Maggio all’infanzia: i dilemmi del confronto etico con il futuro della società che cambia

RENZO FRANCABANDERA | Siamo intervenuti qualche tempo fa su questo magazine con una “provocazione” che voleva cercare di forzare la categoria del teatro ragazzi, a volte invero asfittica, anche per ragionare sull’opportunità di un ampliamento della destinazione, e quindi di ragionamenti sempre più ampi, che abbraccino il concetto un po’ più centroeuropeo del tout public.
Il termine definisce spettacoli adatti a dialogare con tutto il pubblico, in cui l’intera famiglia oltre che i ragazzi, compresi quindi gli adulti che sono con loro, possano seguire e trovare una loro dimensione, che abiti i simboli scenici e resti comprensibile a tutti in modo inequivoco.
Abbiamo visto nel recente passato spettacoli colossali e paradigmatici di questo concetto, come alcuni lavori di Milo Rau. E’ evidente che la maturità anagrafica per molti versi aiuta, e che spettacoli indirizzati preferenzialmente ad un pubblico adolescente hanno più ambizione di essere effettivamente accessibili in modo ampio.  Per i più piccoli, per altro, verso esiste una necessità di rappresentazione non banale e banalizzante, in cui il teatro si prenda la responsabilità che ormai per destinazione gli arriva, ovvero quella di superare la volgare didascalia del quotidiano social-televisivo, per dare ai più piccoli strumenti più strutturati e belli di analisi del mondo, cercando di preservare i piani semantici, schivando dove possibile didascalie, preconcetti, stereotipi e forzature.

evento-maggio-disegno-1.pngGli spettacoli di Maggio all’Infanzia, rassegna diretta con successo da Teresa Ludovico e con base principale allo storico Teatro Kismet della periferia est di Bari, hanno mostrato un ampio spaccato di molte delle realtà italiane operative in questa specifica fascia dello spettacolo dal vivo, con nomi anche importanti ed alcuni esiti di particolare pregio.
Scorriamo in una carrellata alcune delle visioni proposte dal festival, con le note di sguardo:

concerto-fragile-2.jpgCasa degli alfieri – Universi sensibili CONCERTO FRAGILE

La regia di Antonio Catalano dirige Sara Bevilacqua e Alessandra Manti in uno spettacolo per i più piccoli dedicato all’universo della sensibilità sonora (qui il video di quanto proposto ad Inbox l’anno passato). La scena separa un proscenio con una vocazione al dialogo con la giovane platea, e un backstage in cui, dietro un paravento di teli e canne, si nasconde un ricco armamentario di oggetti destinati alla produzione sonora e alla suggestione. Inizia pian pianino suggerendo alcune immaginazioni per poi amplificarsi nel progressivo dialogo con i piccoli spettatori, fino ad un finale in cui tutti partecipano creando una sonorità di mare con alcune buste da lettera distribuite fra gli spettatori contenti semini. In alcuni momenti lo spettacolo sa raggiungere livelli poetici notevoli. Da ripensare forse l’inizio, che si apre musicalmente e ritmicamente con un Largo la cui insistenza ha portato più d’un giovane spettatore a reclamare una direzione, un inizio. Ecco, se lo dicono loro… In bimbo veritas.

Fontemaggiore
SOGNO
Dal“Sogno di una notte di Mezza Estate” di W. Shakespeare nasce una riscrittura collettiva a cura di Daniele Aureli, Enrico De Meo, Greta Oldoni, Valentina Renzulli, di cui è affidata la regia a Beatrice Ripoli, cui si deve anche l’ideazione.
Proposto per un pubblico anagraficamente superiore ai 5 anni di età, lo spettacolo riscrive il classico suggestionandolo con un tuffo nella commedia dell’arte, con rimandi alle maschere, che i personaggi indossano, e al lavoro sul corpo, invero interessante e ben condotto. La scena è sostanzialmente vuota se non quando aumentata da suggestioni luminose dai toni notturni. La vicenda narrata si limita infatti al mondo del bosco, agli intrecci d’amore fra mondo dei sogni e realtà umana. Puck sembra voler somigliare ad Arlecchino, i rimandi sono gustosi per gli appassionati del classico ma la riscrittura ha qualche pecca che la regia non supera, perdendosi un po’ nell’operazione di rimando intellettuale. Generose e di qualità le interpretazioni.

dscf2104.jpgDello splendido recente PICCOLI EROI del Teatro del Piccione ispirato alla fiaba di Pollicino abbiamo già scritto qui  su PAC quando lo abbiamo visto a Milano ospite del Teatro del Buratto. Uno spettacolo che dovrebbe diventare un classico del teatro tout public italiano. Bellissimo e con una Simona Gambaro da Ubu, per l’interpretazione ma anche per l’ideazione.

