Voices&Borders. A Fondazione Feltrinelli il performativo nella società che cambia

image-1011126-galleryV9-fkko-1011126.jpgRENZO FRANCABANDERA | Perché quasi un milione e mezzo di persone, pochi mesi fa, ha preso mezzi di trasporto di ogni genere per arrivare ad Iseo e camminare lì sulle passerelle galleggianti fino al centro del lago nel progetto Floating Pears pensato dalla coppia di artisti Christo e Jeanne-Claude? E’ qualcosa rimasto impresso nella memoria collettiva.
Facciamo un passo molto indietro, e cerchiamo in poche righe di approfondire, con l’aiuto dell’arte, alcuni passaggi.
Dall’uomo delle caverne fino all’era digitale, l’essere umano ha cercato di lasciare impronte, tracce, segni del suo passaggio. La funzione di queste impronte era proiettare la vita finita in una dimensione infinita, capace di sopravvivere alla morte.

Nell’arte dal vivo in particolare, quindi il teatro in primis, si incontra la speranza della vita eterna, dell’immortalità, che l’uomo sempre cerca.
Come se non fosse stato cacciato dal Paradiso terrestre, insomma. Arte e religione sono forse le due principali forme di questa proiezione verso l’assoluto che ancora sperimentiamo.
I grandi filosofi del passato hanno profetizzato la fine di entrambe queste forme di suggestione della mente umana, proiezioni dell’identità verso l’assoluto, il segno o il sogno che qualcosa ci sopravviva e sia più rarefatto della materia di cui sono fatti gli esseri umani, qualcosa che sia fatto, appunto, della stessa materia dei sogni, per dirla con William Shakespeare. Nietzsche ne La nascita della tragedia, guardando alle origini del teatro, ad esempio,  al mondo greco pastorale con i suoi spesso feroci riti dionisiaci, e poi al successivo teatro classico che ancora in qualche modo fruiamo, seduti nel buio della sala, ha elaborato le due definizioni opposte di dionisiaco e apollineo.
Dionisiaca è una manifestazione liberatoria, fuori dalle regole, in cui tutto è permesso. Come durante il Carnevale, in cui tutti con la maschera diventiamo tutti uguali.
Apollineo è invece il teatro che è nato quando progressivamente si è deciso di dare una forma alle storie, a mettere al centro non i gesti ma la narrazione, dando un ruolo al coro indisciplinato dei secoli precedenti, preferendo a sgozzamenti e sacrifici cruenti una più tranquillizzante fruizione, seduti nei meravigliosi anfiteatri che ancora troviamo anche in Italia. Nell’oscillare ora verso il canone estetico assoluto e apollineo, ora verso il caos creativo e dionisiaco, di epoca in epoca, si sviluppano forme d’arte che dialogano con quanto è loro contemporaneo, perchè ogni forma d’arte, anche quella di millenni fa, è stata, in fondo, per i suoi coevi, arte contemporanea. Anche quella dei papiri. Anche i ruderi del Foro.
La liquidità dell’oggi non ammette lentezza. E’ tutto velocissimo: un mondo fatto di icone, in cui la parola scritta tende a sparire, generando fenomeni di analfabetismo di massa.
Anche la parola ascoltata (e quella parlata, di conseguenza) si schiaccia su una brevità di argomenti che va di pari passo con la durata dei micro video da caricare online.

È dunque un fatto che questa nostra società sempre meno si riconosca nel teatro di parola, lungo, verboso, Otto-Novecentesco, e indietro indietro fino al teatro classico greco, con Ifigenia, le Eumenidi e altri nomi, che ormai suonano oscuri e lontani alla massa.
Cresce invece in modo significativo l’attenzione verso manifestazioni di derivazione forse più dionisiaca, per tornare al filosofo, che chiamiamo adesso performative (la performing art), un codice in realtà mai sparito e presente nei riti carnevaleschi, ad esempio, di liberazione dell’istinto, delle energie profonde, delle paure e delle angosce, tramite riti creativi. imma_ph-gabriele_licchelli_aterballetto.jpg
Eppure l’arte, anche nell’individuare la crisi della società di oggi, ha anticipato i tempi. Facciamo un passaggio poetico di due righe.
Mi ha, infatti, stupito e commosso trovare a pagina 23 di una pubblicazione dell’Unesco del 1954,che raccoglie gli atti di un convegno tenutosi nel 1952 a Venezia e intitolato The Artist in Modern Society, l’intervento di apertura affidato a , in cui sostiene che l’arte (e la poesia nello specifico) abbia la “facoltà di rivelare gradualmente la verità del fugace momento storico, per costruire quella solitudine in cui un essere umano è percepito come identico ai suoi simili, eppure diverso da tutti loro; e la sua facoltà è, inoltre, di eludere la percezione, se non come obiettivo finale, superiore alla solitudine della storia, poiché la verità non può essere né fugace, né deperibile.”

