Della delicatezza del poco e del niente: il “Sei” di Latini nel corpo di Di Tanno

Pirandello_-_Sei_personaggi_in_cerca_d'autore,_1921RENZO FRANCABANDERA | Fra gli appuntamenti più attesi di Primavera dei Teatri, Festival delle arti sceniche che da 19 edizioni si svolge a Castrovillari, in Calabria, va registrato senz’altro il debutto della nuova regia di Roberto Latini con il suo Sei. E dunque, perché si fa meraviglia di noi?, creazione e occasione di riscrittura di Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello.

Il titolo dello spettacolo fa evidentemente riferimento all’opera di Pirandello ma aggiungendo al titolo quel tanto che basta per lasciar intendere che si tratta di una riscrittura di senso, in cui Latini racconta quasi il tormento spiritico che la relazione fra teatro e personaggi ha, con riguardo al testo scenico.
Lo fa ricorrendo alla battuta con cui Il Padre risponde al Direttore in un dialogo sull’indipendenza dei personaggi dall’autore che li crea (di fianco nella pagina della prima edizione del 1921).
Il rimando di senso che il titolo incorpora, allude evidentemente alla battuta precedente del Padre, quando appunto dice una cosa che forse sintetizza l’impegno di Latini nelle sue ricerche negli ultimi mesi, forse anni, ovvero quanta distanza e indipendenza possa un personaggio avere rispetto al suo autore dopo che questi lo ha portato in vita:

Quando un personaggio è nato, acquista subito una tale indipendenza anche dal suo stesso autore, che può esser da tutti immaginato anche in tant’altre situazioni in cui l’autore non pensò di metterlo, e acquistare anche per se stesso un significato che l’autore non si sognò mai di dargli!

A questa ricerca si abbina quanto il regista stesso riferisce nelle note di regia, ovvero l’intenzione di fissare quanto rimane nelle maglie poetiche del pensiero teatrale, “nella delicatezza del poco e del niente. Questo è davvero quello che mi interessa”, evidentemente citando il verso di Mariangela Gualtieri in Giuro per i miei denti di latte.

Come nella regia de I giganti della montagna, di cui favoriamo a questo link il video integrale,  e che era interpretato da Latini stesso, l’approccio è quello della reductio ad unum dei personaggi, la ricerca per il tramite di un processo di analisi capace di ricondurre fenomeni diversi ad un unico principio esplicativo.
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Foto Angelo Maggio

In questo adattamento, il principio coagulante è la cartografia di senso che si costruisce attorno al corpo scenico di PierGiuseppe Di Tanno, una delle geografie attorali più sofisticate e interessanti della giovane scena italiana, classe ’83 e con già molte collaborazioni importanti: un attore e performer che avevamo segnalato di recente per il notevole Lucifer di Industria Indipendente, visto l’anno passato al Festival Armunia – Castiglioncello (dove pure replicherà a breve questo lavoro di Latini, che Armunia produce).
Già in quell’occasione Di Tanno si era distinto per un portato fisico capace di trasudare intenzione, direzione, torbida essenza del fragile.

Latini gli (e si) complica il compito, privando lui e gli spettatori della mimica facciale per circa 30 minuti di recitato, preferendo una maschera che richiama alla mente un’altra recente regia, quella de Il teatro comico, e che si lega in una ideale trilogia sul destino del personaggio ai due testi di Pirandello. Non può che valere per Sei. ancor più che per I giganti l’intenzione che Latini dichiarava a proposito di quel lavoro quando diceva:

Voglio immaginare tutta l’immaginazione che posso per muovere dalle parole di Pirandello verso un limite che non conosco. Portarle “al di fuori di tempo e spazio”, come indicato nella prima didascalia, toglierle ai personaggi e alle loro sfumature, ai caratteri, ai meccanismi dialogici, sperando possano portarmi ad altro, altro che non so, altro, oltre tutto quello che può sembrare.

Le parole, le parole, le parole! sono queste il personaggio che ho scelto.

