Tre sorelle a San Pietroburgo: il Čechov russo di Valerii Galendeev

ELENA SCOLARI | Vedere Čechov in Russia, vedere come gli spettatori russi reagiscono alla messa in scena di un autore celebre, loro connazionale, vedere Le tre sorelle – in russo ТРИ СЕСТРЫ – al Maly Drama Teatr (trad. Piccolo Teatro drammatico) di San Pietroburgo (il teatro di Lev Dodin), nella regia di Valerii Galendeev, braccio destro di Dodin in molti lavori.

Cercare di traslitterare dal cirillico i nomi dei personaggi sul programma di sala ed esultare quando in mezzo a tutti quei bellissimi caratteri si riescono finalmente a riconoscere i nomi di Irina, Mascia e Olga (Ирина, Маша,Ольга)!
Il Maly Teatr si trova in una vivacissima via della città, la Rubinstejna, piena di gradevoli locali all’aperto, dove bere e mangiare prima o dopo teatro. Nell’atrio le locandine degli spettacoli di Dodin, molti dei quali passati anche in Italia. Nei corridoi le belle foto in bianco e nero di tanti capolavori teatrali che abbiamo visto e amato grazie alle stagioni del nostro Piccolo Teatro d’Europa a Milano (Gaudeamus, Zio Vania, Il giardino dei ciliegi…).
Si entra tutti insieme, al tintinnare della campanella che apre le porte della sala.
Ci sono i sopratitoli in inglese ma per non rischiare di trovarmi impreparata avevo provveduto a una provvidenziale rilettura del testo che mi ha permesso, qua e là, di lasciarmi andare al suono della lingua sovietica, che si srotola vivissima come i tanti canali della Neva che rendono San Pietroburgo una città indissolubilmente legata all’acqua.

La scena è scura, dominata dal legno di una grande facciata della casa di provincia dove si svolge tutta la vicenda, facciata interrotta da due piani di finestre, altrettante cornici per scene di retroguardia che avvengono mentre il dialogo principale si tiene davanti alla casa stessa, gli attori recitano infatti perlopiù fuori da questo luogo, come se la loro parte vitale prendesse ossigeno solo uscendo da quelle mura.

La compagine degli attori è equilibratissima, la qualità di tutti è molto alta, come del resto la migliore scuola di teatro russo ci ha abituato a vedere in tante occasioni, è anche questo che consente di non accorgersi delle tre ore piene che si passano ascoltando i pensieri, le aspirazioni, le riflessioni, le delusioni e gli slanci, il “filosofeggiare” apparentemente vacuo dei personaggi cechoviani.
Ci sono molti militari ne Le tre sorelle, non essendo in guerra, numerosi tenenti e sottotenenti hanno del gran tempo da perdere e lo perdono frequentando, tra un samovar e l’altro, la casa dei Sergèevič dove si incrociano le vite di Mascia, Irina e Olga ma anche quelle di loro fratello Andrèj e della moglie Natal’ja Ivànovna, del professor Kulygin, del dottor Čebutykin e della vecchia balia Anfisa.

Nessuna delle tre donne è soddisfatta pienamente della propria vita ma perché il sogno di trasferirsi a Mosca? Perché Mosca è il luccichio, i balli, il brulicare della grande città, Mosca è la vita (come Parigi per Madame Bovary), e Irina, la più giovane delle tre sorelle, sente fortissimo il richiamo di un luogo che pulsa in contrasto con il tran tran soffocante della periferia.
Si sa che non ci andranno mai, a Mosca, non raggiungeranno mai quel magnete brillante, miraggio di una felicità ideale e chimerica. Galendeev rende scenicamente questo concetto centrale con un’invenzione efficacissima: la facciata della casa avanza a intervalli regolari, quella parete provinciale incomberà sempre di più, a restringere lo spazio libero, lo spazio del sogno e del futuro.

Luci fredde e luci calde, nitidissime, mettono fuochi distinti sui gruppi di attori che – con un senso corale visivo tutto russo – occupano i diversi punti della scena. Ricordano certi monumenti “collettivi” che si vedono in giro per la città.

Dicevamo della curiosità per l’accoglienza del pubblico russo verso un testo chiave della loro Storia del teatro e della letteratura: la differenza principale è l’accento naturale sull’ironia di Čechov, in sala si ride, molto più di quanto avvenga con le messinescena italiane. Qui è normale cogliere l’affettuosa presa in giro che l’autore fa dei suoi personaggi, uomini e donne che chiacchierano molto, bevono molto tè, ogni tanto si sfidano a duello ma non fanno granché e concludono anche meno.
Le sorelle non partiranno, non sposeranno chi amano, Andreij non diventerà mai professore ma solo presidente del Consorzio, i soldati se ne andranno portandosi via quel poco di movimento che la presenza della loro guarnigione aveva portato nella piccola cittadina.
Al personaggio del medico, l’ufficiale Čebutykin, sono affidati pensieri profondissimi, benché spesso offuscati dall’ubriachezza, dal rossore caldo dell’alcool che combatte un amore non corrisposto. Il medico non ricorda più la medicina, non ricorda più molte cose, e nella nebbia saggia della sua età avanzata dirà che in fondo “siamo tutti convinti di vivere, ma chi ci assicura che sia vero”?

Le tre sorelle
di Anton Cecov
regia Valerii Galendeev
per gli interpreti e i crediti vedi http://mdt-dodin.ru/plays/3sisters/

visto al Maly Drama Teatr di San Pietroburgo, 26 maggio 2018



Categorie:Novità, Pensieri oscenici, punti di vista, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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