La travolgente forza scenica di Gianfranco Berardi in “Amleto take away”

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Gianfranco Berardi in Amleto take away

PAOLA ABENAVOLI | Spiazzante, irrefrenabile, coinvolgente: Gianfranco Berardi torna con un nuovo spettacolo che, ancora una volta, coincide con la sua forza scenica, la sua capacità di destrutturare racconto, parole, significati e ricostruire un percorso in cui ironia e narrazione realistica del mondo attuale si uniscono in un ritmo senza pari, portandoci in quell’universo teatrale originalissimo e intenso che l’attore e drammaturgo è riuscito a creare in questi anni.

Tornano i temi della realtà e dell’apparenza, le parole ed i gesti privi di senso che ci circondano, le difficoltà, le paure e le sconfitte, le follie, la forza, l’amore: tornano i temi della drammaturgia di Berardi, ma soprattutto i temi contemporanei. Che in fondo sono universali: ed ecco, allora, che a portarli in scena può essere un novello Amleto, ma un Amleto take away, che, in questo mondo preda di dubbi e paure, non può che essere simbolo di un uomo che da questo vortice viene travolto e coinvolto. Ma ben sapendo, in questo caso, ciò a cui va incontro.

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Berardi in una foto di scena

Già dal suo ingresso in scena: quasi un Cristo in croce, stagliato su un fondale mobile, incorniciato da un sipario aperto. Berardi si muove venendo quasi incontro agli spettatori, entrando nel “gioco” realtà-finzione, verità-rappresentazione. Raccontando sé stesso, il suo percorso personale (emerso anche, ad esempio, in Io provo a volare), il suo desiderio di fare l’attore, la sua vita familiare. Ma non è Gianfranco a farlo, è quel moderno Amleto in cui trasfonde se stesso: quello che parla con il padre, quello che dubita, ma solo alla fine, restando sempre invece vitale, pur nella consapevolezza di vivere in una società vuota, in cui la riflessione, il porsi dubbi potrebbe sembrare qualcosa di superfluo. E, ancora una volta, è il tono, il linguaggio, lo stile con cui la compagnia Berardi-Casolari traspone tutto questo in scena, a fare la differenza: uno stile che contraddistingue il protagonista, il suo modo di trascinare autenticamente il pubblico, di coinvolgerlo, di essere straordinariamente vero nella sua ironia; uno stile in cui il tragicomico – o meglio, quella stessa grande e travolgente ironia che vira improvvisamente in una riflessione “malincomica” – delinea con verità l’assurdità di un mondo contemporaneo sempre più disperso e contraddittorio. E poi l’uso delle parole, che nel protagonista trovano ancora senso proprio, quello che nella realtà si perde: ironizzare su quelle parole per trovare ancora questo senso perduto, in una quotidianità in cui il dubbio amletico diventa “to be o fb”.

Ironia, dunque, nella lettura del mondo, per un Amleto che si stacca da quella immagine creata da Shakespeare per diventare un uomo non meno dubbioso, ma consapevole di ciò che gli accade, che non si tira indietro. Che gioca con le sue sconfitte, come quando indossa la maglia dell’Inter, quella squadra folle ma da amare. E l’amore è un’altra follia, da rifiutare per paura e poi da accettare come unico mondo possibile.

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Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari

Ma teatralmente, nel riproporre tutto questo, non c’è nulla di scontato: il teatro di Berardi-Casolari è fisico, oltre che un irrefrenabile e coinvolgente flusso di parole; è un movimento testa-parola-cuore che non si ferma, che fa degli oggetti scenici un tutt’uno con il protagonista, divenendo strumenti di viaggio, di racconto, di sosta e riflessione; è un sogno di un mondo possibile da costruire che si interseca con quello reale, quello dell’oggi dominato dall’apparire, dai mezzi di comunicazione, dai social, dai rapporti amorosi che si costruiscono sul virtuale. E se anche, a tratti, gli elementi dell’attualità sembrano poter prendere il sopravvento su un racconto più universale, allontanandosi un po’ dalla linea iniziale, dalla metafora del personaggio shakespeariano, è poi sempre la forza attoriale e interpretativa di Gianfranco Berardi che, insieme a Gabriella Casolari, travolge autenticamente lo spettatore, riempie il palcoscenico come pochi altri, facendoci ritrovare la speranza che oggi non si consumi tutto, anche la cultura, come un veloce “take away”.

Amleto take away

di e con Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari

Musiche Davide Berardi e Bruno Galeone

Luci Luca Diani

Produzione Compagnia Berardi-Casolari – Teatro dell’Elfo

con il sostegno di Emilia Romagna Teatro Fondazione, Festival di Armunia Castiglioncello, Comune di Rimini-Teatro Novelli

Festival Primavera dei Teatri

Teatro Vittoria – Castrovillari

Prima nazionale 31 maggio 2018

http://www.berardicasolari.it



Categorie:Novità, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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