Centro e periferie: la ricerca performativa del Cross Festival di Verbania

DOMENICO COLOSI | “Ogni progetto strettamente legato ad un territorio: per creare un nuovo pubblico, esplorando i temi dell’attualità attraverso la danza, il linguaggio artistico più fruibile”. Regista e curatrice di percorsi sensoriali, allieva di Jerzy Grotowski e attrice per il Teatro de los sentidos di Barcellona, Antonella Cirigliano da otto anni ha puntato su Verbania come pietra angolare per un discorso sul contemporaneo: al centro le arti performative in un discorso che prova a trovare un punto di equilibrio tre città e provincia, dimensione internazionale e territorio. “Sono di origini lucane, nel mio soggiorno quasi ventennale a Milano ho imboccato la strada della produzione. La regione del Lago Maggiore è vergine per un certo tipo di lavoro di ricerca teatrale: da otto anni provo a suggerire a questo territorio le mie suggestioni, con l’idea di sprovincializzare la percezione culturale del luogo”.

Nasce così il Cross Festival: “Fino a tre anni fa non vi era alcun teatro fino al Coccia di Novara, nel 2016 è stato inaugurato il Maggiore, oggi quartier generale del festival. L’idea originale, sviluppata dapprima a Meina, era quella di creare un progetto di residenza in relazione al contemporaneo, coinvolgendo le varie comunità della zona. Dopo un paio di stagioni ci siamo trasferiti a Verbania, che ci ha dato asilo e una certa libertà di movimento: abbiamo subito coinvolto una compagnia di danza giapponese, realizzando altri progetti con la Regione ed enti privati come Cariplo. Lentamente siamo riusciti a creare il nostro pubblico: la danza – o la performance in generale – è un’arte immediata, comprensibile, così Cross è entrato nei teatri, nelle ville, nei musei, persino nelle case di riposo”. L’attenzione ad allargare la platea è quasi un mantra: “Il festival ha una giuria territoriale composta da abitanti verbanesi. Quest’anno abbiamo registrato bagni di folla in piazza per uno spettacolo come quello delle Nina’s Drag Queens. Seguiamo sempre un doppio binario: eventi per un pubblico generico o trasversale e lavori di ricerca da rappresentare in piccoli luoghi della città, come ad esempio il Museo del Paesaggio”. Ospite internazionale di questa edizione la Corea del Sud: “Le compagnie Noname Sosu e Art Project BORA hanno dato vita ad una splendida relazione con il territorio. Proviamo a ricercare questo tipo di contaminazioni interdisciplinari, punto di partenza per il bando Cross Award curato da Tommaso Sacchi che coinvolge artisti da tutto il mondo in un progetto di residenza sul lago. L’anno scorso abbiamo ospitato l’India, nella prossima edizione proveremo ad intercettare nuovi fermenti da Giappone, Cina e Taiwan. Siamo stati inoltre inseriti in un network di festival mediterranei, una collaborazione che ha condotto a Verbania già quest’anno il celebre danzatore iraniano Sina Saberi”.

Anima del Cross Award, come detto, Tommaso Sacchi, anche curatore dell’Estate Fiorentina: “Siamo già alla quarta edizione, la prima con il riconoscimento da parte del MiBACT. A Verbania ci sono tutte le condizioni per un progetto di residenza artistica, penso alle ville liberty o alla forza paesaggistica del Lago Maggiore: artisti come 21557850_10156450310113943_6499735871386076904_nAlexis Blake e Roberto Fassone, vincitori delle passate edizioni, sono riusciti a interagire con la tipicità del luogo per poi condurre questa suggestione verbanese in giro per l’Europa. Il bando è stato aperto ufficialmente il 1° luglio, mentre i vincitori saranno resi noti ad agosto. La produzione riserverà una quota di € 7000 al progetto prescelto. Interessante è anche la composizione della giuria, che può contare su nomi molto diversi tra loro come Manuel Agnelli, Italo Rota o Margherita Palli: cerchiamo sguardi molteplici, non è necessaria l’opinione esclusiva degli addetti ai lavori, spesso solo autori di visioni autoreferenziali”.

La conclusione del Cross Festival è valsa anche la prima uscita pubblica sul Lago Maggiore del ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli, ex direttore della NABA di Milano: “Lo spirito di contaminazione artistica condotta dal Cross Festival è un esempio di rivalutazione del territorio nel nome della cultura. Mi considero un ‘grillino doc’, ma la mia intenzione è quella di collaborare con tutte le amministrazioni al di là del colore politico. Il mio ministero deve occuparsi dai circhi fino alla conservazione di Pompei, è facile comprendere come siano molte e variegate le responsabilità e le competenze da mettere in conto per svolgere un buon lavoro. Nei prossimi mesi voglio approfondire i meccanismi che regolano il FUS: al momento mi sembrano macchinosi e talvolta paradossali, vorrei imporre una logica trasparente e meritocratica. Oggi non mi sembra intelligibile, alcune valutazioni mi lasciano più di una perplessità; sarà necessario agire soprattutto sulle linee guida, entrando poi nel merito di ogni singolo dettaglio. Credo molto nella valorizzazione del teatro dal vivo, qualcosa di positivo lo si può riscontrare nei percorsi di autonomia dei teatri attraverso le fondazioni, ma molte sono ancora le criticità da superare. Per concludere con il festival che mi ospita, il Cross Project, sono convinto che i progetti di residenza e le contaminazioni con il territorio proveranno a concedere una dimensione internazionale anche alla provincia più profonda: sosterremo sempre iniziative di questo genere, laboratori periferici di cultura condivisa”.

Verbania, 1 luglio 2018



Categorie:Danza, Interviste, Pac incontra, Performing Arts, Satura, Scena, Teatro

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