ZimmerFrei e il racconto documentaristico urbano a Fondazione Feltrinelli

RICCARDO MOTTA Mon-Bar| Ci sono tanti modi di raccontare una città. Ci sono differenti punti di vista che ne specificano aspetti diversi. Ogni città è poi composta da tante piccole realtà di cui è difficile non riuscire a parlare, se si vuole analizzarla profondamente nel suo mutare. A volte basta solo un piccolo e insignificante dettaglio per evocare il senso di una città nel suo cambiamento.
Ma per iniziare a conoscere una città, a volte basta solo uscire di casa, passeggiare e osservare. Come scrisse André Breton “la strada… solo campo d’esperienza valido”.

Sabato 14 luglio, all’interno del Festival multiculturale di danza, musica e immagini “Voices&Borders” presso Fondazione Feltrinelli a Milano, il collettivo artistico ZimmerFrei ha proposto nel pomeriggio una passeggiata artistica in via Paolo Sarpi: un laboratorio di costruzione documentale per raccontare le trasformazioni e le anime della città.
Nel corso della serata, è stato poi proiettato il film documentario La beauté c’est ta têterealizzato nel 2013 in occasione dell’assegnazione a Marsiglia del titolo di Capitale Europea della Cultura. Il lavoro filmico è stato poi inserito all’interno del ciclo di documentari Temporary cities, che comprende sei film dedicati a sei città diverse.

Il collettivo ZimmerFrei, composto da Massimo Carozzi, Anna de Manincor e Anna Rispoli, si forma a Bologna nel 2000 e si dedica alla realizzazione di documentari, performance, installazioni sonore e ambientali, workshop e progetti di arte pubblica in Italia e in Europa. Mescolando i linguaggi formali, ZimmerFrei  produce opere visive che investigano il reale e l’immaginario, esplorando i confini tra gli spazi pubblici e gli ambienti privati.
Vivendo e lavorando in loco per tutto il periodo necessario, ZimmerFrei raccoglie quanto più materiale disponibile,  grazie a un paio di telecamere e sfruttando quanto più possibile la luce, il suono naturale dell’ambiente.
Nell’intento di raccontare un grande ambiente in cambiamento e i suoi abitanti, scelgono di partire da un luogo circoscritto – un quartiere, come nel caso del documentario dedicato al Cern di Ginevra, o un locale, nella fattispecie il bar popolare di Marsiglia – e di mostrare immagini significative per la storia, le contraddizioni e la trasformazione del luogo, assieme ai racconti degli abitanti del posto, fondamentali per realizzare un quadro critico e dettagliato della realtà attuale.
Con la passeggiata artistica in via Paolo Sarpi ZimmerFrei ha dato modo di poter sperimentare il proprio metodo di lavoro a un nutrito gruppo di partecipanti.
A partire dalle suggestioni di Tentativo di esaurimento di un luogo parigino di Georges Perec – una raccolta di osservazioni di tutto ciò che l’autore ha visto accadere, seduto a un tavolino di un bar per tre giorni consecutivi – la regista Anna de Manincor ha guidato i partecipanti lungo tutto il tragitto, invitandoli ad annotare tutto ciò che catturasse l’attenzione dei loro sensi, in modo da riuscire a identificare diversi spunti narrativi e provare a raccontare che cosa è oggi via Paolo Sarpi, e, di conseguenza, che cosa è Milano oggi.

Un racconto urbano efficace è quello reso dal documentario su Marsiglia La beauté c’est ta tête, proiettato nel Festival e il cui titolo è un enigmatico aforisma scarabocchiato su un muro nel cuore di Noailles, quartiere popolare marsigliese. Riprendendo e raccogliendo testimonianze per tre settimane, gravitando intorno a un piccolo e anonimo bar – il Mon Bar – e ai suoi avventori alla deriva, quello che emerge è il rapporto tra una città che mette in mostra i suoi luoghi storici, rendendosi competitiva e accattivante, e il ritmo immutato e sommerso di un quartiere povero a poca distanza dal Vieux Port, l’attrazione più importante di tutte.
Emerge la riflessione sull’ingegneria sociale che vuole ristrutturare anche gli abitanti dei luoghi e renderli più presentabili, mentre si pone l’accento sul melting pot marsigliese, il suo passato legato alla malavita, il suo legame con le radici e su che cosa significa essere stranieri.
Proprio sull’essere stranieri ZimmerFrei riesce a lasciare un segno importante. I clienti e gli abitanti di Noailles hanno diverse origini: marsigliesi autoctoni; francesi di altra provenienza; di origine italiana; di origine russa; africani; corsi. Osservando e documentando i clienti del Mon Bar, il film riesce a trasmettere il senso di una comunità multietnica che convive più o meno pacificamente all’interno di un quartiere, ma che poco oltre i suoi confini si sente straniera, sperduta e meravigliata dalla profonda diversità della Marsiglia Capitale della Cultura e dai nuovi – e più ricchi – marsigliesi che ora la abitano.

Per approfondire i lavori di ZimmerFrei: http://www.zimmerfrei.co.it

LA BEAUTÉ C’EST TA TÊTE

Regia a cura di ZimmerFrei

Produzione di ZimmerFrei,
Lieux Publics and InSitu

Distribuzione Bo Film



Categorie:Architettura, Cinema, Cultura e società, Novità, Performing Arts, Recensioni, Satura, Scena

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