Latini vuole proprio scatenare il significare delle parole in un portato attorale che richiama ad un post-punk della commedia dell’arte e delle tematiche stesse, attraversate nell’angosciosa solitudine dei personaggi che gli autori di cui si è occupato da ultimo, da Goldoni a Pirandello, hanno lasciato andare volutamente alla deriva.
Di Tanno agisce i Sei nella prima parte con vigoria disperata, a tratti un po’ urlata, cercando, in una luce bianca e con un fondale mosso di tanto in tanto dal vento, movimenti e gesti quasi grotteschi, gotici, ambigui, come non di rado è il suono della sua voce e il suo corpo, stretto nel latex dalla cinta in giù, con lo smalto alle unghie ed una maschera quasi felina.

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Disegno realizzato dal vivo da Renzo Francabandera

La maglietta verrà strizzata, sudata dalla titanica impresa di dar senso alle parole, senza volto e costretto su una mattonella di vetro ad un metro e mezzo da terra, dopo mezz’ora di questo esercizio, potentemente seducente quanto ovviamente anche respingente. Ma il tema della costrizione alla parola deve essere una questione che ha probabilmente a che fare con il nostro tempo, se è vero che molti registi la adottano e vi ricorrono  (ricordiamo anche Latella nel suo Ma) come espediente scenico.
Latini non la pretende, sarebbe davvero troppo, antiteatrale per certi versi, ma mette l’attore su un piedistallo che in fin dei conti è una torturante costrizione dello spirito, potrebbe essere un crocifisso e a conti fatti per molti versi lo diventa, dandogli come croce un fondale di stoffa bianca al quale l’attore ha il permesso di tanto in tanto di asciugarsi dal sudore: un po’ come a dire che il teatro si pulisce con se stesso. Insomma una animalità sudante e suadente, che invece nella seconda parte cercherà di arrivare nell’animo del pubblico in modo diretto, scenicamente più accessibile e confortevole.
Qui nessun macchinista sbaglia (come accade nel testo pirandelliano) facendo calare il sipario, anzi, si solleva un’americana, tirando su un telo di proiezione. A dire il vero ad inizio spettacolo simbolicamente quella americana si abbassa: forse Latini che ironicamente ci dice che questo Sei. è tutto uno sbaglio? E’ certamente un atto scenico voluto quello dello spettacolo che inizia con l’americana che cala giù, e dunque ne abbiamo azzardato interpretazione.

Tornando alla recita: conclusosi il tempo in maschera, Di Tanno scende dal piedistallo ed esce per un paio di minuti, in cui prendono la scena, nel buio, le parole significanti del drammaturgo siciliano, proiettate, esplose nel loro simbolico segno grafico: l’attore ritorna per un finale di suggestioni, dove via via Pirandello si mescola ad altro, fino a Shakespeare, all’Amleto, come l’acqua in cui affogano i personaggi dei due drammi.

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Disegno realizzato dal vivo da Renzo Francabandera

Un nesso sviluppato in modo giocoso, anche se a conti fatti ridondante rispetto al filo teso che fino a quel momento ha retto l’analisi dell’opera pirandelliana. A sorreggere questa parte più ad effetto, un combinato di luci e musiche / effetti sonori molto serrato, frutto dell’incastro creativo rispettivamente di Mugnai e Misiti. Non banale.
Chissà se vivrà fino all’ultima replica di “Sei.” questo inserto spurio shakespeariano: Latini non è nuovo a modifiche dei suoi lavori in corso d’opera. Certamente l’aggancio, l’ironia con cui viene proposto, favorisce un finale di maggior prossimità  con il pubblico, che fino a quel momento viene metaforicamente prima bastonato e poi baciato con la lingua in modo languido, nel suo rapporto con l’attore e la parola.
Cosicché, quando una appassionata di teatro e di Latini, a replica finita, mi ha chiesto via Whatsapp che impressione ne avessi avuto a caldo, ho cercato di restituirle nella scorticante brevità di un messaggio alcune di queste questioni affascinanti, potenti e difficili.
Al che lei mi chiede: “Il giudizio è positivo nel complesso?”
Ed io: “Complesso, nel positivo”
Ed è così.

Sei. E dunque, perché si fa meraviglia di noi?

drammaturgia e regia Roberto Latini

musica e suono Gianluca Misiti

luci e direzione tecnica Max Mugnai

assistente alla regia Alessandro Porcu

con PierGiuseppe Di Tanno

produzione Fortebraccio Teatro

con il sostegno di Armunia Festival Costa degli Etruschi

con il contributo di MiBACT e Regione Emilia-Romagna



Categorie:Novità, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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