Ungaretti sembra dirci che l’arte è un po’ divina, ci aiuta perché è un principio rivelatore di verità, e anche oggi, e forse sempre più, viene inconsciamente percepita, come elemento che permette all’uomo di avvicinarsi all’assoluto, di muovere persone in pellegrinaggi quasi religiosi.

Eccoci tornati a quell’incredibile movimento umano che ha portato oltre un milione di persone a camminare sulle acque del lago d’Iseo, grazie all’installazione performativa di Christo e Jeanne-Claude.

Cosa è, simbolicamente, il camminare sull’acqua, se non proprio il dono che l’arte ci fa di avvicinarci al divino, di “deificare”, seppure artificialmente, l’uomo d’oggi, e renderlo in qualche modo pari a Gesù di Nazareth, il figlio del dio dei cristiani, che le sacre scritture raccontano camminasse due millenni fa sulle acque del Lago di Tiberiade.

voicesbordes__.jpgFondazione Feltrinelli da diverso tempo sta unendo al percorso principale dei suoi laboratori su parola e senso nell’area metropolitana milanese, un nuovo corso per la parola legata anche all’arte performativa. E lo fa con una rassegna breve ma intensa che parte l’11 luglio e si intitola Voices&Borders.
Cinque giornate con cinque artisti: Chris Watson (sound recording), Ariella Vidach e Aterballetto (danza), ZimmerFrei e Carlos Casas (video arte); una parola chiave per ogni artista – acqua, democrazia, ribellione, città, diversità – in grado di raccontare al pubblico alcuni dei temi più importanti affrontati durante Stagione Ribelle, il cartellone di iniziative di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli che ha animato gli spazi di viale Pasubio da settembre 2017 a luglio 2018.
Si parte con Oceanus, mercoledì 11 luglio, con il musicista e sound recordist Chris Watson, una delle figure più singolari e poliedriche della scena sperimentale britannica, fondatore del gruppo musicale Cabaret Voltaire che condurrà un laboratorio al Parco Sempione di Milano, non lontano dalla Fondazione, alla ricerca dei ritmi e dei rumori della città di Milano.
ariella-vidach_plenitudelab.jpgPoi la coreografa e danzatrice Ariella Vidach /AiEP – DiDstudio, vincitrice nel 2013 del premio WSA e-content creativity, che insieme alla associazione culturale AiEP fondata insieme al video artista Claudio Petri, approda in Fondazione giovedì 12 luglio con un laboratorio di danza e con la prima assoluta dello spettacolo The Migrant School of Bodies, sviluppato all’interno del Bando MigrArti del Mibact e dell’UNAR, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali.
Venerdì 13 luglio Aterballetto Fondazione Nazionale della Danza, propone, oltre a un laboratorio di danza, Imma – Immagini mistiche del Marocco di Aisha, in prima nazionale. Una traduzione attraverso coreografie e video arte del mito di Aisha Kandisha, demone della mitologia marocchina, prima studiato e poi raccontato in una performance transdisciplinare dal videomaker Gabriele Licchelli e della danzatrice Teresa Noronha Feio.

Sabato 14 luglio ‘La beautè c’est ta tete’, proiettato in viale Pasubio fa conoscere  ZimmerFrei, gruppo di artisti diviso fra Bologna e Bruxelles. Un documentario sulla città di Marsiglia nelle sue radici antropologiche ancora vive, un ritratto cinematografico delle città temporanee, attraversate dalle trasformazioni culturali e sociali. Ad anticipare la proiezione un laboratorio a dir poco inusuale: una passeggiata artistica e una esplorazione con taccuino alla mano in via Paolo Sarpi, storico quartiere cinese di Milano che racconta la multietnicità del tessuto metropolitano milanese.

Sarà poi Carlos Casas, artista visivo e filmmaker spagnolo  porta in Fondazione, a chiudere il festival domenica 15 con una installazione video site specific Avalanche, con musica dal vivo di Giuseppe Ielasi. Attraverso i materiali audiovisivi raccolti durante i suoi viaggi più estremi e nelle periferie più distanti, mostra il paesaggio Hichigh, villaggio asiatico del Tagikistan fra più alti al mondo. Alla sua installazione è unito, come per tutti gli altri artisti, un laboratorio.

