Carne e Sangue: alla ricerca della propria identità

CECILIA BARTOLI | La Compagnia “Babilonia Teatri”, portando in scena presso il Teatro Era di Pontedera lo spettacolo “Pedigree”, è riuscita a fare quello che ci si aspetta da un buono spettacolo: condividere con il pubblico l’indagine su un tema (in questo caso contemporaneo e abbastanza controverso), senza pretendere di offrire soluzioni determinate, ma solo stimolando nuovi punti di vista. Infatti, presentando la storia del protagonista (figlio biologico di un donatore di sperma sconosciuto, cresciuto e molto amato dalle due madri, Marta e Perla), ha dato rilevanza ad un aspetto di questo genere di dinamiche spesso ingiustamente ignorato: il punto di vista del figlio. Puntando, così, l’attenzione sulla radice drammaticamente e unicamente umana della domanda: “Cos’è un padre?” e di tutte le altre domande che, inevitabilmente, la seguono.

Che la questione non fosse da risolversi in una disputa ideologica, ma afferrando a mani nude la matrice umana del problema (fatta quindi di carne, ossa e sangue), lo hanno testimoniato in prima istanza gli elementi scenici più appariscenti di tutto lo spettacolo: i cinque polli veri, infilzati sullo spiedo dal protagonista senza nome (interpretato da Enrico Castellani) pochi attimi prima dell’inizio del suo racconto. Racconto, sì, perché non si può dire con certezza che il protagonista di quella storia fosse “realmente” lì, sulle tavole di quel palcoscenico. Infatti, Enrico Castellani, attraverso una recitazione scandita, dal tono quasi neutrale, si è mantenuto volutamente e perfettamente sulla soglia tra l’interpretazione e l’enunciazione del testo (da lui scritto), mettendo una distanza (testimoniata anche dall’uso del microfono) che ha favorito la fruizione critica dell’intero spettacolo da parte del pubblico. Ma non sono state solo le parole del lungo monologo del protagonista a suscitare le emozioni più forti. Rabbia, tenerezza, solitudine, violenza. Questi i sentimenti che trapelavano da alcuni intermezzi muti e poetici. Come la dolcissima danza d’amore con le due amate madri o il brutale “parto maschile”. Immagini che aprivano uno squarcio su quella neutralità vocale, fornendo una visione dell’emotività del protagonista.

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Le domande rappresentano i famosi “viaggi che valgono più della meta da raggiungere” perché sono pensieri aperti, dinamici, coraggiosi; mettono alla prova e, talvolta, spaventano. Ed è forse proprio un viaggio quello che il protagonista percorre durante tutto lo spettacolo: seduto sul suo side-car (un trono sul quale non ha chiesto di sedersi), alla ricerca della propria identità. Un viaggio lungo quanto il tempo di cottura di quei cinque polli, alla ricerca del senso di quella parola, “padre”, la quale da sempre si è ritrovato costretto a cancellare.

PEDIGREE

di Babilonia Teatri
regia Babilonia Teatri

con Enrico Castellani e con Luca Scotton
parole Enrico Castellani
cura Valeria Raimondi
luci e audio Babilonia Teatri/Luca Scotton
direzione di scena Luca Scotton
un progetto di Babilonia Teatri

produzione Babilonia Teatri, La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale
co-produzione Festival delle C olline Torinesi
organizzazione Alice Castellani
scene Babilonia Teatri
costumi Franca Piccoli
foto di scena Eleonora Cavallo

 

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Categorie:Novità, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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