Nessuna arte è possibile senza scuola: Isola di Confine e il passaggio dal “teatro per ragazzi” al teatro coi ragazzi

RENZO FRANCABANDERA | Un mese di teatro aperto a tutti, a conclusione di un anno di laboratori. Valerio Apice e Giulia Castellani, coadiuvati da collaboratori formati durante l’anno hanno così condotto la comunità del territorio e i ragazzi con cui hanno avuto a che fare nell’anno scolastico, sono arrivati così al Festival delle scuole ospitato nel Il Villaggio del Teatro e che ha coinvolto più di mille alunni.

Dal 13 maggio al 15 giugno 2018 il Teatro Laboratorio Isola di Confine ha fatto dialogare teatro, comunità e scuole mettendo in scena più di 25 eventi tra spettacoli, feste, performance in diversi luoghi dei sei comuni coinvolti nell’”avventura” del teatro a scuola. Protagoniste sono state la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado, e ai Comuni di Marsciano, San Venanzo, Monte Castello di Vibio – coinvolti nella prima parte del festival a marzo – si sono aggiunti Todi, Fratta Todina, Collepepe. Le attività di produzione di Isola di Confine sono sostenute, inoltre, dalla Regione Umbria, dai Comuni, dalle scuole, dalle famiglie e da attività autofinanziate.

Foto Simone Ricci

Valerio Apice – attore, regista, poeta ed educatore teatrale – dal 1997 lavora sulla maschera di Pulcinella, cura seminari sulle tecniche dell’attore in Italia e all’estero. Giulia Castellani – attrice, educatrice teatrale e Dottore di ricerca in discipline dello spettacolo presso l’Università degli Studi “Roma Tre”– dal 2000 si occupa di pedagogia teatrale per l’infanzia.

Li abbiamo intervistati.

Da dove viene la vostra esperienza e quali sono i vostri riferimenti nel mondo del teatro?

Quando abbiamo pensato a Il Villaggio del Teatro, la nostra è stata una reazione ad attività che portiamo avanti dal 2007 in Umbria. La lezione dei maestri come Stanislavskij, Mejerchol’d, Copeau, Brook, Grotowski, Barba, Eduardo De Filippo, Carmelo Bene, Leo De Berardinis e molti altri, è per noi fonte d’ispirazione quotidiana ma è anche vero che ai tantissimi attori-bambini non sappiamo parlare dei maestri che ci hanno preceduto. Che parole come teatro del corpo, teatro di narrazione, teatro contemporaneo, teatro di regia, teatro off , teatro under 35teatro-ragazzi, non sappiamo renderle pratiche. Cerchiamo di creare le condizioni attraverso un percorso tecnico, quindi ci preoccupiamo dell’incontro con lo spettatore e, in vista dello spettacolo, vediamo confermate alcune regole fondamentali che ci permettono di intravedere un teatro al futuro.

Oltre al lavoro nelle scuole con il progetto Il Teatro va a scuola partito nel 2009, abbiamo prodotto uno spettacolo di strada Banda Pulcinella creato da bambini e ragazzi attori e musicisti e siamo stati invitati ai 50 anni dell’Odin Teatret a Holstebro nel 2014 e al Festival di Sibiu nel 2017, nel 2016 abbiamo prodotto Don Giovanni in soffitta e quest’anno lo spettacolo per bambini Fiabe Scacciamostri che sarà ospite della vetrina del teatro ragazzi Palla al Centro di Pescara il 10 luglio. È in lavorazione il nuovo lavoro di Valerio Apice Pulcinellesco Pirandelliano che debutterà in settembre. Inoltre, abbiamo organizzato il Festival Finestre che ha ospitato Eugenio Barba e Julia Varley per nove anni consecutivi in Umbria.

E il rapporto con le scuole come si inserisce in tutto questo?

Dal Teatro siamo dovuti “scappare” e ci ha accolto prima la Comunità attraverso feste e animazioni e poi la Scuola dove il nostro mestiere ha ritrovato la lezione dei nostri punti di riferimento, ma ripulita da parole che rischiavano di far morire il “fiore della giovinezza” di un mestiere che ha sempre più bisogno di fanciullini vecchi, adulti, adolescenti e bambini. Affinché Teatro, Scuola e Comunità possano costruire trincee contro la barbarie, la perdita di ascolto interiore, l’impossibilità di ritrovarsi, riconoscersi, abbracciarsi.