Tutti i laboratori sono gratuiti, è obbligatoria la prenotazione al link indicato sul programma sul sito della Fondazione e che riportiamo anche di seguito.
Gli spettacoli serali sono invece a pagamento, i biglietti sono disponibili su vivaticket.it oppure dall’11 al 15 luglio presso la sede di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli in viale Pasubio 5 a Milano.
Per informazioni scrivere a fondazione@fondazionefeltrinelli.it

 

VOICES&BORDERS

Da un’idea di
Massimiliano Tarantino

Coordinamento Progetto
Francesca Audisio

Coordinamento editoriale
Caterina Croce

Relazioni esterne
e istituzionali
Caterina Perniconi

Ufficio stampa
Francesca Esposito

Promozione
Anna Wizemann

Web
Andrea Montervino

Progetto grafico
DM+B&Associati

 

 
IL PROGRAMMA

Mercoledì 11 luglio

16.00/18.00
WORKSHOP
Laboratorio di sound recording
Tuning al Parco Sempione / con Chris Watson
Un workshop per indagare le tecniche di localizzazione, FieldCraft e registrazione che fanno del lavoro di Chris Watson una pratica artistica. Un percorso che indaga le sonorità nascoste di uno dei polmoni verdi di Milano, per riscoprire attraverso l’arte la memoria e la storia della città ascoltandone i rumori, le sfumature, i ritmi, le frequenze.
Prenotazione obbligatoria, ingresso gratuito
Per iscrizioni https://bit.ly/2Kf9TsG
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18.00/20.00
WORKSHOP
Laboratorio di danza
PlenitudeLab / con Ariella Vidach
Un laboratorio di danza di due giorni che invita alla ricerca della costruzione di un repertorio di gesti legati al tema della percezione dei confini, per trovare uno spazio di relazione comune e elaborando un linguaggio del corpo libero, condiviso e consapevole anche per chi non proviene dal mondo della danza o dal teatro.
Prenotazione obbligatoria, ingresso gratuito

Per iscrizioni https://bit.ly/2K4qyiT
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21.00/22.00
SPETTACOLO
Oceanus
Performance
Con Chris Watson
A cura di Teho Teardo
Una sound performance di uno dei fondatori del gruppo storico dei Cabaret Voltaire, che celebra le sonorità e i ritmi delle profondità oceaniche.
6 euro / ingresso unico
Biglietti su: https://bit.ly/2tN8RuC

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Giovedì 12 luglio

18.00/20.00
WORKSHOP
Laboratorio di danza
PlenitudeLab / con Ariella Vidach
Un laboratorio di danza di due giorni che invita alla ricerca della costruzione di un repertorio di gesti legati al tema della percezione dei confini, per trovare uno spazio di relazione comune e elaborando un linguaggio del corpo libero, condiviso e consapevole anche per chi non proviene dal mondo della danza o dal teatro.
Prenotazione obbligatoria, ingresso gratuito
Per iscrizioni https://bit.ly/2K4qyiT
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21.30/22.30
SPETTACOLO
The Migrant School of Bodies
PRIMA ASSOLUTA
Performance/danza
In collaborazione con Associazione MO’O ME NDAMA e Studio Azzurro
Coreografia: a cura di Ariella Vidach e in collaborazione con i performer
Regia: Ariella Vidach Claudio Prati
Danzatori: Bintou Ouattara, Mama Tenee Koulibaly, Nadege Okou, Célestine Clémence Ngantonga Ndzana, Joy Ediri, Leonor Navas Riehar
Con la partecipazione di Loredana Tarnovski, Giovanfrancesco Giannini
Musiche: Mike Cooper

Lo spettacolo esito del lungo percorso laboratoriale e artistico sviluppato all’interno di MigrArti – MIBACT Spettacolo dal vivo che attiva una riflessione sulle nuove cittadinanze e vede come protagoniste un gruppo di donne approdate a Milano dalle sponde Sud del Mediterraneo.
Biglietti su: https://bit.ly/2KqBQyX
10 euro / intero
5 euro / ridotto

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Venerdì 13 luglio

21.00/22.30
SPETTACOLO
Imma ايما
Performance di danza e video
Immagini Mistiche del Marocco di Aisha
Invisibile madre della morte, Aisha
Immortale Aisha
Ideazione Teresa Noronha Feio e Gabriele Licchelli
Con Teresa Noronha Feio, Gabriele Licchelli e Saverio Bari
Progetto della Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto
in collaborazione con Les Halles de Schaerbeek – Bruxelles e Maison de l’Elu – Marrakech
Una performance trans-disciplinare, che utilizza la coreografia e il video come linguaggi di traduzione dei materiali raccolti dai due autori a Marrakech sulla figura di Aisha Kandisha, una Jinniyya della mitologia marocchina.
Biglietti su: https://bit.ly/2NfLB0q
10 euro / intero
5 euro / ridotto
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Sabato 14 luglio

