L’amore è un cabaret! Su Girotondo di Schnitzler secondo Le Moli

LAURA BEVIONE | I tacchi e la camicetta di seta: la vostra cronista teatrale ha dovuto abbandonare le sue tenute decisamente più comode per essere ammessa a sedere a uno dei tavolini del cabaret di gusto austro-ungarico allestito all’interno della sala Bignardi del Teatro Due di Parma. I camerieri – “veri”, a eccezione del “cameriere lento” Marcello Vezzoler – distribuiscono al pubblico maschere bianche e nere: pochi le indossano e, d’altronde, sono fortunatamente passati i tempi in cui era necessario nascondere la propria identità allorché si frequentavano locali di dubbia moralità come erano i cabaret degli anni Venti del secolo scorso.

L’orchestra – tutta femminile, con mascherina nera sul volto e in abiti piuttosto succinti –  è su un lato della pedana posta sul fondo della sala e sormontata da una sorta di loggione sul quale, uno dopo l’altro, si accomodano i protagonisti del “girotondo” di amori raccontato da Schnitzler. Ci sono, poi, una pedana che occupa in verticale lo spazio e altri due loggioni, uno su un lato l’altro sul fondo della sala, per la quale si aggirano e agiscono altri personaggi, fra cui l’habitué/Laura Cleri che, a intervalli, legge le sentenze relative alle accuse di immoralità rivolte al dramma dell’autore austriaco che, in effetti, dovette attendere venti anni  prima di vedere rappresentato il suo Girotondo: scritto fra il 1897 e il 1900, venne messo in scena soltanto nel 1920.

Il pubblico, dunque, è “naturalmente” inserito dentro lo spazio scenico, impegnato anch’esso a interpretare un ruolo – ecco l’obbligo dell’abito scuro – ossia quello del disinvolto avventore del cabaret e, investito di questa parte, può permettersi di mangiare, bere vino, parlottare col cameriere per lamentarsi del servizio, commentare col vicino… Una libertà che modifica la consueta modalità di fruizione dello spettacolo, alterando il convenzionale rapporto fra spettatori comodamente seduti in platea e attori sul palcoscenico: se i primi possono vivere l’esperienza teatrale in maniera più disinvolta e familiare – un po’ come accadeva nel teatro elisabettiano – i secondi sono tenuti a flettere – ancora più di quanto normalmente dovrebbe accadere – le proprie interpretazioni agli ondivaghi umori del pubblico, molto vicino e potenzialmente “disturbante”. Non dimentichiamo, infatti, che la prossimità fra i due agenti di uno spettacolo è sempre perturbante per entrambi, tenuti ad abdicare a posizioni “sicure” e a mettersi variamente in gioco.

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E il termine “gioco” non si riferisce soltanto alla particolare disposizione del pubblico, ma all’altresì alla concezione dell’amore proposta dal regista Walter Le Moli: il “girotondo” del titolo è quello inconsapevolmente mosso dai dieci personaggi principali che, a coppie, si incontrano, intessono dialoghi sovente all’insegna del sottinteso, e consumano un atto sessuale, mai mostrato in scena e nondimeno esplicitamente alluso. Il “girotondo” inizia con l’incontro fra la prostituta e il soldato e si conclude con quello fra il conte e, a chiudere il cerchio, di nuovo la giovane meretrice.

Il regista evidenzia il carattere “giocoso” dell’amore e del sesso, scegliendo una leggerezza che è antidoto al falso moralismo della Vienna di Schnitzler ma anche al solipsismo masturbatorio che caratterizza la nostra epoca da milioni di utenti di youporn… Ciascuna delle dieci situazioni raccontate da Schnitzler illumina con disincantata perspicacia approcci e aspettative riguardo il rapporto amoroso/sessuale e se pure parte della acuta profondità di analisi del drammaturgo – non a caso assai apprezzato e persino studiato dal suo concittadino Sigmund Freud – viene sacrificata a favore della succitata giocosità, resta tuttavia l’arguzia nell’illuminare i tanti mascheramenti che – fin dalla notte dei tempi – l’uomo e la donna hanno adottato per non rivelare mai completamente i propri veri impulsi, desideri e sentimenti.

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Un’ipocrisia, rivolta in primo luogo proprio verso se stessi, che Le Moli e la sua affiatata compagnia – compresa la seducente cantante Fiorella Ceccacci Rubino, una “morbida” Marlene mediterranea – mettono in scena con ludica e spensierata seriosità, invitando il pubblico a cambiare prospettiva nei confronti del teatro ma anche della propria vita affettiva.

Teatro Due, Parma, 27 marzo 2018

www.teatrodue.org

GIROTONDO KABARETT

Di Arthur Schnitzler

Regia Walter Le Moli

Scene Tiziano Santi

Costumi Gianluca Falaschi

Luci Claudio Coloretti

Musiche a cura di Alessandro Nidi

Interpreti Fiorella Ceccacci Rubino, Cristina Violetta Latte, Davide Gagliardini, Ilaria Falini, Luca Nucera, Paola De Crescenzo, Massimiliano Sbarsi, Maria Laura Palmeri, Emanuele Vezzoli, Carola Stagnaro, Nanni Tormen, Lisa La Pietra, Francesca Tripaldi, Carlo Sella, Laura Cleri, Cristina Cattellani, Marcello Vazzoler

Musicisti Simona Cazzulani, Alessandra Mauro, Giorgia Marra, Anna Vita, Maria Veronica, Bigliardi

Produzione Fondazione Teatro Due, Parma



Categorie:Recensioni, Satura, Teatro

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