Foto Marco Cappellano

Pur credendo fermamente che lo spettacolo sia un modo concreto di incontrare lo spettatore, siamo anche coscienti che il teatro a scuola ci metta in relazione con la comunità. Lavorare con mille bambini significa incontrare migliaia di persone adulte e scambiarsi riflessioni, emozioni, prospettive. È questo il risultato del mese di spettacoli e feste che abbiamo portato avanti dal 13 maggio al 15 giugno. Oltre le persone abbiamo condotto i bambini e gli adolescenti a rendere performativi gli spazi dei sei Comuni dell’Umbria. A partire dalla nostra Sala E. De Filippo a Marsciano (che il Comune ci ha concesso in comodato d’uso) al Teatro Concordia, al Palazzetto dello sport e al teatro dell’oratorio della stessa città, dal Teatro più piccolo del mondo di Monte Castello di Vibio alle strade e piazze di Todi, dal Teatro Tenda del Centro Speranza di Fratta Todina al piccolo borgo di S. Biagio della Valle, dal Centro Congressi La Serra di San Venanzo (dove per anni hanno condotto i loro seminari Eugenio Barba e Julia Varley) al salone delle feste di Collepepe contenente trecento persone, fino a alle palestre delle scuole trasformate in occasione di questi eventi.

Quale è il segno maggiore che i laboratori hanno lasciato in questa comunità e nel vostro lavoro nello specifico, e come voi intendete declinare questa eredità di segni e stimoli? E’ possibile davvero ripartire dai laboratori?

Il teatro con i bambini e gli adolescenti mette in evidenza il valore semplice del teatro in una società che tende a disgregarsi e a dimenticare l’“alfabeto” delle emozioni e della condivisione.

Lo stimolo più importante che abbiamo ricevuto, a conferma dei progetti a scuola che portiamo avanti dal 2009, è negli incontri laboratoriali all’interno delle classi, dove i bambini, i ragazzi e il corpo docente hanno creato insieme a noi educatori teatrali un percorso di comunità. Se il concetto di comunità tende a essere sempre più spesso dimenticato, il teatro fatto a scuola, genera speranza per il futuro. Per un’arte che vuole dialogare con la città a partire dai suoi piccoli abitatori teatrali.

Foto Marco Cappellano

Il Villaggio del Teatro ha avuto un inizio simbolico nell’ottobre 2014 quando sul palco del Teatro Concordia di Marsciano, alla presenza di Eugenio Barba, dei sindaci e degli assessori dei quattro Comuni, è stata condivisa una visione sul futuro.

Nel 2016 quando il Teatro Laboratorio Isola di Confine è risultato vincitore – unica realtà in Umbria -, in collaborazione con la Dir. Did. Primo Circolo di Marsciano, del bando del MIUR “Promozione del Teatro in classe” dedicato alla promozione dell’educazione alla teatralità nelle scuole, si sono avviate concretamente le attività.

Dal 2009 sono venuti a Marsciano, San Venanzo, Monte Castello di Vibio e Todi, tra le provincie di Perugia e Terni, per il Festival Finestre (che è convogliato ne Il Villaggio del Teatro): Eugenio Barba, e con il regista dell’Odin Teatret sono venuti Julia Varley, Piergiorgio Giacché, Marco Martinelli, Stefano De Matteis, Nicola Fano, Marco De Marinis, Franco Arminio, Claudio La Camera, Alessandro Argnani, il procuratore della Repubblica Fausto Cardella, Francesco Forgione, Silvia Mei, Rossella Viti e Roberto Giannini, Agata Tomsic e Davide Sacco, Teresa Ruggeri, Emanuele Carboni, Teatro Proskenion, Teatro Atlante, Teatro Brucaliffo, Teatro Andante, Fondazione Aldo Capitini, Pino Potenza, Fabio Butera, attori, artisti, studenti provenienti da tutta Italia, dal Sud America e da diverse parti d’Europa.

Tanti nomi, tante realtà. Come si arriva poi a sintesi di tutto quanto con la propria comunità quando le luci si spengono e si deve tornare al quotidiano?

Questi grandi nomi e l’esperienza di esperti del mestiere non hanno sopraffatto la nostra intuizione di capire cosa proporre durante l’anno e con chi condividere la nostra “forma” teatrale e identità di teatro laboratorio.

Le attività de Il Villaggio del Teatro traducono i bisogni della comunità che ci è accanto, formata da giovani che seguono i laboratori pomeridiani, da insegnanti che affiancano il teatro alla didattica, da attori e musicisti che partecipano ai nostri spettacoli, da studiosi che ci guidano con conferenze e corsi di formazione, da bambini che ci accolgono con stupore e passione, da compagni di militanza teatrale di ogni parte d’Italia e dall’estero, da Eugenio Barba e Julia Varley dell’Odin Teatret che vengono in Umbria, ospiti di Isola di Confine, dal 2009.

Vogliamo un Villaggio così, fatto di attività quotidiana in cui il teatro educa educandosi e fa incontrare le diversità. Il nostro Festival Finestre (svolto dal 2009 al 2016) si trasforma in un percorso di attività continuativa durante l’arco dell’anno in sintonia con il mutamento che il teatro sta vivendo in questi anni. Il Villaggio del Teatro è un luogo (reale, immaginario, utopico, sacro) dove essere immersi con la propria vita e il proprio mestiere: il teatro diventa così uno strumento di trasformazione e inclusione sociale.

Foto Marco Cappellano



Categorie:Interviste, Novità, Satura, Scena, Teatro

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