15.00/18.00
WORKSHOP
Danza e video
The Story Collector / con Teresa Noronha Feio e Gabriele Licchelli
Un laboratorio di due giorni sui miti popolari e sulla costruzione di immaginari collettivi, che usa il linguaggio della danza per costruire un dispositivo performativo da restituire al pubblico, prendendo spunto dai testi di Edouard Glissant (Poetics of Relation) e Gérard Bouchard (Social Myths and Collective Imaginaries).
Prenotazione obbligatoria, ingresso gratuito
Per iscrizioni https://bit.ly/2K7FlWL
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16.00/18.00
WORKSHOP
Laboratorio di costruzione documentale
Passeggiata artistica in Via Paolo Sarpi / con ZimmerFrei
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14 luglio, ore 16.00-18.00
Un workshop aperto a tutti sotto forma di una camminata in via Paolo Sarpi, lo storico quartiere cinese di Milano, per esplorare come un linguaggio come quello cinematografico può raccontare le trasformazioni e le anime di una città, prendendo spunto dagli esercizi di scrittura di George Perec.
Prenotazione obbligatoria, ingresso gratuito
Per iscrizioni https://bit.ly/2K9UB8E
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21.00/22.30
SPETTACOLO
Proiezione
La beauté c’est ta tête
Regia a cura di ZimmerFrei
Produzione di ZimmerFrei, Lieux Publics and InSitu
Distribuzione Bo Film
Nel quartiere popolare e multietnico di Noailles, primo porto di arrivo di tutti quelli che sbarcano a Marsiglia, una variegata fauna di personaggi alla deriva si ritrova ogni giorno al Mon Bar, per bere un bicchiere, fare due chiacchiere e arrivare in fondo alla giornata. Il film fa parte della serie Temporary Cities, ritratti di “città temporanee” a partire da luoghi molto circoscritti inseriti in grandi aree urbane in cui è in corso una trasformazione urbana, sociale e culturale.
Biglietti su: https://bit.ly/2MIEzAh
6 euro / ingresso unico

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Domenica 15 luglio

15.00/16.00
WORKSHOP
Laboratorio di danza e video
The Story Collector / con Teresa Noronha Feio e Gabriele Licchelli
Un laboratorio di due giorni sui miti popolari e sulla costruzione di immaginari collettivi, che usa il linguaggio della danza per costruire un dispositivo performativo da restituire al pubblico, prendendo spunto dai testi di Edouard Glissant (Poetics of Relation) e Gérard Bouchard (Social Myths and Collective Imaginaries).
Prenotazione obbligatoria, ingresso gratuito
Per iscrizioni https://bit.ly/2K7FlWL
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17.00/18.30
WORKSHOP
Masterclass
Avalanche / con Carlos Casas
Una masterclass aperta a tutti che racconta il caso di Avalanche, per comprendere cos’è il live cinema environment, e quali sono le basi per creare un film aperto e site specific, verso una etnografia espansa.
Prenotazione consigliata, ingresso gratuito
Per iscrizioni https://bit.ly/2IeArWg
19.30/20.30
Restituzione pubblica laboratorio The Story Collector / con Teresa Noronha Feio e i partecipanti al workshop
Ingresso gratuito senza prenotazione
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21.00/22.30
SPETTACOLO
Avalanche
Performance/musica e cinema

15 luglio, ore 21.00
a project by Carlos Casas with special guest Giuseppe Ielasi
Live soundtrack and film by Carlos Casas
special guest Giuseppe Ielasi
Featuring Music by Phill Niblock,
Traditional compositions and songs
Djomboz Khamdaev.
Uno spettacolo site specific che attraverso l’unione dei linguaggi di musica e cinema trasporta gli spettatori in una visione contemplativa e partecipata di Hichigh, uno dei più alti villaggi abitati al mondo, sulla catena del Pamir (Tagikistan), noto come tetto del mondo. Ad accompagnare la visione, la musica dal vivo dell’artista Giuseppe Ielasi.
Biglietti su: https://bit.ly/2KqVACu
10 euro / intero
5 euro / ridotto
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L’ingresso per i laboratori è libero e gratuito previa prenotazione, per info http://www.fondazionefeltrinelli.

Biglietti per le serate in vendita su https://www.vivaticket.it/ita/tour/voices-amp-borders-2018/2120 e nella biglietteria di Fondazione G. Feltrinelli durante i giorni del festival
– 10 euro – biglietto intero spettacoli The Migrant School of Bodies, Imma, Avalanche
– 6 euro – biglietto unico Oceanus, La beauté c’est la tete
– 5 euro – biglietto ridotto a tutti gli spettacoli per i partecipanti ai workshop, ridotti allievi scuole di teatro, carta Più Feltrinelli e Carta MultiPiù Feltrinelli, over 65 anni, under 18 anni
– 14 euro – abbonamento a tre spettacoli a scelta

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Categorie:Arte, Cinema, Danza, Musica, Novità, Partnership, Pensieri oscenici, Performing Arts, Satura, Scena, Teatro

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