La banalità del male secondo Frosini/Timpano

LAURA BEVIONE | Molti di noi ricordano ancora il volto arcigno di Elena Petrescu che, pochi attimi prima di essere giustiziata insieme al marito Nicolae Ceausescu, inveisce verso la telecamera. Era il 25 dicembre 1989 e da allora molto è cambiato in Romania, come ben esemplifica il video che conclude lo spettacolo che Frosini e Timpano hanno realizzato partendo dal testo del drammaturgo francese David Lescot che racconta la banale mediocrità di una coppia cinica e potentissima.

Elena e Nicolae provengono entrambi dalla campagna, da famiglie semplici: lui è timido e balbuziente, lei vorrebbe diventare una grande scienziata. Scelgono entrambi di militare nel partito comunista e, inconcepibilmente, concentrano pian piano nelle proprie mani ogni potere fino a divenire padroni assoluti del proprio paese. Sono impacciati, mediocri, non esercitano alcun fascino eppure la loro ascesa è rapida e fatale. Incontrano i potenti del mondo e si costruiscono palazzi monumentali, acquistano lauree in chimica e riducono in povertà la popolazione romena.

Nella scena vuota – solo due aste con microfono – Frosini e Timpano incarnano con grottesco distacco la tirannica coppia, certo offrendo loro i propri corpi e la propria mimica stralunati e mobilissimi, ma, allo stesso tempo, distaccandosi da essi e, implicitamente, commentandone azioni e attitudini. Un’interpretazione critica, che all’empatia – impossibile – con il proprio personaggio, sostituisce una personificazione mediata e valutativa. Frosini e Timpano, nondimeno, fuggono la tentazione di trasformare la coppia in semplice macchietta, consapevoli del ruolo determinante giocato nella storia della Romania del secondo dopoguerra: ridurli in caricature significherebbe minimizzarne le responsabilità e non interrogarsi sul perché del riproporsi nella storia di figure tanto banali quanto potenti. Domande che lo spettacolo pone indirettamente, così come sceglie di non formulare giudizi né chiose espliciti, lasciando che sia lo spettatore a farlo, magari riflettendo su come sia la mediocrità – più o meno manifesta – a governare il mondo: dopo il comunismo personalistico dei Ceausescu, il consumismo becero e altrettanto individualista del capitalismo. Un pessimismo che neppure il sorriso stranito di Elvira e Daniele riesce a dissimulare. unnamed

Asti, Spazio Kor, 28 giugno 2018 (festival Asti Teatro)

www.frosinitimpano.it

GLI SPOSI

di David Lescot.

Traduzione Attilio Scarpellini

Regia e interpretazione Elvira Frosini, Daniele Timpano

Scene e costumi Alessandro Ratti

Disegno luci Omar Scala

Produzione Gli Scarti, accademia degli artefatti, Kataklisma teatro; con il sostegno di Armunia, Spazio ZUT!, Teatro di Roma, Asti Teatro; nell’ambito di Fabulamundi, Playwriting Europe – Beyond Borders?



Categorie:Novità, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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