Se la memoria è vita: Lina Sastri e Napoli in un omaggio alla cultura di ieri

Carlo Bellincampi DSC_0736 (2)LAURA NOVELLI | Lina Sastri torna a parlare di sé, di Napoli, di teatro, libertà, bellezza, arte, vita, senso di appartenenza. E lo fa seguendo l’andatura musicale di quegli Appunti di viaggio da lei stessa scritto e diretto che già raccolse grandi consensi al teatro Brancaccio nel 2014.
Stavolta, il palcoscenico romano è quello della Sala Umberto e l’artista, dismesso il nero di qualche anno fa, indossa un sensuale abito rosso fuoco che ancora più e ancora meglio racconta l’anima randagia, sanguigna, ansiosa di esperienze e poesia che la cantante/attrice si porta dentro. Insieme con lei ci sono gli splendidi musicisti di sempre (Filippo D’Allio, Gennaro Desiderio, Gianni Minale, Salvatore Minale, Salvatore Piedepalumbo, Luigi Sigillo), una scultura di Pulcinella opera di Alessandro Kokocinski (pittore e scultore scomparso nel dicembre del 2017 che con la Sastri fondò la compagnia Kosa), intarsi video che evocano momenti della sua carriera ed emblematici protagonisti dello spettacolo italiano del Novecento. Quello di Lina è, infatti, allo stesso tempo un appassionato racconto biografico (un racconto scevro di reticenze, pudori, false verità), e un percorso per così dire “storico” nella bella stagione teatrale e cinematografica che la nostra Penisola ha vissuto prima e a cavallo del terzo millennio.

Spazio fisico e “mentale” di partenza: Napoli. Una città-teatro brulicante di energie musicali e artistiche, così come di una sacralità antica che è musica ed arte essa stessa. Lina racconta la sua Napoli. Quella dei bassi, dei vicoli ricolmi di odori e profumi. Quella della piccola casa dove la madre  cantava mentre era indaffarata nelle faccende domestiche e lei, bambina, ascoltava incantata. Quella Napoli dove la melodia della tradizione incontrava il ritmo esotico rappresentato dal padre, figura maschile sfuggente (era partito per il Sudamerica) eppure carico di vitalità ad ogni ritorno. La Napoli delle chiese, delle processioni, dei riti religiosi pervasi da una solennità senza tempo. La Napoli dell’adolescenza, trascorsa dalle suore tra timide recite scolastiche e il sogno di evasione che si fa strada dentro. La Napoli che accoglie la sua fuga da ragazza. La sua ricerca di futuro. Ecco i tempi della vocazione artistica, della consapevolezza e degli incontri decisivi. Il primo spettacolo da interprete è Masaniello (regia di Armando Pugliese, musiche di Roberto De Simone), un lavoro itinerante che ancora meglio la mette in contatto con la sua terra, con la sua gente, con la sua religiosità. In seguito avviene l’incontro con Peppino Patroni Griffi e il repertorio si infittisce di altri sguardi, di testi non solo partenopei.

Ma Napoli la richiama a sé con inevitabile forza ancora una volta: Edoardo De Filippo è il maestro  che scortica la sua timidezza, un po’ alla volta, battuta dopo battuta, e la aiuta a “sentire” il suo talento (il debutto nella commedia Gli esami non finiscono mai). Le emozioni si mescolano ai ricordi ma il tono non è mai enfatico, mai didascalico o autocelebrativo. Un po’ di nostalgia, forse. Ma va bene così. Il rapporto con la scrittura del grande maestro napoletano non si interrompe neanche dopo la sua scomparsa. Sarà Francesco Rosi ad affidarle il ruolo di protagonista, accanto a Luca De Filippo, in quella versione di Filomena Marturano di cui l’artista, seduta su una sedia vicino al proscenio, regala un intenso monologo al pubblico romano. E penso che in fondo, mentre racconta di lei, la Sastri racconti qualcosa di tutti noi. Della storia della nostra cultura contemporanea, della vitalità di una generazione di artisti di cui sentiamo tutti fortemente la mancanza. Piedi scalzi, una danza sinuosa e allegra che scivola volentieri in ritmi di tarantella, tango, samba,  Lina canta con eleganza e trasporto, tirando spesso in gioco i suoi partner/musicisti, che simpaticamente le tengono il fianco come in un affiatato match di squadra.

lina sastri di Valdina CalzonaLa carrellata dei brani eseguiti è davvero ricca. Ovviamente non possono mancare le canzoni del repertorio partenopeo: da Maruzzella a La Madonna de lu Carmine (scritta da De Simone per Masaniello), da Era de maggio a Malafemmina, da Napul’è di Pino Daniele (del quale risuonano anche le note di Assaje, scritta proprio per la Sastri) a Tammurriata nera; da Reginella a  Amara Terra mia di Domenico Modugno, fino a ‘O sole mio. Ma sono numerosi anche i brani inediti o meno noti. La memoria li affastella insieme percorrendo una strada tortuosa ed essenzialmente emotiva, fatta di accostamenti, omaggi, sentimenti ancora vivi. Basti citare il passaggio in cui l’interprete ricorda Anna Magnani e il “casuale” sovrapporsi della sua esperienza professionale con quella dell’indimenticata protagonista di Roma città aperta. Fu proprio in occasione di una serata commemorativa in suo onore che Lina, chiamata per una sostituzione, si trovò a cantare in pubblico la prima volta e, in seguito, darà ella stessa corpo e voce alla Magnani sul grande schermo. Dopo il teatro (o meglio, accanto al teatro) arriva dunque il cinema. La notorietà. I premi. Pasquale Squitieri, Nanny Loy, Nanni Moretti, Giuseppe Tornatore (recentemente l’attrice è apparsa anche nell’ultimo film di Ferzan Ozpetek Napoli Velata) sono alcuni dei registi con cui la Sastri ha lavorato e ai quali deve molto. “Il cinema è luce”, recita ad un certo punto. Una luce che ti guarda. Ma la sua stoffa intima è il teatro: è lì che lei si sente viva e vera. E questa carica di libertà, di umanità, anche molto pietosa, molto credente, molto grata al destino e prodiga di valori alti (la famiglia, l’appartenenza, le radici) viene avvertita dal pubblico con estrema partecipazione. Tanto che questo lavoro, ideato dopo altre prove personali immaginate come percorsi canori e autobiografici, ha nella sua “apparente” semplicità il pregio di mettere insieme tanti piani diversi, tanti sedimenti di esperienze comuni, tante visioni sull’arte e l’esistenza condivise e condivisibili. Motivo per cui, mentre lei canta, balla, recita, concede bis e sorride, mentre gli straordinari strumentisti che la accompagnano adattano le canzoni a generi e ritmi del tutto inediti, il pubblico in sala non può che ritrovare, in quel vortice di ricordi e passioni e note, qualcosa del proprio vissuto.  Come d’altro canto spesso accade quando gli spettacoli hanno la forza diretta e spontanea di rappresentare la “memoria” della e sulla scena. Sarebbe a dire: quel lievito che da sempre e per sempre rende il teatro di ieri ancora vivo e presente oggi.

Appunti di viaggio
biografia in musica

scritto e diretto da Lina Sastri

con Filippo D’Allio, chitarra
Gennaro Desiderio, violino
Salvatore Minale, percussioni
Gianni Minale, fiati
Salvatore Piedepalumbo, fisarmonica e tastiere
Luigi Sigillo, contrabbasso

produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro

Teatro Sala Umberto di Roma, 8/18 febbraio 2018



Categorie:Musica, Novità, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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