Qui a Bari la Gambaro torna con Paolo Piano su POLLICINO in una produzione Teatro della Tosse/Teatro del Piccione, ideazione e regia di Rodisio (Manuela Capece e Davide Doro). Che non abbiamo potuto vedere. Non siamo riusciti a vedere neanche ZANNA BIANCA della natura selvaggia di Francesco Niccolini molto liberamente ispirato a “Zanna bianca” e a “Il richiamo della Foresta” di Jack London regia Francesco Niccolini; entrambi questi lavori però hanno convinto in modo ampio gli operatori e la critica presente al Festival. Li recuperemo.

Ci è molto molto piaciuto CAPPUCCETTO ROSSO storia eterna per esseri mortali, l’ultima regia del visionario Michelangelo Campanale, uno dei maggiori talenti italiani del teatro fisico, un patrimonio del teatro nostrano che non ha ancora raccolto tutto quello che questo mestiere e questa arte a questo punto gli devono. Campanale, in una creazione che incorpora moltissima danza e si avvale delle coreografie di Vito Cassano, dirige un gruppo di validi interpreti in modo inequivoco: i bambini ritrovano la fiaba, la sua decostruzione e una notevole ricostruzione simbolica legata anche al tema della molestia, e gli adulti possono leggere piani di allusione alla realtà mondiale complessa, alle paure sistemiche che ci vengono instillate.

32972147_1802160449846163_4007890114272296960_n.jpgBambini in delirio in più d’un momento, e capaci di raccogliere tutto senza ambiguità. Abbiamo letto alcune citazioni pittoriche, come l’esecuzione del lupo, che rimanda alla celebre tavola di Goya La fucilazione della montagna del principe Pio.
Ironico, profondo, bello, capace di sfiorare le paure, attraversarle per poi lasciarle andare, sapendo che occorre conviverci perchè il lupo cattivo non muore mai.
Una volta convintosi che l’assenza di parola non toglie necessariamente qualcosa ad un artista del teatro, Campanale e il suo codice potentemente crossmediale ma fatto di oggetti semplici, potranno arrivare a quella affermazione (a nostro avviso con un potenziale internazionale) che è nel loro dna artistico.
Quanto a Cappuccetto Rosso, se avessi un teatro lo programmerei; non avendolo lo consiglio a chi ce l’ha. Ma non per i bambini. Per tutti. In stagione.

musicanti3.jpgViene ospitato dal Teatro Abeliano, altro teatro storico di Bari e partner di questo festival, il lavoro di Teatro delle apparizioni I MUSICANTI DI BREMA, unospettacolo-concerto diBartolini/Baronio e Fabrizio Pallara, con i primi due in scena a raccontare la fiaba, diretti da Pallara. Michele Baronio esegue a chitarra la viva e interessante colonna sonora. L’affezione ideologica con cui lo spettacolo ci seduce rimanda alla controcultura degli anni Settanta e Ottanta, partendo dal superclassico Lavorare con lentezza di Enzo del Re. Gli animali sfruttati fino all’osso e poi buttati via e destinati alla morte sono spunto per una riflessione abbastanza coerente con la dinamica del lavoro presente. Tuttavia, e lo diciamo oltre ogni bacchettonismo, pensare che i bimbi di 5 anni colgano il metamessaggio insito in Anarchy in the UK dei Sex pistols, e altro sostrato sonoro affine che atterra poi su alcune videoproiezioni finali ispirate al mondo del lavoro sfruttato oggi, è un equivoco profondo a nostro avviso, perchè non trasforma I musicanti di Brema in un lavoro tout public, ma in un’operazione che rischia invece di non arrivare in profondità nè con i bambini nè con gli adulti. Certo la fiaba è riproposta quasi integralmente, ma manca del ritmo per i bambini e non ha il coraggio di essere un lavoro per soli adulti, di contenuto dissacrante. Fatta questa scelta, forse lo spettacolo potrà essere ripensato ed arrivare ad un suo dunque.

