Che cosa significa accoglienza: su Alpenstock e Teatro di Rifredi – VIDEOREPORTAGE

LAURA BEVIONE e RENZO FRANCABANDERA | LB: Giancarlo ti viene incontro con un vassoio ricoperto da carta in alluminio – la vuoi una pralina al whisky? Ce le ha portate un nostro spettatore… Eh sì, perché qui, a Rifredi – quartiere ancora genuinamente fiorentino, lontano anni luce dall’affollata piazza della Signoria – il pubblico si sente in primo luogo ospite gradito di un teatro che è, quasi, seconda casa. Un foyer in cui incontrasi e scambiare impressioni e racconti con il direttore artistico Giancarlo Mordini e una sala in cui assistere a spettacoli da vivere e commentare liberamente, senza l’anacronistica necessità di assecondare convenzioni proprie di una visione del teatro quale rito alto-borghese, ahinoi ancora diffusa.

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Qui il teatro è luogo dell’accoglienza e del confronto, proprio le tematiche affrontate con acido sarcasmo dall’arguto drammaturgo francese Rémi De Vos nel suo Alpenstock, portato in scena da Angelo Savelli, regista stabile di Rifredi. Un testo scritto su commissione: un incarico ricevuto dall’improvvido governo austriaco allo scopo di celebrare il proprio stato e, inevitabilmente, revocato dopo la lettura del dramma…

De Vos, infatti, ambienta la propria caustica commedia in un – poi non tanto – immaginario stato, il Kyrolo, idilliaca comunità incastrata fra cime imbiancate e pascoli verdissimi. Il migliore dei mondi possibili che, nondimeno, viene costantemente minacciato dall’arrivo di comunità straniere, in particolare dai rudi Balcani. Un pericolo di cui è ben consapevole Fritz – Ciro Masella – costantemente in allerta, nazionalista pronto a difendere con qualsiasi arma l’immacolata purezza della propria esistenza. E, così, ha scelto di sposare Greta –  Antonella Questa – una donna “semplice”, che trascorre le proprie giornate a pulire a fondo la propria casa e a cucinare prelibatezze della cucina locale. Ma, un giorno, la donna compie un errore “fatale”: si reca al “mercato cosmopolita” dove non soltanto acquista un detergente di dubbia efficacia, ma attira l’attenzione di una stirpe di fascinosi dongiovanni “balcano-carpato-transilvanici” – interpretati da Fulvio Cauteruccio.

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Vita familiare e scelte politiche si rispecchiano le une nelle altre: il cieco nazionalismo di Fritz, la strenua difesa della purezza del suo Kyrolo, si declina, aldilà degli stereotipati vezzeggiativi, in algido e autoritario atteggiamento nei confronti della moglie, scelta per la sua “semplicità”, ovvero per la sua tendenza a non mettere in discussione idee e manie del marito, prima fra tutte quella della pulizia. E, non stupisce, dunque, che la donna ceda così facilmente al temperamento passionale dei suoi fortuiti e focosi ospiti balcanici. A questo punto, allora, la commedia vira verso lo splatter, acidamente comico, con uccisioni con armi ognora più improbabili e litri di sangue versati e diligentemente fatti sparire con cospicuo utilizzo di detergenti. Un crescendo esilarante e irresistibile che si conclude con il ritorno all’idillico equilibrio iniziale anche se siamo certi che Greta presto chiederà di più alla propria ordinata e asettica vita matrimoniale…

Il sarcasmo acre e acuminato di Rémi De Vos è ben reso dalla regia – brillante e agile – e dalle prove dei tre interpreti, abili nel dosare i toni caricaturali così da non tramutare i propri personaggi in vuote macchiette, conservando quella densa umanità che qui, però, sta per vigile istinto di sopravvivenza e prevalere delle pulsioni. Un dominio dell’irrazionalità – la difesa del proprio instabile idillio e di granitiche certezze esistenziali – che genera inevitabilmente mostri. Ecco allora che le franche risate che lo spettacolo naturalmente suscita lasciano un persistente retrogusto amaro e riportano alla mente un passato non così lontano e frasi udite appena qualche ora prima al telegiornale, o sull’autobus…

E così gli spettatori-ospiti del teatro di Rifredi – che durante lo spettacolo non hanno mai smesso di commentare e chiosare quanto avveniva sul palco – escono divertiti e allo stesso tempo pensosi: un seme è stato gettato e forse la ragione saprà mantenersi vigile e ben sveglia.

RF: Il mostro dalle sembianze umane è la sintesi massima del tempo presente.
E del rapporto col presente, ma soprattutto di uno stile e di un pensiero sul teatro che da metà degli anni Ottanta ad oggi si è fatto sostanza e azione socio-culturale sul territorio fiorentino e non solo, abbiamo parlato con Angelo Savelli.
Una video intervista realizzata dopo una replica di Alpenstock.
Un documento a cura di Renzo Francabandera

 

 

 

ALPENSTOCK

Di Rémi De Vos

Traduzione Antonella Questa

Regia Angelo Savelli

Scene Tuttascena

Costumi Serena Sarti

Luci Henry Banzi

Interpreti Antonella Questa, Ciro Masella, Fulvio Cauteruccio

Produzione Teatro di Rifredi, Firenze

www.toscanateatro.it; www.teatrodirifredi.it

Teatro di Rifredi, Firenze, 6 aprile 2018



Categorie:Recensioni, Satura, Teatro

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