Blues. L’uomo che guardava passare i treni

Blues @ Stefania Mazzara

DOMENICO COLOSI | In un piccolo centro di campagna un uomo annota il passaggio quotidiano dei treni: pochi secondi di eccitazione in un’infinita solitudine, tra pochi oggetti cari e il pressante ricordo di lutti recenti. Una fermata improvvisa sconvolge la triste routine: un contatto fugace, un breve dialogo e una promessa d’amicizia, mentre la notte afosa di agosto avvolge nuove disillusioni nell’incessante frinire delle cicale.
Pochi tocchi hopperiani per restituire l’afflato minimo di un haiku: Blues di Tino Caspanello corteggia l’aura dolente delle ballate di Tom Waits e il lirismo di Edgar Lee Masters, angoscianti influenze per una piccola storia sorretta da una sola intuizione degna di nota. Il resto è mestiere, consolidata esperienza, abilità nel problem solving. Pensieroso, forse spaesato, Francesco Biolchini trascina sul palco della chiesa gotica di Santa Maria Alemanna una trama lacunosa, esasperatamente introflessa nella vana ricerca di un significato ultimo che nobiliti l’operazione.
Un passaggio a vuoto per l’autore di Pagliara, un ritratto in chiaroscuro che nulla aggiunge alla sua brillante produzione precedente: l’inverosimile incontro ravvicinato del terzo tipo (con Biolchini ammaliato, in una vertigine di solipsismo, dall’alieno vagone ferroviario) lascia aperto l’interrogativo sulla sconfinata fascinazione italiana per il minimalismo nordamericano (più Cheever che Carver, in questo caso) in luogo della robusta tradizione nazionale consacrata alle storie di provincia (su tutti Piero Chiara, Goffredo Parise e Giovanni Comisso). Nelle scene realizzate da Cinzia Muscolino convergono invece le tipiche suggestioni di un entroterra destinato a spopolarsi, un mondo improntato ad una spartana semplicità in cui ogni oggetto reca le tracce di un ideale ormai al tramonto.
Presentato come primo appuntamento della nuova stagione di “Atto unico”, rassegna curata dalla compagnia QA – Quasi Anonima Produzioni, il lavoro di Tino Caspanello si mostra nella nuda essenza di un esercizio di stile poco ispirato, claudicante nell’interpretazione di Biolchini, paradossalmente caotico nella messa a fuoco di un nucleo tematico. Le note finali di Chet Baker non redimono lo spettacolo dall’infruttuosa ricerca dell’ineffabile: spenta ogni suggestione, al silenzio si accompagna l’oblio.

 

Blues

scritto e diretto da Tino Caspanello
con Francesco Biolchini
scena e costumi di Cinzia Muscolino
produzione Teatro Pubblico Incanto – Maneggiare con cura

Spettacolo inserito nella V stagione di “Atto unico” a cura di QA-Quasi Anonima Produzioni
Chiesa di Santa Maria Alemanna di Messina
28 gennaio 2018

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