Tomcat.jpgNello stesso fraintendimento logico (ed ideologico) seppur di segno contrario, cade a nostro avviso il lavoro di Progetto Bottega Bombardini TOMCAT drammaturgia di James Rushbrooke e diretto da Rosario Sparno. Un lavoro di fissità scenica e concettuale forte, in cui il tema di fondo è quello della scienza algida, che afferma sovente la sua necessità, a scapito del valore specifico della vita umana. Un testo in cui lo scienziato protagonista è un uomo dal tratto ambiguo fino al disumano ed autistico, incapace nel profondo di ammettere il dubbio. In uno scenario del genere, la regia abbraccia, nella sostanza, il teorema e colora il personaggio di pochi quesiti, mettendo da un lato la scienza e dall’altro la vita, peraltro addossando solo alle donne un ruolo salvifico e di attenzione al tema, di cui gli uomini paiono per lunghi tratti incapaci.
In onestà penso che nessuna società serena e di progresso possa nascere o fondarsi su questo approccio. Senza il sacrificio umano, i dubbi profondamente etici di scienziati e conoscitori come Bruno e Galilei penseremmo ancora che la terra sia piatta. Un equivoco che lo spettacolo non sana, quindi ne prendiamo le distanze, evitando di entrare nel dettaglio sulla resa scenica, su cui pure non mancano i nostri di dubbi, su ritmo e recitazione.

Love-is-in-the-air.jpgLOVE IS IN THE AIR (Belgio) di Andrea Farnetani è una proposta di teatro e giocoleria che ammicca però ad una sovrastruttura sul senso dell’arte, del comico nel teatro, del fallimento e della solitudine dell’artista. Indubbie le abilità del giocoliere, onestamente meno nitida e interessante l’operazione concettuale, che rischia a volte di diventare “troppa”. L’irridente scherno del limite dell’ora a cui va portato ad ogni costo lo spettacolo, in realtà finisce per riguardare anche la creazione stessa, che in alcuni punti pecca di sostanza. Non basta il pensiero. Occorre poi una sua declinazione scenica profonda, che vada oltre le trovate, che invece finiscono a tratti per prendere il sopravvento. Una regia vera ed esterna averebbe aiutato. Un dubbio personale, poi: io a bambini, che poi nel corso dello spettacolo vengono comunque invitati a fare loro alcuni giochi, non farei vedere corde attorno al collo da stringere. Si può fare lo stesso numero di abilità, ma senza innescare possibilità emulative rischiose.

Ha debuttato a Matera, città partner con Napoli del Festival Maggio all’Infanzia, IL DIARIO DI ADAMO ED EVA di Dario De Luca liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Mark Twain, con i notevoli e generosi Elisabetta Raimondi Lucchetti e Davide Fasano. Il debutto nazionale ha luogo al Museo archeologico nazionale “Domenico Ridola” per questa produzione di Scena verticale suggerita ad un pubblico dagli 8 anni in su e che prendendo spunto dal mito biblico, attraversa il rapporto ma anche gli stereotipi delle differenze fra uomini e donne. Lo aveva pubblicato Stampa Alternativa nella mitica collana Millelire. Ora siamo nell’era dell’Euro… Ma vi favoriamo il pdf di Twain prima che il nascituro governo ci porti fuori pure da questa moneta.
Notevole sia il lavoro fisico iniziale, in cui abbiamo rivisto alcuni movimenti di Xavier Le Roy, che le interpretazioni dei due giovani, per una commedia ambientata in un finto Eden. 69f7c390-14cc-4ed5-a85f-5f846b06ae6c.jpgLa riscrittura che De Luca distilla dal diario di Twain trasforma i diari dei due antenati in un dialogo stile Mork&Mindy con un’entità luminosa esterna, e come nella serie tv gioca sulle diversità proprio di approccio e ragionamento differenti fra donne e uomini. Che sicuramente esistono anche a livello cerebrale, con una supremazia, che pure lo spettacolo sottolinea in modo divertente, della donna nelle abilità multitasking e di pensiero, rispetto all’uomo, dal tratto un po’ troglodita e urlante nello spettacolo. La sintesi va certamente nel senso di giocare ironicamente con gli stereotipi. Ovviamente, il rischio di un testo brillante ma a suo modo “antico”, fondato sugli stereotipi di genere è di rimanerne un po’ prigionieri involontariamente, e quindi  forse anche decostruirne qualcuno potrebbe aiutare a riequilibrare secoli di preconcetto su demarcazioni così nette circa le abilità legate al genere. In fondo Twain era uomo di un secolo e mezzo fa, prima del Sessantotto e delle conquiste novecentesche.
Insomma, l’ombrello di foglie poteva anche inventarlo Eva! Sì, ma poi ad Adamo che facciamo fare? Bel dubbio, che è in fondo anche la crisi di ruolo del nostro tempo della figura maschile. Forse non male come suggestione, quella di un uomo che impari non solo l’empatia ma anche il fare dalla donna, e sedi i propri istinti violenti in nome di una cultura più cooperante. In parte nello spettacolo accade. Magari essere più espliciti su qualche passaggio può essere utile a favorire proprio la pienezza comunicata delle parità differenti.
E’ uno stimolo-provocazione che lasciamo al pensiero registico, su uno spettacolo che ha peraltro elementi di grandissima qualità, sia nell’impianto scenico (bellissimo, oltretutto, il finale di ombre) che nella direzione degli attori.

