Marx in scena al Teatro Argentina di Roma

ALESSANDRA PRATESI | «Quante strade deve percorrere un uomo prima di poterlo chiamare uomo?», si chiedeva Bob Dylan nel celeberrimo Blowin’ in the Wind. Parafrasandolo, ecco un quesito interessante: quante strade deve percorrere uno spettacolo prima di poterlo chiamare teatro? Del cantautore Premio Nobel si serve Marco Lucchesi come parte dell’accompagnamento musicale/canoro nel progetto drammaturgico di cui firma scena e regia e che chiude la stagione 2017-2018 al Teatro Argentina di Roma: Il Capitale di Karl Marx.

Di strade Lucchesi ne percorre tante, in effetti, e fa convergere nel suo progetto enti e menti differenti: dall’Istituto dell’Enciclopedia Treccani che cura la supervisione scientifica, ai giovani cantanti del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, ma soprattutto gli attori e le attrici della Scuola di Teatro e Perfezionamento professionale del Teatro di Roma. Ed è da tante possibili strade di lettura che questo progetto, audace invero, si fa attraversare. «Abbiamo accolto senza riserve l’idea», spiega Antonio Calbi, direttore del Teatro di Roma, e prosegue definendo l’opera di Marx «un testo ‘capitale’ della cultura industriale, economica e finanziaria, e più in generale della sociologia». Un progetto enciclopedico, per l’appunto, di lunga gestazione (un anno di sperimentazioni laboratoriali), di ampie vedute e di ancor più ampio coinvolgimento di maestranze.

Capitale scena

Un impianto titanico per quantità e varietà e l’obiettivo, arduo, di raccontare – a teatro – lo spirito del Capitale di Marx, il suo Geist e il suo Kunstwollen applicato ai nostri giorni. Quasi un vangelo apocrifo in ventiquattro scene, recita il sottotitolo, perché il Das Kapital ha cambiato la storia dell’umanità come pochi altri testi prima (la Bibbia, ad esempio). Premesse ottime. Alla prova dei fatti, però, questo caleidoscopio di tecniche e di idee che si intrecciano e si sovrappongono risulta, se non caotico, quanto meno criptato. Teresina, una donna delle pulizie di Napoli o dintorni, si domanda dove si nascondano i ricchi. Lo fa a sipario chiuso. Un altro quadro versione cabaret e il sipario si apre. Novella Scuola di Atene, appare una gradinata che occupa tutta la scena, simulando ora i banchi di scuola, ora le aule universitarie, ora una biblioteca di volumoni da professoroni.

Dario Battaglia, Luisa Borini, Luisa Casasanta, Edoardo Coen, Anna Mallamaci, Martina Massaro, Sylvia Milton, Alessandro Minati, Arianna Pozzoli, Valerio Puppo, Martina Querini, Gioia Ricci, Fabio Vasco, Giuliana Vigogna, Gabriele Zecchiaroli, Francesca Ziggiotti: sono i giovani attori della Scuola di Perfezionamento, sono delle anonime silhouette in total black; recitano brevi monologhi al limite del nonsense e dell’onirico, declamano citazioni-cantilene dalla bibbia marxista e percentuali dalle statistiche odierne. Trama e ordito sono costituiti da una sequenza di suggestioni filosofico-matematico-sociologiche. È tutto un valore d’uso, valore di scambio, plusvalore. Una maxi lavagna e un’architettura di videoproiezioni supportano il complicato meccanismo di costruzione scenico-drammaturgica.

Capitale attori

L’elevato virtuosismo vocale e la magnetica presenza scenica degli attori non sono sufficienti a sorreggere il progetto. L’impressione è di una lettura scenica o di un brain storming in atto. L’accompagnamento musicale dal vivo (il pianoforte e le voci) alleggeriscono ma non chiarificano. L’affacciarsi di Teresina dal palchetto vicino al boccascena sembra annunciare la conclusione, in una supposta simmetria da Ringkomposition, invece, altri quadri scenici, altre citazioni, altri abbellimenti e florilegi; un secondo falso allarme che sembra annunciare la fine è il suono di una campanella, in perfetto stile banchi di scuola. E invece no. Si continua l’allegorica scalata del sapere e della consapevolezza e risulta sempre più ripida.

Tra confessione politica, analisi quantitativa della società e dimostrazione matematica, è spettacolo per pochi eletti. Incuriosisce e sensibilizza, certo, ma non spiega. Offre un catalogo di competenze e di abilità della macchina Teatro, ma non una loro applicazione. Attori, cantanti, scenografia, un testo classico, supervisione scientifica e collaborazioni d’eccellenza necessitano di un’idea forte che li mescoli alla ricerca dell’alchimia perfetta, che li valorizzi e ‘plusvalorizzi’. Dovrebbe offrire al pubblico spunti di riflessione e intrattenimento mantenendo l’asticella sempre al di sopra delle sue aspettative medie per spronarlo e spingerlo sempre più in alto. Quante (o quali) strade deve percorrere uno spettacolo prima di poterlo chiamare teatro? La risposta soffia – ancora – nel vento.

 

Il Capitale di Karl Marx, quasi un vangelo apocrifo in ventiquattro scene

progetto drammaturgico, scena e regia Marco Lucchesi 
con le attrici e gli attori della Scuola di Teatro e Perfezionamento professionale del Teatro di Roma (Dario Battaglia, Luisa Casasanta, Angela Ciaburri, Edoardo Coen, Martina Massaro, Sylvia Milton, Alessandro Minati, Martina Querin, Fabio Vasco, Giuliana Vigogna, Gabriele Zecchiaroli)
con i cantanti del Conservatorio Santa Cecilia di Roma (Stella Alonzi, Moe Iwasaki , Won Wooyeon, Huang Xirong, Tiffany Delguste, Federica Tuccillo, Kim Yoonseo, Lee Taehyum, Hao De Zheng, Oh Gyeong Taeg, Giacomo Balla, Lorenzo Catalano, Niu Tian)
preparazione musicale e vocale Emanuela Salucci
al pianoforte Domenico Poccia, Oh Chae Young
direzione del Coro Greco Marta Zanazzi
maschere larvali ideate da Rosi Giordano, realizzate dagli studenti di scenografia del Liceo Artistico “Via di Ripetta” di Roma (Dario Battaglia, Luisa Borini, Luisa Casasanta, Edoardo Coen, Anna Mallamaci, Martina Massaro, Sylvia Milton, Alessandro Minati, Arianna Pozzoli, Valerio Puppo, Martina Querini, Gioia Ricci, Fabio Vasco, Giuliana Vigogna, Gabriele Zecchiaroli, Francesca Ziggiotti)
videografie Marco Schiavoni
scena realizzata dal laboratorio di scenografia del Teatro di Roma diretto da Claudio Beccaria
oggetti di scena realizzati per Arcadia da Adolfo Mazza, Caterina Guida
consulenza scientifica Treccani

Visto al Teatro Argentina di Roma
14/06/2018



Categorie:Teatro

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