Moravia, tre attori giovanetti e il Loris che non t’aspetti

72097c74c8.jpgRENZO FRANCABANDERA | Anni Ottanta. Italia. Roma. Una giovane coppia etero di trentenni o poco più nel suo appartamento; lei si racconta a lui con un fare strano, concitato, a volte recitato a volte preso, folle. Lui interroga lei, in modo stringente. Cerca di farle confessare le sue passioni extra coniugali. Lei divaga in modo bizzarro.
I due parlano sulle note di una colonna sonora eseguita dal vivo da un musicista in scena. Sembra una cartolina di coppia con chitarrista menestrello. Solo dopo un po’ di tira e molla fra i due, di finte gelosie, lei (Silvia Valsesia) racconta a suo marito, giornalista (Antonio Gargiulo), che sì, un altro ce l’ha veramente. Ed è proprio l’altro in scena, che interpreta la parte di un pilota aereo su una rotta intercontinentale (Daniele Gaggianesi).
I due uomini, pur compresenti nella finzione scenica, non si incontreranno mai, ma il  conflitto a distanza fra le due personalità così diverse, il primo insicuro e nerd, il secondo dominante e sfacciato, conflitto che li vede contendersi la donna, sarà via via soppiantato con abilità letteraria nella drammaturgia, da un conflitto che li renderà molto simili, fragili, di fronte alla sincerità della protagonista femminile.

Parte di un percorso che Lorenzo Loris, regista residente all’Out Off di Milano, compie ormai da qualche anno per rappresentare i grandi sperimentatori, prima ancora che di teatro, di lingua italiana, da Testori, a Gadda a Calvino, L’angelo dell’informazione fa arrivare in scena un testo intrigante e sempre a suo modo attuale ma poco rappresentato di Alberto Moravia: cambiano le forme sociali, le sue strutture di base, ma i rapporti di coppia con le loro implicazioni psicologiche paiono vivere di motivi immortali.

L’italiano immediato e diretto, privo di note liriche, sfaccetta il tema pirandelliano della “verità”, e lo fa giocando attorno alla figura del giornalista, paladino della verità pubblica, ma incapace di accettare quella privata. La verità è nel maggior numero di informazioni fornite o nella volontà di comprendere a fondo?

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Moravia pare tornare, in forma più erotico-psicologica, come spesso accade nelle sue scritture, sui motivi centrali del Così è (se vi pare) di Pirandello, sulla conoscibilità presunta del reale, e sul relativismo nelle relazioni umane, costruite sovente attorno a convenzioni e ruoli tali per cui l’identità stessa delle persone viene ad esserne afflitta, schiacciata dalla necessità non di essere se stessi, ma di dover interpretare un ruolo. Diversamente dalla signora Frola di Pirandello, che in nome della convenzione accetta di essere colei che viene creduta essere, la donna di Moravia darà a ciascuno dei suoi due partner una lezione degna del miglior Goldoni. Al giornalista a caccia di notizie su notizie da aggiungere ai fatti, mostrerà come la verità sotto gli occhi sia spesso la più difficile da accettare, e all’altro, l’amante dall’indole dominante, come basti pochissimo per trasformare e sovvertire il gioco di ruolo, facendo passare di mano il guinzaglio nel giro di poche battute.

Ecco dunque che la recitazione ostentata di Silvia Valsesia, che ad inizio spettacolo ci appare forzata, man mano che i fatti seguono, si rivela una cifra non della sua identità ma della rappresentazione che altri ne fanno, e di cui vorrà liberarsi, a tutto vantaggio di una sua verità che le restituisce carattere, che la fa riappropriare di se stessa.

La regia di Loris, dentro la scena di Daniela Gardinazzi e le belle luci “vere” di Alessandro Tinelli, si sforza di giocare sul tema del vero, con arguzia, rompendo alcune modalità recitative ricorrenti delle regie più recenti, per colorare di un espressionismo più contemporaneo i personaggi. Sembra il regista giochi a cercare e a farsi cercare, a nascondersi dietro ciascun carattere, con ironia. E a farsi giocare dalla presenza femminile, stuzzicando nel pubblico ora la prurigine ora il senso di colpa, ora il desiderio purissimo ora la libidine moraviana. La lettura scenica è interessante, i segni non confusi, le interpretazioni poco oltre il naturale, per attribuirgli quel colorito finto-vero che sta nel testo. Operazione riuscita.

 

L’ANGELO DELL’INFORMAZIONE

di Alberto Moravia
regia di Lorenzo Loris
con Antonio Gargiulo, Silvia Valsesia, Daniele Gaggianesi
scena Daniela Gardinazzi
costumi Nicoletta Ceccolini
luci Alessandro Tinelli
collaborazione ai movimenti Barbara Geiger

foto di scena Agneza Dorkin

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Comments

  1. Rina Iacobellis says:

    Situazioni ricorrenti:imbrigliati ,incontrollabili….ma affascinatamente coinvolgenti.Un vero e proprio intrigo,come venirne fuori?

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