Chiudiamo questa carrellata con il nuovo lavoro di Principio Attivo Teatro, che propone IL PRINCIPE FELICE CON LIETO FINE regia e interpretazione di Giuseppe Semeraro e Cristina Mileti, su drammaturgia di Valentina Diana.
L’idea è quella di una sorta di impresa sociale con gli addetti vestiti in tuta bianca, il cui scopo è riuscire nell’ardua impresa di inventare un finale lieto per una delle fiabe più tristi della storia della narrativa per ragazzi. Lo spettacolo ha di fatto una scenografia di sola luce e fumogeni, per una trasposizione scenica fondata sull’interpretazione, che ovviamente sa raggiungere anche momenti di pathos significativi, ricostruendo il doloroso percorso di generosità autodistruttiva del principe, che si immola per dare tutto ai bisognosi. Ci sono tuttavia anche momenti un po’ larghi e irrisolti, lunghi come i giri della rondinella in cerca di poveri a cui mendicare. L’idea scenica c’è, ma un po’ diluita: deve ancora trovare altri momenti poetici vigorosi su cui poggiare con più equilibrio la resa complessiva.

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Casa degli alfieri – Universi sensibili
CONCERTO FRAGILE
regia Antonio Catalano
con Sara Bevilacqua e Alessandra Manti
Fontemaggiore
SOGNO
da “Sogno di una notte di Mezza Estate” di W. Shakespeare
con Daniele Aureli, Enrico De Meo, Greta Oldoni, Valentina Renzulli
drammaturgia collettiva
ideazione e regia
Beatrice Ripoli

Associazione culturale Tra il dire e il fare/Compagnia La luna nel letto
coproduzione Crest, Teatri di Bari
CAPPUCCETTO ROSSO storia eterna per esseri mortali
con Claudia Cavalli, Erika Di Carlo, Francesco Lacatena, Marco Curci, Roberto Vitelli drammaturgia, regia, scene e luci Michelangelo Campanale coreografie Vito Cassano assistente alla regia Annarita De Michele

Teatro delle apparizioni
I MUSICANTI DI BREMA
spettacolo-concerto di Bartolini/Baronio e Fabrizio Pallara
con Tamara Bartolini e Michele Baronio
regia Fabrizio Pallara
musiche dal vivo Michele Baronio

Progetto Bottega Bombardini
Coproduzione Teatro Stabile Mercadante e Casa del contemporaneo.
TOMCAT
di James Rushbrooke
traduzione Roberto Vertolomo
con Francesca de Nicolais, Luca Iervolino, Elisabetta Pogliani, Fabiana Fazio, Rosario Sparno
regia Rosario Sparno

Circo El Grito
LOVE IS IN THE AIR (Belgio)
di Andrea Farnetani

Scena verticale
IL DIARIO DI ADAMO ED EVA
di Dario De Luca
liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Mark Twain
con Elisabetta Raimondi Lucchetti e Davide Fasano
assistenza alla regia Gianluca Vetromilo

Principio Attivo Teatro
IL PRINCIPE FELICE CON LIETO FINE
con Giuseppe Semeraro e Cristina Mileti
drammaturgia Valentina Diana
regia Giuseppe Semeraro e Cristina Mileti



Categorie:Novità, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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