Il maschio sgonfiato e il corpo in scena: The year of Cancer di Claus e Perceval

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foto Sanne Peper

RENZO FRANCABANDERA | Luk Perceval non era mai stato al Piccolo Teatro. Da regista. Perchè invece da ragazzo ci era stato da spettatore, dell’immortale balzo di Arlecchino-Ferruccio, quel sogno di Goldoni/Strehler che ancora vive.
Adesso, nella sua maturità, dopo essere diventato uno dei registi teatrali belgi di maggior successo e di essere spesso a capo di grosse committenze sceniche dei teatri tedeschi, arriva al Piccolo con una sua regia. E’ uno spettacolo ricavato da un libro di un altro autore fiammingo, Hugo Claus, intitolato The Year of Cancer, che racconta il rapporto tormentato fra un uomo e una donna. Lei sposata conosce lui. La strenua fisicità del loro incontro diventa ingrediente del conoscersi ma anche presto della crisi del loro rapporto.
La questione fondamentale di questo spettacolo sta nel fatto che rende evidente, soprattutto attraverso il movimento delle corporeità, il confronto fra i due esseri umani, le loro fragilità e manie. Sono rappresentazioni quasi antropologiche della mascolinità e della femminilità che si scontrano con il tempo presente e il sovvertire equilibri forse millenari sia nel testo sia, con un’altra dolcezza, nello spettacolo: alla donna il piacere, la follia, secolarmente dell’uomo, di prendere e lasciare, di cercare il piacere, di non dover far casa dove c’è un uomo.
E così l’uomo di turno (Gijs Scholten van Aschat), afferrato letteralmente per il membro, come simbolicamente la protagonista fa ad uno dei bambolotti gonfiabili che riempiono la scena, rimane spaesato  in una dimensione in cui, atteso che non è la ricerca del piacere fisico a determinare gli equilibri interpersonali ma quelle introvabili misure del circuito di relazioni e intimità del tempo presente, non saprà trovare più punti di riferimento, non riuscirà più ad orientarsi.
La società, l’oggi, hanno moltiplicato ancor di più questa natura centripeta della relazione, che invece che sigillarsi nel confine della famiglia, se ne porta ai bordi, rifiutando il principio salvifico della prudenza un tempo femminile.
Ne L’anno del cancro, a conti fatti, la protagonista sceglie ibsenianamente la sua via. Non è il maschio a fermarla, lei, le sue corse, la sua appropriazione del corpo. Sarà la malattia, che ancor più di lei è capace di interrompere un flusso vitale.
E gli uomini, quasi matriarcalmente, si chiamano l’un l’altro al capezzale di questa eroina della libertà soggettiva. Quanta differenza da quel voluto maschilismo ancora riccamente persistente nella dimensione latina della società, raccontato da Mario Monicelli nel 1982 in Amici miei – Atto II° nella scena iniziale del film, in cui un cinico Adolfo Celi avvicina un vedovo (Alessandro Haber) facendogli credere di essere stato amante della sua cara Adelina “sposa e amante impareggiabile”… lo schernirà lui con aria solenne.

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foto Sanne Peper

Qui l’ex marito avvisa addirittura l’amante dell’imminente morte di lei. E Perceval fa ricomporre il suo attore, che dopo aver lottato per tutto lo spettacolo con le costrizioni dell’apparenza, si ricompone, non per convenzione, ma al cospetto di lei, delle sue scelte. Per il suo essere donna indipendente. Autonoma.
E’ davanti a questa forza che Perceval costruisce il suo spettacolo, restituendo una lei (Maria Kraakman) inquieta e senza pace. E allievo della lezione di Grotowski, per Perceval il corpo è un luogo della politica e del pensiero come ha ribadito anche nella sua chiacchierata con la stampa tenutasi negli uffici del Piccolo Teatro di Milano il 4 aprile e i cui contenuti sono riportati nel videoreportage seguente.

 

The Year of Cancer
di Hugo Claus
regia Luk Perceval
con Maria Kraakman, Gijs Scholten van Aschat
adattamento teatrale Peter van Kraaij, Luk Perceval
drammaturgia Peter van Kraaij
scene Katrin Brack
luci Mark Van Denesse
musica Jeroen van Veen
costumi Annelies Vanlaere
coreografie Ted Stoffer
produzione Toneelgroep Amsterdam
con il supporto di Mies e Jaap Kamp / van Meeuwen Kan fonds
Prima rappresentazione italiana.
Nello spettacolo sono presenti scene di nudo integrale.
Spettacolo in lingua olandese con sovratitoli in italiano



Categorie:Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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