Ma uno, poi, al Festival a Castiglioncello, che ci va a fare?

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RENZO FRANCABANDERA | L’estate di chi si occupa di arti sceniche è percorsa da festival, inviti, mail, richieste di vecchio e nuovo che si sommano e si combattono in una tenzone per narrare ed essere narrati.
É la naturale dinamica di ogni fatto, che trova esito nella realtà locale attraverso il suo compiersi ed in quella globale attraverso la narrazione dei medium, che anche grazie alla digitalità, porta un evento a diventare mediatico.
Questa globalità, nel mondo dell’arte e della comunicazione ovviamente implica la capacità di un’iniziativa, nel tempo, di rafforzarsi, farsi luogo per una comunità, ed è un obiettivo che si crea nel tempo, negli anni, con dedizione ed esperienza.
Sicuramente Inequilibrio è un festival che nei suoi oltre 20 anni di vita (il ventennale festeggiato l’anno scorso) ha avuto la forza di imporsi per un tratto continuo di politica culturale, capace di grande presenza sul territorio ma anche di affiancamento a nuovi esperimenti artistici, cui Castello Pasquini fornisce residenza durante il periodo invernale. Castiglioncello è quindi uno di quei luoghi che non sono teatro, ma senza i quali forse non ci sarebbe teatro in Italia, o ci sarebbe una pratica delle arti sceniche totalmente diversa.

Il motivo di ciò risiede proprio nella dimensione ibrida e volutamente aperta al possibile che la direzione artistica di Paganelli prima, e del duo Fumarola-Masi poi, ha garantito a questo locus amoenus dell’arte dal vivo.
La XXI edizione 2018 di Inequilibrio ha avuto a tema la fragilità, proponendo dal 19 giugno all’8 luglio un programma assi esteso ed articolato con 52 spettacoli tra teatro, danza e musica, di cui 15 Prime nazionali (al lordo di qualche sfortunata defezione che ha costretto alla cancellazione di qualche spettacolo).
Siamo arrivati al castello, ad esempio, nel mezzo delle personali dedicate nel weekend centrale ad un coreografo e ad una drammaturga: Daniele Ninarello (danzatore e coreografo) e Rita Frongia (drammaturga, regista e attrice) che hanno presentato, ciascuno, tre spettacoli.

Il prima e dopo ha oscillato fra la carismatica e incredibile presenza di Ivo Dimchev di cui la rete ha parlato e raccontato a lungo, oltre alla proposta sulla danza di cui diremo a breve; cruciali nell’equilibrio della programmazione la presenza nel cartellone degli spettacoli di Civica (Belve) e Latini (Sei), che Armunia ha sostenuto a vario titolo nella gestazione, e che sono stati centro dei weekend iniziale e finale. A loro si sono aggiunti spettacoli di altri importanti artisti italiani come Quotidiana.com, Sacchi di Sabbia, Frosini/Timpano, Antonella Questa, gli artisti più presenti sul territorio, dalla Pasello a Garbuggino/Ventriglia, fino al gran finale con il neo-Leon d’Oro Antonio Rezza.

36498710_10156524961964732_6730150462193926144_n.jpgQuesto è un festival che ha mantenuto una linea politico-programmatica molto molto nitida e leggibile, fatta di un sostegno alla prosa e agli artisti del circuito indipendente italiano, cui negli anni Armunia ha dato spazio e residenza, oltre che, in non pochi casi, anche sostegno produttivo.
Identica scelta, rispetto a quella fatta da Masi per la prosa, è quella che la Fumarola ha mantenuto per la danza, dove alla sempre presente vetrina internazionale, si aggiunge un nucleo di presenza stabile e forte di sguardo sull’Italia con alcune figure di spicco della nuova danza da Albanese ad Ajmone, passando appunto per la personale di Ninnarello.

Una fotografia certamente parziale, come altrimenti non potrebbe essere, ma completa, fatta dalla provincia ma non “provinciale”, da un luogo con un’identità dello stare molto forte.
Per “accastiglioncellarsi” completamente forse bisogna essere qualcosa di più che semplici spettatori, certo. Occorre avere una disponibilità non solo all’incontro ma anche a cercarlo, fra i pini della pineta di castello Pasquini, sotto la tenda dove si cena tutti assieme e si resta a parlare, in tavolate ampie, che si mescolano, in cui ci si presenta, ci si conosce, ci si confronta, ad un ritmo che, chi gira per festival in Italia, sa che c’è solo qui.

Si perchè ogni festival ha riti e tempi. Chi fa parte della comunità artistica lo sa. Castiglioncello ha un suo tempo che sovrappone nella stessa possibilità la fruizione dell’arte e la meditazione su quanto lo sguardo ha raccolto, perchè non intasa il sistema dei sensi con altro che non sia questa a suo modo isolante natura della pineta in cui tutto avviene.

