Contro il Teatro Ragazzi

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titolo di uno spettacolo di successo sul tema del bullismo di Teatro da Favola

RENZO FRANCABANDERA | Ci sono categorie e definizioni che nell’arte occorre abolire. Che non definiscono una corrente artistica, una modalità di espressione, una forma del pensiero, ma che segmentano, pretendendo di individuare chi debba esserne beneficiato o interessato.
Come se l’arte non avesse bisogno di parlare a categorie ampie, a farsi promotrice di unire, piuttosto che dividere.
Nessuno mai si è sognato di parlare di Pittura per Ragazzi, o Musica per Ragazzi.
Ma è invalsa da sempre in Italia la (secondo me) orripilante definizione di Teatro Ragazzi.
Questa locuzione ha creato una partizione che pretende di individuare già a monte i fruitori. Varrebbe a nulla la lezione di figure colossali che abbiamo avuto in Italia come Bruno Munari, Gianni Rodari, Altan, Collodi e tantissimi altri.
E’ evidente che esistono creazioni, in ogni forma di espressione umana, che hanno in  maggior considerazione destinatari privilegiati, ma una definizione, peraltro così marcatamente irrispettosa dei generi, delle diversità, come Teatro Ragazzi non esiste.
La riflessione mi nasce dal fatto che in questi anni di militanza teatrale dal lato di chi racconta, nelle rassegne deputate ad accogliere creazioni ad Alta Accessibilità, come vorrei definire questo tipo di arte d’ora innanzi, ho visto spesso opere che per fecondità di pensiero, innovazione nell’uso dei linguaggi, non avevano nulla da invidiare a quello che secondo i fautori di quella definizione, dovrebbe allora essere chiamato il Teatro non per ragazzi o per adulti (che sa giustamente di pornografia appunto).
images.jpegMi ha fatto quindi piacere vedere ad esempio come il festival mantovano di Teatro ad Alta Accessibilità che prima si chiamava Segni d’Infanzia, ha cambiato nome per rivolgersi in maniera più ampia e non anagraficamente spicciola alle nuove generazioni. E’ già un passo avanti.

La riflessione si fa ancor più forte se penso alle rassegne promesse da storiche istituzioni del teatro vocato anche ai giovani, come il Teatro del Buratto di Milano. Nelle diverse edizioni del Festival IF, ho visto cose che nel “Teatro non per ragazzi” sono arrivate 10 anni dopo, e che se non esistessero barriere che finiscono per essere auto-ghettizzanti, probabilmente avremmo visto prima e con piacere diventare patrimonio del linguaggio della scena in Italia.
Capisco che le proposte creative di cui si parla hanno spesso come mercato di sbocco (e in molti casi di sopravvivenza) la scuola e il mondo articolato dell’istruzione. Ma il bollino di Teatro Ragazzi vorrei iniziasse ad essere considerato superato dagli artisti stessi che dell’Arte Accessibile fanno una loro bandiera, e che invito a condividere, se ritengono, questa riflessione e a facilitare dibattiti e occasioni di confronto su quella che ritengo una questione tutt’altro che nominalistica.

E voglio concludere dal mio punto di partenza.
Il punto di partenza è stata la visione di Piccoli Eroi del Teatro del Piccione di Genova, un gioiello di artigianalità per ogni generazione, che attraverso una straordinaria e modernissima rilettura di Pollicino, chiede al pubblico di comprendere come la fiaba abbia sempre a che fare con la realtà, la descriva, sebbene in forme simboliche.
E’ proprio il compito del Teatro ad Alta Accessibilità quello di far comprendere ai più giovani come il sistema simbolico della narrazione debba poi sfociare nella comprensione del reale, e al converso agli adulti come la realtà e il mondo interiore con le sue dinamiche infantili che conserviamo dentro, restano, e anzi vanno rivificate con costanza, per aiutare a comprendere e comprenderci.
DSCF2104.jpgIn questo lavoro prezioso, ben scritto e interpretato da Simona Gambaro, con la regia di Antonio Tancredi, sette spettatori, fra i più giovani, vengono invitati a sedere ad un tavolo in una casa poverissima dove vive una vecchietta che all’ingresso del pubblico pela patate. E’ lei, scopriremo, la madre dei sette ragazzi che tempo addietro erano dovuti partire, per trovare sopravvivenza. Alcuni di loro ce l’hanno fatta, come racconta lo spettacolo nella sua immersiva dinamica narrativa, altri invece no, con la stessa potenza comunicativa di importanti opere d’arte contemporanea. L’interprete passa in pochi secondi dalla nonna mediorientale alla prostituta est europea, alla dolcissima madre latinoamericana in attesa. L’allestimento ha enorme cura del simbolo scenico, sia esso materiale o immateriale, come la musica, tutta selezionata con attenzione tematica e semiotica.
Ecco: perché mai questa opera che la compagnia porta in giro insieme ad un commovente sistema di panche fatte da loro su misura per un pubblico Dolby surround a mo’ di teatrino portatile, perché mai, dicevamo, dovrebbe essere etichettata con una becera identificazione di anagrafe, di mercato di destinazione.
E come loro, così pure le opere di altri grandi come Gigio Brunello, o Patrizio dell’Argine, la Compagnia Marionettistica Carlo Colla e figli, Principio Attivo, Roberto Abbiati (e mi scusino in ginocchio i tanti enormi artisti che ho incontrato e apprezzato e che non ho nominato in queste poche esemplificative righe), di cui ho visto opere degne di stare in rassegne sul linguaggio della scena prive di barriere di sorta.

Bene fece la Societas quando propose Buchettino, a pensare a quello spettacolo in modo inclusivo, e a dargli una dignità totale, di Alta Accessibilità, appunto.
Lo dico per amor di teatro: Basta Teatro Ragazzi! Basta con gli steccati anche solo nominalistici. Le parole contano. Poi, sia chiaro, Accessibile è una proposta per aprire il dibattito.
Invito quindi Mario Bianchi, uno dei massimi esperti degli artisti di Teatro Accessibile e autore di Atlante del Teatro ragazzi in Italia (Titivillus), a scrivere un nuovo Atlante, che parli proprio di strade, percorsi, stili e forme, lasciando a chiunque voglia, indipendentemente dall’età, di perdercisi.

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Una illustrazione di Roberto Abbiati per Moby Dick

Piccoli Eroi

Di e Con Simona Gambaro
Regia Antonio Tancredi
Drammaturgia Simona Gambaro
Scene Simona Panella
Costumi Francesca Marsella
Luci E Fonica Cosimo Francavilla

Info paneacqua culture

Comments

  1. Rina Iacobellis says:

    Le definizioni ,le etichettatura risultano spesso inadeguate o riduttive;Si il teatro x ragazzi è certo quello più accessibile perché più bello e più chiaro ma non per questo un teatro minore!

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