima nazionale dello spettacolo di Martone, in scena al suo debutto ufficiale il 1 luglio al Ravenna Festival, nel riallestimento a cura di Raffaele Di Florio e Anna Redi. Sul palco non ci sono più gli esponenti di Falso Movimento, ma i giovani Jozef Gjura, Giulia Odetto e Filippo Porro, chiamati a far vivere, per chi assiste allo spettacolo per la prima volta, e a far rivivere, per chi trentasei anni fa era nella platea del Teatro Nuovo, l’operazione di restauro filologico che si è deciso di mettere in scena.

Consapevole che il clima culturale e il contesto storico sono ben diversi, le motivazioni che hanno spinto il regista ad acconsentire a una fedele ripresa del suo fortunato spettacolo che negli anni ’80 fu in tournèe in Europa e oltre Oceano, dopo esser stato acclamato alla Biennale di Venezia, si evincono dalle sue parole: «Tutto è diverso, sono diversi i corpi, il rapporto col genere, le mitologie di riferimento, è interessante vedere quel che accade a questi attori scaraventati, diversamente da me, da noi di Falso Movimento e dagli spettatori di allora, ma pur sempre scaraventati anch’essi, nella macchina del tempo che è questo Tango glaciale reloaded. Noi veniamo scaraventati nel passato, stranamente loro nel futuro».

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Foto di Mario Spada

E noi spettatori veniamo scaraventati in un tempo altro, che è scandito dall’ alternanza e dalla compresenza del futuro, del passato e del presente. La volontà di rottura col linguaggio, che manifesta lo spettacolo utilizzando poco e a tratti la parola, e la commistione di codici che derivano dal mondo dei mass media, dall’ arte e dal fumetto è percepita, ma paga lo scotto del tempo che è trascorso inesorabile, per cui questa esigenza, oggi, non è sentita, come invece doveva essere allora, quale novità assoluta. L’operazione reloaded ha, però, il suo senso che non si esaurisce in un nostalgico revival mosso da una vanità autoreferenziale, ma dalla necessità di esser riletto con la sensibilità contemporanea.

L’attraversamento dei vari ambienti, che si aprono e si chiudono come il mantice di una fisarmonica dall’ esterno all’ interno, mostra la vita di tre esistenze, una donna e due uomini. In strada, in salotto, in bagno, in piscina, in cucina, sui tetti, dove un inseguimento li porta così in alto fino a toccare le stelle e a proiettarli in un sogno. A determinare l’atmosfera di ogni spazio è un idioma diverso, l’italiano, il greco, il tedesco, l’americano, il francese, che rendono Tango glaciale, oltre che un viaggio nel tempo, un fantascientifico viaggio intorno alla Terra.

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Foto di Mario Spada

La relazione che intercorre fra i tre si esprime attraverso il corpo che si muove preciso sui suoni. Il suo movimento è una lotta, lotta dell’uomo contro l’uomo, lotta della donna contro l’aspirapolvere, oggetto della modernità, lotta tra gli uomini, trasfigurati in animali, lotta tra l’urbanizzazione e la natura. È un tango, sì, la musica che lo fa muovere, ma non è una danza, è potenzialità del combattere, spirito di affermazione. Spirito di affermazione dell’immagine, in conflitto tra la bidimensionalità delle proiezioni che disegnano le scene e la terza dimensione espressa proprio dal corpo che, innanzitutto, vince sulla parola. Ma, alla fine, esso è sopraffatto dalla casa in cui è rinchiuso e si dimena. Quest’ ultimo frammento scenico, sicuramente avrà avuto uno spessore di significato ben più particolare nella contingenza di una Napoli devastata dal terremoto, quale doveva presentarsi la città nel 1982; ora, si fa visione universale dell’impotenza dell’uomo, della sua piccolezza nell’ immensità di quello che sembra essere un gran canyon, sfondo al quartiere residenziale, esplorato con una ripresa a volo d’uccello che ci conduce fuori da quelle quattro pareti domestiche.

Tango glaciale reloaded (2018)

 

progetto, scene e regia Mario Martone

riallestimento a cura di Raffaele Di Florio e Anna Redi

elaborazioni videografiche Alessandro Papa

con  Jozef Gjura, Giulia Odetto, Filippo Porro

interventi pittorici / design Lino Fiorito

ambientazioni grafiche  / cartoons Daniele Bigliardo

parti cinematografiche / aiuto – regia  Angelo Curti, Pasquale Mari

elaborazione della colonna sonora Daghi Rondanini

costumi Ernesto Esposito

produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto

riallestimento nell’ambito del Progetto RIC.CI Reconstruction Italian Contemporary Choreography Anni Ottanta/Novanta (Ideazione e direzione artistica Marinella Guatterini)

in coproduzione con Fondazione Ravenna Manifestazioni

con il sostegno di Torinodanza festival | Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

in collaborazione con Amat – Associazione Marchigiana Attività Teatrali / Fondazione Fabbrica Europa per le arti contemporanee/ Fondazione Teatro Comunale di Ferrara /Teatro Pubblico Pugliese – Consorzio Regionale per le Arti e la Cultura / Fondazione Toscana Spettacolo onlus/ Fondazione Milano – Civica Scuola di Teatro “Paolo Grassi”

Anteprima nazionale



Categorie:Novità, Recensioni, Satura, Teatro

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