Entriamo allora in sala per alcune delle visioni: potente l’idea e buona parte della realizzazione scenica di Meytal Blanaru, danzatrice e coreografa israeliana con base a Bruxelles, che presentato Aurora, un breve ma potente solo, ispirato alla storia di Genie, una bambina che aveva passato i primi tredici anni di vita legata a un vasino, chiusa sola in una stanza, da genitori degeneri. Il suo interesse in realtà era per i bambini nati e cresciuti in una dimensione a suo modo selvatica, essendo l’interrogativo artistico partito da quanta parte dei nostri gesti sia condizionata dal sistema sociale in cui cresciamo. Di qui l’esigenza di cercare chi di questi condizionamenti non ha avuto informazione. Praticante e teorica del metodo Feldenkrais è un metodo di auto-educazione attraverso il movimento, che prende il nome dallo scienziato, fisico e ingegnere israeliano che lo ideò. Di seguito la documentata intervista di Giacomo D’Alelio per Punto Radio FM in cui ho avuto il piacere di tradurre il pensiero dell’artista.

Bella e potente la personale di tre spettacoli del danzatore e coreografo Daniele Ninnarello. Assistiamo a due dei tre lavori in programma, Still con tre danzatori interpreti e kudoku, assolo con performer e musica dal vivo. Entrambe le creazioni paiono quasi disvelare un mondo siderale, lontano, fatto di epifanie e geometrie che ci arrivano dall’universo profondo, come se il coreografo disvelasse dal buio dell’Universo meccaniche siderali, centri di gravità a noi sconosciuti ma che con noi hanno in comune radici profonde, e che poi nel buio ritornano. Come se quello squarcio di luce li rivelasse a noi ma non a loro stessi, consapevoli ciascuno delle proprie regole assegnate, capaci di relazione individuale ma anche di interrelazione. E poi di tornare ciascuno al proprio posto. Universi. Pianeti lontanissimi, in rotazione assiale.
Movimenti calibrati e in leggero ma inequivoco modificarsi per incarnare l’attesa del nuovo, del possibile. Profonda nella seconda creazione, che dal punto di vista stilistico si muove su cifre analoghe, il contributo emotivo dato dall’esecuzione dal vivo della musica elettronica e con strumenti a fiato. La cosa interessante e profonda delle creazioni di Ninnarello e che a mio avviso le qualifica in senso positivo è il ricorso ad una funzione drammaturgica, di matrice teatrale. Questo si vede, si percepisce e si respira nei lavori e li rende rotondi, pieni.

36037901_2124789807740130_3213321074317983744_n.jpgApprofondiamo da ultimo alcuni temi relativi alla visione di Gin Gin, una delle tre regie di Rita Frongia ospitati da Inequilibrio in questa edizione, in una personale dedicata all’artista. Gin gin è il classico “delirio a due” al femminile fra due donne sole, di calibro popolare (le brave Angela Antonini e Meri Bracalente). Si trovano a casa di una delle due, esperta in vaticini. Una carnale e matura, l’altra diafana e tenuta su una cifra di volontaria asciuttezza, a ricreare quei classici equilibri fisionomici di ogni coppia comica che si rispetti. La drammaturgia è ben scritta e soprattutto nella prima parte l’ossimoro fra le due ma anche fra loro e la società, le contraddizioni del vivere, il senso di inadeguatezza che tutti viviamo e che le due proiettano in scena, fa esplodere un’ironia notevole. La seconda parte, che dovrebbe poi aprire ad un respiro quasi filosofico, però, manca di quella robustezza, e quindi l’opera si attorciglia su se stessa, rimanendo un po’ prigioniera delle maschere. Su questo il testo può cercare una via d’uscita altra. Alta. Forse. Ma è il nostro punto di vista.

 

AURORA

coreografia e performance Meytal Blanaru
musica  Noam Dorembus
costume Yaarit Eliyahu
produzione SEVENTYSEVEN
Coproduzione  DanscentrumJette/The Spider Project, Shades of Dance Festival/Suzzane Dellale Center, Association Mosaicodanze
With the support of Aerowaves

STILL

con Marta Ciappina Pablo Andres Tapia Leyton Alessio Scandale
drammaturgia Enrico Pitozzi
musiche Dan Kinzelman
Light Designer Cristian Perria
Styling Ettore Lombardi

 

KUDOKU  – NINARELLO&KINZELMAN

Choreography and Dance Daniele Ninarello
Live music  Dan Kinzelman

coreografia e danza Daniele Ninarello
musica dal vivo Dan Kinzelman (tenor sax, percussion and electronics)
dramaturgia Carlotta Scioldo

Produzione Codeduomo e Novara Jazz (curatore Enrico Bettinello)
Con il supporto di  CSC Centro per la Scena Contemporanea Bassano del Grappa Fondazione Piemonte dal Vivo | Lavanderia a Vapore  Residency CAOS – Terni (con il supporto di Indisciplinarte e Associazione Demetra)  Fabbrica Europa

 

GINGIN (di cosa si parla quando si parla)
Commedia con dramma in penombra

con Angela Antonini e Meri Bracalente
drammaturgia e regia Rita Frongia
organizzazione Adriana Gemma Vignali

produzione Esecutivi per lo Spettacolo
con il sostegno di Regione Toscana/ArtistiDrama/Armunia/TeatroDueMondi

 

 

 

 

 

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Categorie:Novità, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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