La “Propaganda” della Confraternita. Il banchetto continua, piatto forte l’Italia

-2.jpgCHIARA PALUMBO | “Sedersi a un tavolo”, “spartire la torta”, “riempire il piatto”.: locuzioni gastronomiche ormai diventate di uso comune anche nel gergo politico, e nel gergo di chi la politica È abituato a raccontarla. Un po’ meno, invece, quando questo racconto si sposta a teatro.
Ci si sorprende, quindi, quando La Confraternita del Chianti sceglie di iniziare il suo Propaganda al Teatro della Cooperativa proprio così, attorno a un tavolo apparecchiato. Che non È però quello di un’osteria, nonostante la tovaglia a scachi dal sapore falsamente rustico. O forse invece sì.
E’ possibile infatti che un posto come quello, nella profonda provincia di Arezzo, fosse frequentato da persone importanti. Forse non era alla Bouvette del Parlamento ma a una tavola come questa che si decidevano le sorti del Paese. Davanti a un piatto di pasta al forno e ad un bicchiere di Chianti, manco a dirlo, nelle vie di Castiglion Fibocchi, la “capitale ombra del Paese”. E’ qui che abitava il cuoco delle sorti dell’Italia della Prima Repubblica: quel Licio Gelli a capo della loggia massonica P2.
E’ qui che per anni si sono accomodati tutti quelli che contavano o desideravano contare, e nutrirsi senza risparmio. Il menù di fatti e misfatti della storia italiana era ed è infatti ricco e per tutti i palati, e c’è un narratore, il bravo e spigliato Andrea Pinna, nuovo entrato per la giovane compagnia, pronto a descriverlo con minuzia di dettagli e accuratezza di ricostruzione, sulla scorta di una ricerca storica che si fregia del contributo dei magistrati Giuliano Turone (che nel 1981 ordinò le perquisizioni che scovarono, proprio a Castiglion Fibocchi, le liste degli affiliati alla loggia) e Renato Seregni.
A dipanarsi, quale filo rosso dell’intero spettacolo, il racconto minuto e comprensibile a tutti proprio di ciò che È accaduto negli anni in cui la maggior parte della compagnia non era neppure nata, e di cui pure sconta ancora di come tutto il paese, del resto di le sottili, striscianti, velenose conseguenze. Come diventa evidente quando, a inframmezzare il racconto storico intervengono, quale amaro digestivo, i “piccoli episodi di piduismo quotidiano” nell’Italia del 2018, che forse non a caso prendono le mosse dall’ambito culturale, pronti a segnalare che la logica del clientelismo e delle furbizie non solo non è tramontata, ma ci appare oggi talmente normale ed endemica da non apparire più nemmeno insolita.
Chiara Boscaro confeziona un testo più lieve dei suoi precedenti, (non per questo meno denso), che procede compenetrando con naturalezza due filoni paralleli eppure sovrapponibili, cui Marco di Stefano consegna la solita attenta e per nulla invadente regia, che sa di come la compagnia ha varie volte dato prova di tenere insieme diversi registri.
Da un lato alla storia, che lascia spazio al didattico non per banalizzare, bensì per eliminare ogni alibi di ignoranza a quella troppo vasta fetta di italiani cui, non foss’altro per ragioni anagrafiche, la P2 dovrebbe essere fin troppo nota e che invece sovente non evoca altro che una sigla vuota o reminiscenze vaghe (qui vi favoriamo il link ad una parte degli atti della Commissione Parlamentare di inchiesta e l’audio del processo dall’archivio di Radio Radicale).
Dall’altra, invece, la Confraternita sviluppa in modo maturo la propria vocazione all’ironia: lo fa attraverso sprazzi di simpatico teatro canzone, in cui Giovanni Gioia la fa da padrone, oppure in sketch parodici in cui Marco Pezza si mette in luce, coadiuvato dalla varietà di Valentina Scuderi e Valeria Sara Costanti, abili a passare in scioltezza dal tailler della donna in carriera (per conto del padre) o dell’attrice di belle speranze (sempre tradite) agli stacchetti che trasformano la varietà nel varietà, solleticando i piaceri nascosti dell’Italia che si inchioda ogni anno davanti a Sanremo e ogni sera davanti alle starlettes di turno.

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Un delicato equilibrio sul filo del trash televisivo di cui però sono evidenti le motivazioni profonde, delle quali si trova una eco nell’ammonimento caro a Maurizio Porro: guaia a considerare la rivista una forma di spettacolo minore, perchè è proprio l’apparente leggerezza a saper comunicare più di quanto si sarebbe, altrimenti, disposti a recepire.
Si ride, in uno spettacolo dove non manca niente, compresi i santini di San Licio (Gelli, naturalmente) gettati a pioggia fra il pubblico, così come non manca nessuno alla lista delle tessere dell’ultima canzone, che non è più ridanciano contrappunto ma cartina di tornasole del Paese per come è e per come (probabilmente) preferiamo non vederlo. Non era facile scansare la retorica su un argomento simile, la giovane compagnia milanese -al completo con l’intervento in forma di voci di Diego Runko e Giulia Versari- dimostra di saperlo fare, dando un nuovo potente significato all’ormai frustro – e rassegnato – adagio: È tutto un magna magna.

 

PROPAGANDA
un progetto La Confraternita del Chianti in collaborazione con Associazione Culturale K.

di Chiara Boscaro e Marco Di Stefano
consulenza storica Giuliano Turone e Renato Seregni
con Valeria Sara Costantin, Giovanni Gioia, Marco Pezza, Andrea Pinna, Valentina Scuderi
regia Marco Di Stefano
drammaturgia Chiara Boscaro
canzoni e musiche originali Giovanni Gioia
assistente alla regia Cristina Campochiaro
una produzione Teatro della Cooperativa
PROGETTO FINALISTA BORSA ANNA PANCIROLLI 2014 / PROGETTO FINALISTA GIOVANI REALTÀ DEL TEATRO 2014



Categorie:Novità, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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