Parlando Seria(l)mente #1: Altered Carbon – Netflix

alteredcarbon.jpgFABIO MASSIMO FRANCESCHELLI | Altered Carbon pone le sue vicende nel 2384. Non conosco i motivi che hanno spinto Richard K. Morgan, – autore del romanzo Bay City, di cui la fiction è l’adattamento -, a scegliere esattamente tale data. A me fa venire in mente il romanzo utopistico L’anno 2440, scritto nel 1771 da Louis-Sebastien Mercier, continuatore del genere inaugurato da Tommaso Moro e ripreso da Francesco Bacone e Tommaso Campanella. Le due date non sono particolarmente distanti tra loro ma se le antiche futurologie riponevano speranze nell’avvento dell’utopia, quelle contemporanee vedono nero e si affidano alla distopia. Una distopia che, seppure in toni meno radicali, è per nulla sconosciuta ai nostri giorni: la forbice sempre più divaricata tra una moltitudine di poveri e una ristretta oligarchia di ricchissimi i quali, nell’immaginario di Richard K. Morgan, hanno libero accesso alle tecnologie più dirompenti tanto da porsi, rispetto ai primi, quasi come divinità onnipotenti. Altered Carbon è una delle narrazioni recenti più audaci in ambito di fantascienza e futurologia, capace di portare alle estreme conseguenze le tecnologie che oggi muovono i primi passi, come la clonazione, l’intelligenza artificiale, la realtà virtuale.
Nella fiction del romanzo e della serie televisiva le tecniche di clonazione permettono (a chi ne ha le possibilità economiche) la disponibilità continua di uno o più cloni; la mente, e quindi la coscienza, la memoria, l’etica, tutto ciò che pertiene al cognitivo e all’astratto, è trattata alla stregua di un hard disk backuppabile in tempo reale o parzialmente differito nella mente del clone. Non solo: un dispositivo inorganico chiamato “pila corticale” viene impiantato a partire dall’età di due anni nella colonna vertebrale di ciascun individuo permettendo la simultanea digitalizzazione e memorizzazione di qualunque informazione elaborata dalla mente. Il dispositivo sopravvive inalterato alla morte del corpo e può essere impiantato in una nuova “custodia” (un  clone, un corpo sintetico, o anche il corpo adeguatamente conservato di un deceduto). In tal modo la morte è sconfitta, si può “risorgere” in corpo e coscienza in qualunque momento. L’impianto del concept è ingenuamente meccanicistico e cartesiano ma meno assurdo e fantascientifico di quanto possa apparire, non distante dalle sensibilità (e dagli obiettivi) che muovono ad esempio il transumanesimo.

altered-poster.jpgLa serie si svolge su strutture hard boiled classiche, inserite in atmosfere cyberpunk che omaggiano Blade Runner non negandosi quel pizzico di ironia sufficiente per alleggerire la complessità della trama e lo splatter imperante. Presente una detection con tutta la variegata compagine dei principali archetipi narrativi tra cui l’eroe noir Takeshi Kovacs, tragica e affascinante figura che vive in sé la lacerazione di un’umanità ormai prossima alla trasformazione nicciana ma che osserva la mortalità perduta con la saudade di un tramonto portoghese.

 

 

Altered Carbon

Serie televisiva USA distribuita da Netflix, anno 2018

Ideata da Laeta Kalogridis

soggetto tratto dal romanzo Bay City di Richard K. Morgan.

Prima stagione, 10 episodi.



Categorie:Novità, Recensioni, Satura, Serie tv, Televisione, X MEDIA

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