Sul prato inglese del Carignano, Shakespeare diventa felicemente pop

LAURA BEVIONE | Si sa che le stagioni teatrali terminano a maggio, al più tardi metà giugno e poi i teatri cittadini – spesso privi di aria condizionata – restano disabitati fino a ottobre. Per ovviare a questo temporaneo abbandono, ma anche per offrire un’ulteriore occasione di spettacolarità – da aggiungersi alle numerose proposte all’aperto, sovente minacciate da acquazzoni tropicali – ai moltissimi che rimangono in città per la maggior parte dell’estate, il Teatro Stabile di Torino si è inventato il progetto Prato inglese.

Il palcoscenico del teatro Carignano occupato da un vivace tappeto di erba verde che ricopre anche parte della platea, due fra i testi più noti e amati di Shakespeare, due registi emergenti e un cast, uno scenografo e due costumisti altrettanto giovani: il risultato sono due spettacoli, presentati a sere alterne – fino al 22 luglio – che riescono nell’impresa di rendere intelligentemente “popolari” Sogno di una notte di mezza estate e Romeo e Giulietta, sintetizzandone la trama ma non tradendone ma anzi evidenziandone contenuti filosofici e nuclei emotivi.

Elena Serra ricorre a un immaginario oscuramente onirico e simbolico, a una colonna sonora Industrial – gli sloveni Laibach – ma anche Dance me to the End of Love di Leonard Cohen; a costumi scuri ovvero immaginosi; a una versione filologicamente ineccepibile – Puck diventa Robin, il folletto dispettoso e amorale per eccellenza del folklore britannico – e abilmente adattata così da condensarne in un’ora e venti tutta la complessità; a uno sguardo compassionevolmente scientifico verso gli istinti e le pulsioni amorose, per mettere in scena il suo Sogno08_SOGNO_ph-Manuela-Giusto_IMG_1824

Restituendo un ruolo non solo di circostanza a Teseo e, soprattutto, a Ippolita – bellicosa regina delle Amazzoni che forse solo l’amore riesce a emancipare dall’innato impulso a cacciare – la regista mostra la complessa fenomenologia amorosa ritratta da Shakespeare, non escludendo neppure attrazioni omosessuali, come suggerisce il bacio finale fra i due attori per caso Bottom e Quince. E, a proposito dell’intreccio di cui quest’ultima coppia è protagonista, è da sottolineare la scelta di sostituire il Piramo e Tisbe dell’originale con Romeo e Giulietta, così da distendere un filo rosso fra i due spettacoli previsti da Prato inglese.

Un’astuzia drammaturgica che testimonia ulteriormente della cura nell’analisi e nell’interpretazione critica condotta da Elena Serra, che allestisce uno spettacolo colto e profondo, serrato e coinvolgente, immaginifico e divertente, grazie anche al cast che, pur non omogeneo per quanto riguarda presenza scenica ed efficacia dell’interpretazione, sa abitare con entusiasmo e affiatamento il palcoscenico.

E il giudizio sugli interpreti è – inevitabilmente – analogo anche analizzandone la prova in Romeo e Giulietta, diretto da Marco Lorenzi, il quale ricorre a stilemi che gli sono propri – gli attori seduti sui lati del palco e quasi sempre tutti in scena e il finale, didascalie comprese, raccontato da un unico personaggio assunto a narratore/controfigura dell’autore – per costruire uno spettacolo che è essenzialmente un inno alle speranze e alla creativa visionarietà della gioventù.   11_Romeo-e-Giulietta_ph-Manuela-Giusto_IMG_3157

Romeo e Giulietta sono due adolescenti sognanti e capricciosi, tutt’altro che melensi – la stessa, celeberrima, scena del balcone è recitata con infantile petulanza, senza smancerie ma con disincantato e anti-retorico pragmatismo. Tebaldo è un vero bullo mentre Mercuzio è un giocoso Peter Pan che proprio non vuole saperne di crescere. Lorenzi allestisce una microsocietà di ragazzi che vorrebbero rimanere per sempre bambini e che al matrimonio vero preferiscono uno sposalizio immaginario; alla violenza e ai giochi del potere cui le proprie famiglie li destinano  contrappongono la finzione dei duelli e la favola di una fuga in un mondo senza principi né re. E così, dopo il doppio suicidio finale, lo spettatore non si stupirebbe di vedere i due giovani nati sotto contraria stella rialzarsi e scoppiare in una sonora risata…

Ecco allora che la regia tramuta la tragedia in un accorato inno alla vita, al quale non è possibile non unirsi, come testimonia il meritato applauso del folto pubblico.

Teatro Carignano, Torino, 3 e 4 luglio 2018

www.teatrostabiletorino.it

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

di William Shakespeare

Traduzione, adattamento e regia Elena Serra

 

ROMEO E GIULIETTA

di William Shakespeare

Traduzione, adattamento e regia Marco Lorenzi

 

Scene e luci Jacopo Valsania

Costumi Alessio Rosati, Aurora Damanti

Interpreti Vittorio Camarota, Beatrice Vecchione, Raffaele Musella, Giorgia Cipolla, Marcello Spinetta, Christian Di Filippo, Barbara Mazzi, Annamaria Troisi, Alessandro Conti, Angelo Tronca, Yuri D’Agostino

Produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

 



Categorie:Novità, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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