Tra semplicità e delicatezza, il viaggio di un Amore universale

REBECCA MOUTIER | Amore. Parola che apre e chiude l’intero spettacolo.

Che cosa significa “amore”? È solo un termine affettuoso con cui una vecchietta si rivolge al marito, chiamandolo continuamente per cercare di riportargli alla mente alcune delle loro esperienze giovanili che lui pare non ricordare? La parola amore diventa un banale intercalare?

Non è soltanto questo. È proprio l’amore, infatti, il protagonista dello spettacolo messo in scena con grazia, comicità e sincerità dalla Compagnia Scimone Sframeli lo scorso 3 febbraio al Teatro Era di Pontedera.

La drammaturgia di Spiro Scimone e la regia di Francesco Sframeli portano sul palco due anziane coppie che, alternandosi e confrontandosi, gettano sul pubblico piccoli grandi dettagli del loro amore.

0917-696x463.jpgIl vecchietto e la vecchietta, rispettivamente Spiro Scimone e Giulia Weber, e i due pompieri, interpretati da Francesco Sframeli e Gianluca Cesale, occupano il palcoscenico muovendosi all’interno di una scenografia scarna, ma simbolica, a cura di Lino Fiorito.

Sullo sfondo, solo un telo sul quale sono dipinti quattro cipressi. Di fronte ad esso, due tombe in legno a due piazze che si trasformano, sul finale, in letti matrimoniali. Ordine e simmetria sono le parole chiave.

Le luci variano di intensità e qualità nel corso dello spettacolo. Una prima fonte luminosa nascosta illumina la porzione sinistra del palco, occupata dal vecchietto e dalla vecchietta. L’illuminazione si fa intensa e totale solo quando entrano in scena i due pompieri, i quali invadono l’intero palcoscenico, muovendosi in modo disordinato con il loro camion, simboleggiato da un carrello del supermercato. Due fonti luminose evidenziate sono rappresentate dalla sirena lampeggiante dei pompieri, che più volte illumina la scena direttamente dal palco o da dietro le quinte, e dalle croci poste sulle sponde dei letti/bare; queste vengono accese e spente a fasi alterne dalle due coppie e invadono la scena con una luce calda.

La simmetria di molti gesti e il ritmo dato dalle parole offrono la possibilità di raggiungere un necessario equilibrio tra drammaticità e comicità, permettendo di trattare con leggerezza tematiche importanti.

Alle continue ripetizioni interne ai dialoghi, a tratti cantilenati, si affiancano i lunghi silenzi. Sono proprio questi a dare corpo a tutto lo spettacolo. Ogni momento in cui la vecchietta cerca di far tornare alla mente al marito le esperienze passate è seguito da un silenzio e da sguardi fissi che raccontano molto più di tante parole. Pieno di sentimenti e di cose da dire, il silenzio è la parte più difficile da scrivere secondo il parere del drammaturgo Spiro Scimone.

Le risate non mancano quando i dialoghi e le azioni rimandano a un’evidente ironia. Ma al riso si affiancano teneri sorrisi e, in certi momenti, anche sorrisi amari.

Amore e morte convivono sul palco e si concedono a vicenda un po’ di spazio, senza permettersi mai di superarsi completamente. Le due coppie, consapevoli di vivere gli ultimi momenti della propria esistenza, cercano di recuperare emozioni passate e di donare loro nuova vita. I ricordi giovanili sono un pretesto per vivere in modo autentico il loro amore nel “qui e ora”. È possibile adesso difendere senza timore l’intimità.

Nessuna musica accompagna questa tenera ricerca di amore. È sufficiente la musicalità dei dialoghi a tenere viva l’attenzione degli spettatori. Solo la sirena dei pompieri, spaventando più volte i vecchietti, porta sul palco un suono inedito, ricordando loro ciò che li aveva frenati in passato.
Ma non c’è più bisogno adesso di reprimere passioni e sentimenti. Anche i due pompieri possono, in questa fase finale della loro vita, liberarsi da ogni catena e vivere in modo autentico quell’amore che erano costretti a nascondere da giovani.

Fra dialoghi che si riprendono continuamente e riflessioni che si nascondono dietro alle parole delle due coppie, l’amore cresce e si annida fra le cure che la vecchietta riserva al marito e le attenzioni del pompiere verso il proprio comandante. Questo sentimento accompagna fino alla fine le storie dei quattro personaggi, i quali diventano consapevoli di potersi ormai esprimere senza paura.

Manifesto di un amore universale, Amore è un grido di speranza e un inno alla vita.

 

AMORE
Compagnia Scimone Sframeli

Regia: Francesco Sframeli

Attori: Francesco Sframeli, Spiro Scimone, Giulia Weber, Gianluca Casale

Teatro della Toscana Era| Pontedera

 

 

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Categorie:Novità, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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