Ma dove sta l’inferno? Su Faustbuch della Compagnia degli Scarti

LAURA BEVIONE | Se Andy Warhol preconizzava quindici minuti di fama mondiale per ciascun abitante della Terra, oggi pare che quel lasso di tempo sia ignominiosamente breve e che l’obiettivo cui aspirare sia diventare la persona più nota del mondo, per sempre… Così il biondissimo concorrente di X-Factor e così il Faust – Fausto – di questa rilettura contemporanea – e teneramente sferzante – dell’omonima tragedia di Marlowe.

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Enrico Casale – canotta e slip bianchi, un cappottone scuro – vorrebbe avere successo, essere sulle copertine patinate delle riviste internazionali, magari vincere l’Oscar, ma, ahilui, non possiede alcun talento, se non l’autocommiserazione. Sordo alle esortazioni – dettate da pragmatico buonsenso – di Wagner, il  suo maggiordomo/badante/fratello maggiore spirituale, Fausto stringe l’esiziale patto con Lucifero, che, per un istante che vale un’intera esistenza, gli fa vivere il suo sogno di fama mondiale, salvo poi sprofondarlo con sé all’inferno.

Una parabola che Casale traduce in uno spettacolo certo ironico e spensieratamente grottesco eppure denso di riflessioni sulla nostra contemporaneità: ecco i riferimenti ai talent che, anziché sostenere il vero talento, fabbricano illusioni e, allo stesso tempo, trasformano in “macchiette” uomini e donne che dovranno poi confrontarsi con la concreta spietatezza della vita reale. Contenitori televisivi di mediocre e superficiale spettacolarità che si fingono rilucente paradiso. Ecco allora il totale ribaltamento dei regni dell’aldilà implicitamente operato da Casale: se l’empireo odierno è quello disegnato dalle effimere stelline del mondo dello spettacolo, allora l’inferno appare un luogo suo malgrado autentico, abitato da “poveri diavoli” su cui nessuno scommetterebbe neppure un centesimo eppure consapevolmente “mediocri” – e certo il demone che accompagna Fausto si sarebbe ben guardato dal mettere in scena il velleitario show del suo padrone Lucifero, arrivato a sfidare l’Onnipotente per un po’ di fama…

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Questo Faustbuch – che, fra l’altro, si è conquistato una menzione speciale all’edizione 2017 del Premio Scenario – convince dunque per la cura della fattura – gli spezzoni di cinema espressionista, il teatro d’ombre, le registrazioni di letture dantesche, i succitati spezzoni televisivi, i rapidi cambi di identità –; la qualità della recitazione – e davvero non esiste soluzione di continuità fra le prove di Casale e Cellaro e quelle di Decillis e Burgalassi, attori con disabilità con i quali l’autore-regista ha intrapreso un fruttuoso percorso artistico – ; e la volontà di parlare dell’uomo di oggi senza facili moralismi né velleità predicatorie. C’è, invece, la “pesante” leggerezza di chi ha imparato a conoscere i limiti di se stesso e dell’arte che ha scelto di praticare e a intessere, entro di essi, un discorso sincero e onesto.

_MG_3366Non è un caso, dunque, che Faustbuch sia stato ospitato nell’ambito della prima edizione di una piccola rassegna – Corpi Celesti – che i “poveri diavoli” Alessandra Dell’Atti e Francesco Gabrielli hanno creato all’interno di una delle Case del Quartiere sorte a Torino, con l’obiettivo certo di avvicinare al teatro gli abitanti di un’area della città tanto densamente popolata quanto pressoché deserta per quanto riguarda l’offerta culturale; ma anche per cementare una comunità che riesca a riconoscersi in immaginari e pensieri altri e autentici.

FAUSTBUCH

Regia e drammaturgia Enrico Casale

Scene Alessandro Ratti

Interpreti Enrico Casale, Andrea Burgalassi, Michael Decillis, Ivano Cellaro

Produzione Gli Scarti

Casa del Quartiere +Spazio Quattro, Torino, 17 marzo 2018

https://scarti.wordpress.com/



Categorie:Novità, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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