Dal fumetto alla scena le ossessioni e imperfezioni di dodici ragazzine romane

01Ragazzine_phMagliocchettiLAURA NOVELLI | Le voci inizialmente sono flebili. Non insicure ma senza dubbio gradevolmente inesperte. Vi si annida una freschezza naturale che intorbidisce le acque della finzione lasciando che la realtà – la verità – diventi biografia artistica. Queste voci esplodono poi nel canto, si fanno battagliere, si rivolgono direttamente al pubblico, lo chiamano a partecipare, a spingere in avanti l’azione. Sono le voci delle giovani studentesse under 18  protagoniste della performance Le ragazzine stanno perdendo il controllo. La società le teme. La fine è azzurra. che la regista friulana Eleonora Pippo ha presentato al Teatro India qualche sera fa nell’ambito del Festival Dominio Pubblico (www.dominiopubblicoteatro.it). Non un vero e proprio spettacolo bensì un progetto ‘people-specific’ che parla di adolescenza, ricerca identitaria, amicizia, bullismo, illusioni e disillusioni giovanili prendendo come volano di ispirazione l’omonimo teen drama a fumetti di Ratigher (al secolo Francesco D’Erminio) vincitore del Premio Micheluzzi al Napoli Comicon 2015.

ELEONORA PIPPO _ Le ragazzine stanno perdendo il controllo _ Genova - pic. Andrea Pizzalis13

Il format ha una fisionomia itinerante e prevede la creazione di un gruppo di ragazze tra i tredici e i diciotto anni selezionate ad hoc le quali, diverse a seconda del luogo in cui è in programma l’allestimento, lavorano insieme alla regista per una sola settimana e in questo tempo breve costruiscono una drammaturgia originale. Una sorta di partitura interpretativa che ‘usa’ le sapienze personali e le fisicità delle protagoniste inseguendo un leitmotiv ineludibile: il rapporto con il proprio corpo, l’ossessione per le analisi cliniche e la diagnostica per immagini, la pulsione alla malattia e alla morte. Spiega  la stessa Pippo: «Le ragazzine che partecipano a questo progetto si assumono una grande responsabilità;  si mettono in gioco affrontando e raccontando temi assoluti ed terni come l’individuazione di sé e la morte… in soli sette giorni! Una sfida chiaramente impossibile! Lo spettacolo sta proprio lì: nel farlo comunque, nell’accettare ed esporre l’imperfezione. È questo il vero significato del titolo… La perdita di controllo di cui si parla.»

Diciamo quindi che il lavoro, pur ponendosi nell’alveo di una ben consolidata tradizione di performance partecipata, cambia a seconda del materiale umano coinvolto ma rimane sempre fedele all’idea di incompiutezza, di estemporaneità, di pericolo (scenicamente parlando) cui la sua stessa natura lo pone e lo espone.

mockup-ragazzine_controllo-350x350Dopo la prima esperienza maturata in seno al Kilowatt Festival dello scorso anno, la versione romana di questa interessante operazione ha visto in scena la Compagnia locale temporanea composta dalle brave Caterina Di Lascio, Diana Belmonte, Elisa Spalletti, Giulia Ducci, Linda Lombardino, Martina Mencarelli, Martina Potitò, Olivia Vecchiarelli, Polina Rotellini, Sofia Di Furia, Sofia Sigismondi e Valeria Barsi. Abiti moderni e casual, capelli per lo più lunghi, le ragazze occupano lo spazio del proscenio sedendo di lato. Le luci sono alte. La scena è spoglia. Una tastiera al centro. Un grande e misterioso telo azzurro dietro di loro. Lo gonfieranno solo alla fine della pièce dandogli la forma di una mastodontica scultura/installazione – “La fine azzurra” il titolo – che richiama in modo esplicito il fumetto  di Ratigher e che è opera anch’essa della regista.

Una ragazza minuta e biondina e un’altra più robusta e dai lunghi capelli rossi si alzano in piedi e parlano tra di loro. Sono le due amiche protagoniste. La prima coppia chiamata a parlare di sé, ad alludere più o meno esplicitamente alla loro stravagante passione per le analisi mediche, a invocare con scioltezza disarmante che qualcuno degli spettatori si presti a fare il ruolo della prof.  di inglese. La scuola fa da sfondo a questo dialogo modernissimo e vero, pur nelle sue declinazioni surreali, e poi il testimone passa ad altre giovani attrici: basta un cambio di maglietta e i due ruoli ora assumono le fattezze di altri corpi, di altre voci.

Ad interrompere questa narrazione così diretta arrivano le canzoni eseguite dal vivo (alcune con accompagnamento pianistico, altre cantante a cappella)  e tutte in modo egregio: il repertorio spazia da Sinéad O’Connor a Tiziano Ferro, da Bruno Mars a Laura Pasini fino al collettivo trentino Pop X. E arriva – soprattutto – quell’intreccio di lettere scritte dal futuro che suonano come disillusioni leopardiane cariche di nostalgia. Raramente le luci calano. Tutto è verità. I litigi. La competizione. Le gare di bellezza. Il cinismo. La distanza. La separazione. Persino il dramma terribile evocato ala fine.  E’ verità la voce di quelle spettatrici e di quegli spettatori che si offrono di diventare per qualche minuto genitori, insegnanti, fidanzati estemporanei e anch’essi, dunque, artisticamente imperfetti. Ma appunto l’imperfezione nutre le fondamenta stesse di questo progetto. Che è – nella sua più intima radice –  un progetto di educazione al teatro, alla sua bellezza e alla sua fisiologica vitalità in divenire.

In questo senso il lavoro della Pippo richiama esperienze simili (penso alla Non scuola delle Albe o al lavoro con gli adolescenti di Biancofango, solo per fare due esempi) ma ci invita anche ad una riflessione pedagogica più ampia, perché del teatro i giovani avrebbero un bisogno estremo e bisognerebbe incontrarlo sulla propria pelle in ogni scuola, in ogni luogo di ritrovo e di aggregazione. Quanto emerge dall’ultimo rapporto di Save the Children sui ragazzi italiani (Nuotare contro corrente. Povertà educativa e resilienza in Italia) è destabilizzante. E allora, malgrado i vuoti, le incertezze, le indubbie ingenuità di un lavoro costruito in poco tempo,  Le ragazzine stanno perdendo il controllo. La società le teme. La fine è azzurra. ha qualcosa da insegnare a tutti noi. Basta così poco per trasformare un’intuizione in un ballo di hula hoop irradiato di grazia e insieme di sommessi dolori.

LE RAGAZZINE STANNO PERDENDO IL CONTROLLO.

LA SOCIETÀ LE TEME. LA FINE È AZZURRA.

Le post- millennial girls protagoniste del progetto teatrale partecipato

ispirato al celebre fumetto di Ratigher

concept e regia Eleonora Pippo

Il progetto è co-prodotto da Teatro della Tosse di Genova e Eleonora Pippo con il sostegno di Coconino Press-Fandango Editore e Kilowatt Festival.

3 giugno | Teatro India, Roma

Le prossime date: 13 Luglio 2018 Pergine Spettacolo Aperto Festival, Pergine TRENTO, 14 Ottobre 2018 Zona K, MILANO, 27 Gennaio 2019 Nuovo Teatro Sanità, NAPOLI

http://www.leragazzinestannoperdendoilcontrollo.com



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