Quando il cinema va a teatro: l’immaginazione di Méliès sul palco dello Stabile di Genova

LAURA BEVIONE | Molti di voi ricordano Hugo Cabret, l’immaginifico film di Martin Scorsese con le altrettanto fantasmatiche scenografie di Dante Ferretti.  E, certo, vi è rimasta impressa la figura del riparatore di giocattoli, proprietario del piccolo chiosco della stazione di Parigi. Si trattava proprio di Georges Méliès, uno dei padri del cinema, uomo dalle mille risorse e dagli infiniti talenti. Alla sua poliedrica personalità e al suo sfavillante genio dedicano uno spettacolo – esso stesso policromo e sfolgorante – i francesi – lui di origine argentina – Élise Vigier e Marcial Di Fonzo Bo.

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Sul palcoscenico ingombro di macchinari teatrali, scenografie e quinte dipinte che vengono costantemente movimentate a vista, viene ricostruita l’avventura esistenziale e professionale di Méliès fin da quando, bambino, sognava di poter raggiungere la Luna. Ecco allora le esperienze vissute a Londra e poi a Parigi in teatri dediti all’illusionismo e al varietà fino alla realizzazione dei suoi lavori proto-cinematografici, successivi anche alla visione dei celebri “film” girati dai fratelli Lumière. A differenza di questi ultimi, nondimeno, Méliès non cercava il realismo ma, al contrario, esplorava le infinite potenzialità della fantasia, accordando ad esse le proprie successive invenzioni tecnologiche.

I due autori ricostruiscono con inventivo didascalismo l’esistenza di Méliès, ripercorrendone gli eventi e le esperienze più significative, sottolineate dalla suadente voce “fuori-campo” di un narratore. Sull’affollato palcoscenico, sul quale agisco a vista gli infaticabili tecnici, vengono proiettate le immagini originali realizzate dall’artista – a partire da quella, celeberrima, della Luna trafitta da un missile – ma anche sfondi d’epoca – l’orientaleggiante veduta del padiglione “egiziano” di Londra in cui il giovane Georges lavorò, destreggiandosi fra improbabili fachiri e dispettose odalische. E poi la sperimentazione del macchina per creare il fumo, l’articolato e organizzatissimo procedimento di coloritura dei singoli fotogrammi dei film.

Nessun “trucco” viene celato, nessun inconveniente camuffato, anzi, si sentono tonfi dalle quinte e la macchinosità degli innumerevoli cambi di scena risulta quasi enfatizzata: la natura intrinsecamente artigianale del teatro – e di quel proto cinema che della scena fu legittimo e orgoglioso figlio – viene sottolineata ed esaltata, così da celebrare, ancora una volta, la concreta magia dell’arte.

Raccontando Méliès, Vigier e Di Fonzo Bo rammentato al pubblico come un’opera d’arte – uno spettacolo ovvero un film – sia sempre il frutto di fantasia e artigianato, di mente immaginosa e mano abile. Di professionalità – quella degli autori, degli interpreti che recitano, danzano e passano da un personaggio all’altro con ammirevole disinvoltura, e dei vigili tecnici – e di passione; di competenza e di naturale disposizione alla meraviglia.

MELIES 3

M COME MÉLIÈS

Testo e regia Élise Vigier, Marcial Di Fonzo Bo
Scene Élise Vigier, Marcial Di Fonzo Bo, Patrick Demière, Alexis Claire, Catherine Ranklì
Costumi Pierre Canitrot
Musiche originali Étienne Bonhomme
Interpreti Arthur Amard, Lou Chrétien-Février, Alicia Devidal, Simon Terrenoire, Elsa Verdon
Produzione Teatro Stabile di Genova; Comédie de Caen – CDN de Normandie

Teatro Modena, Genova, 16 febbraio 2018



Categorie:Novità, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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