Ma il teatro deve dire qualcosa al pubblico? Cronaca di una serata confortante, seppur nel Caos

LAURA BEVIONE | Capita raramente che si abbandoni uno spettacolo prima della sua conclusione ma giovedì scorso è accaduto. La stanchezza, certo, ma anche la sgradevole sensazione di perdere tempo, di assistere a qualcosa che nulla ci offre, neppure una “sana” irritazione.

Si trattava de Il padre di Strindberg nella sontuosa – come sempre – messa in scena di Gabriele Lavia: eleganti sipari rossi e costumi d’epoca ma nessun pensiero da suggerire al pubblico, nessuna “necessità” di uno spettacolo che non sa sbalzare quanto di universale contiene il “classico” Strindbeg ma che, al contrario, si rispecchia soltanto in se stesso. Un universo chiuso e autoreferenziale, che nulla sa dire agli spettatori, non a caso annoiati ovvero perplessi…

La sera successiva ci siamo spostati dal centro della città, allontanandoci dal teatro Carignano per raggiungere le Officine Caos, nel quartiere periferico e “difficile” delle Vallette. La serata è iniziata con Uroboro della compagnia torinese Anomalia Teatro, che mescola teatro fisico, clownerie e schietta poesia.

Anomalia Teatro / Ouroboro

Un irreprensibile maestro di kung-fu e il suo maldestro allievo, un microcosmo di meditazione e silenzio, di attesa e pazienza opposto al costante frastuono che circonda l’esistenza quotidiana e all’ansia che accompagna imprese grandi e piccole. Uroboro è il simbolo dell’infinito, il serpente che si morde la coda in un universo destinato a tornare alla sua origine, qui oggettivata dal suono della campana tibetana che apre e chiude lo spettacolo, invitando implicitamente a prendersi tempo, a rallentare e a imparare e attendere, magari lasciando che la mente vaghi in realtà frutto dell’immaginazione – oltre alle filosofie orientali, fonte del lavoro è chiaramente l’Alice di Lewis Carroll, come suggerito da quelle maschere da rana e da coniglio indossate in due frangenti dagli interpreti.

Si ride molto assistendo a Uroboro: la severità del maestro stride con la goffaggine dell’allievo, che guarda al primo con timorosa devozione ma altresì orgogliosa volontà di sfida. Il divertimento nasce dalla mimica e dalla gestualità dei due interpreti – Simona Ceccobelli e Sebastian O’Hea Suarez – capaci di incarnare, rispettivamente, rigore e impazienza, regola e superficialità. Lo spettacolo diviene una sorta di contemporanea e non didascalica parabola sulla nostra quotidianità, fatta di impegni, rumori e impazienze e incapace di riaccordarsi al ritmo – quieto e riflessivo – della vita. Anomalia teatro racconta tutto questo con umiltà e schiettezza, affidandosi a pochi oggetti di scena e alle proprie tutt’altro che “umili” capacità artistiche e riuscendo, così, a raggiungere nel profondo gli spettatori che, non a caso, abbandonavano la sala con un bel sorriso stampato sul volto…

Cie Carmelo Segura

La serata continuava con Osaka, coreografia per due danzatori su colonna sonora che mescola musica elettronica e tradizione giapponese delle percussioni taiko. Ispirato anch’esso da una leggenda orientale – quella del Filo Rosso che determina incontri apparentemente fortuiti – lo spettacolo della compagnia dello spagnolo Carmelo Segura mescola ritualità e corporeità, pensiero e gesto per raccontare il tentativo – irrimediabilmente vano – di incidere su un destino predeterminato eppure non necessariamente  infausto. Uno spettacolo concentrato e ipnotico, che avvolge il pubblico in un’atmosfera magnetica che induce ad abbandonarsi al libero flusso delle proprie riflessioni ed emozioni.

Gli spettatori, alla fine della serata, lasciano il teatro visibilmente soddisfatti: per due ore hanno avuto l’occasione di vedere rispecchiata la propria esistenza sul palco, con schietta onestà artistica. Peccato non capiti così spesso…

UROBORO

Di e con Simona Ceccobelli, Sebastian O’Hea Suarez

Produzione Anomalia Teatro

OSAKA

Regia e coreografia Carmelo Segura

Scenografia Alessio Meloni

Costumi Sara Sanchez

Luci Israel AG

Suono Jorge Diaz

Musiche originali Martin Ghersa, Alba Vilariño

Interpreti David Vilariño, Luis A. Largo

Produzione Carmelo Segura Dance Company

www.officinecaos.net

Officine Caos, Torino, 2 marzo 2018



Categorie:Performing Arts, Recensioni, Satura

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