La religione del teatro: Nel lago dei leoni e l’attività del Marcidofilm!

LAURA BEVIONE | L’estasi religiosa come rappresentazione – tutt’altro che sacra – di monologhi dialoganti e concretissime visioni. La teatralità insita nelle fredde trascrizioni delle estasi attraversate da Maria Maddalena de’ Pazzi – rampolla di nobile famiglia fiorentina, entrata in convento nel 1582, ad appena sedici anni – viene estratta ed esaltata da Marco Isidori, autore e regista di uno spettacolo per attrice protagonista – la mirabilante Maria Luisa Abate – e due spalle, incaricate di dare voce alle compagne di clausura di Maddalena.

Nel lago dei leoni – il titolo si rifà a un’espressione coniata dalla stessa protagonista per descrivere la feroce solitudine vissuta in quei frangenti in cui il divino pareva averla abbandonata – regala teatrale tridimensionalità alle parole della monaca visionaria; frasi sovente apparentemente sconnesse, ognora oscillanti fra alto e basso, latino e volgare.

Monologhi pluritonali, in cui convivono l’amore per il divino – affermato anche con il carnale trasporto della passione – e le tentazioni del demoniaco, la speculazione teologica e la quotidiana banalità del bene – e del male.

Una doppiezza, un’ambiguità che trova visiva oggettivizzazione nella severa scenografia ideata da Daniela Dal Cin: una struttura metallica al centro della quale è la seduta-trono di Maddalena che ne è, al tempo stesso, esaltata e costretta, seggio reale capace di tramutarsi in un istante in letale sedia elettrica. Una struttura che, se da una parte evidenzia la condizione di estraneità al quotidiano della protagonista, dall’altra ne suggerisce una psichiatrica alienazione, denotata pure dall’abbigliamento, quasi  ospedaliero, totalmente bianco – basco, giacca e camicetta, gonna e collant, scarpe sanitarie.

Schizofrenia, visionarietà, policromicità: Maria Luisa Abate sa incarnare con mirabile duttilità le estasi di Maddalena, esplicitando i variabili umori della monaca-santa con minimi e fulminei movimenti facciali; una gestualità ora ieratica ora platealmente non conveniente; un uso sapiente delle infinite potenzialità della propria voce. Una prova d’attrice di rara e ammirevole qualità.

1_Nel_lago_dei_leoni

Lo spettacolo, messo in scena per la prima volta nel 2010, è stato riallestito all’interno del Marcidofilm!, il piccolo e accogliente teatro che la compagnia torinese ha costruito – a proprie spese – in un magazzino al piano terra di un popolare condominio del quartiere Aurora, a due passi da Porta Palazzo, il maggiore mercato della città. Inaugurato nell’autunno 2015, il teatro offre in cartellone spettacoli più o meno recenti dei Marcido che, all’interno del nuovo spazio, acquistano riverberi inediti.

Le stagioni del Marcidofilm! – quella in corso, la terza, è significativamente intitolata Storia e memoria – mirano a ripensare, riallestire – anche con l’inserimento di nuovi interpreti nelle parti minori – gli spettacoli realizzati negli anni passanti, considerati veri e propri organismi viventi, capaci di modificarsi e ritemprarsi in forza della propria innata universalità.

Marcidofilm!, Torino, 24 gennaio 2018

NEL LAGO DEI LEONI
da Le parole dell’estasi di Maria Maddalena de’Pazzi

Drammaturgia e regia Marco Isidori

Scena e costumi Daniela Dal Cin

Interpreti Maria Luisa Abate, Paolo Oricco, Valentina Battistone

Produzione Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa

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