PERGINE FESTIVAL 2018 – Nuove mappature sociali tra la macro e la microscena contemporanea

VALENTINA SORTE| L’esigenza di rappresentare attraverso il segno grafico l’ambiente fisico in cui viviamo è un’attività umana fondamentale, collegata probabilmente all’acquisizione del linguaggio, ma secondo Crane Brinton, “né lo storico né il cartografo sono in grado di riprodurre la realtà che cercano di comunicare”. E l’artista è in grado di farlo? L’artista contemporaneo è capace col proprio lavoro di approntare una nuova cartografia della realtà? Con quali esiti?
A Pergine qualcuno ci prova. Gli artisti invitati alla 43° edizione di PSA – Pergine Festival hanno raccolto la sfida lanciata da Carla Esperanza Tommasini, nuova direttrice artistica del festival, e si sono confrontati con una topografia altra, una topografia sociale: pensare cioè la città come teatro di nuove modalità di relazione, la comunità come protagonista attraverso nuove pratiche artistiche inclusive. “Cosa ci fa sentire parte di un gruppo, di una coppia, di una comunità, di un territorio? Come ripensare la propria idea di appartenenza e di relazione in un’epoca di chiusure identitarie?”. Questi gli interrogativi che hanno scandito il programma del festival, dal 6 al 15 luglio.

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Atlas Pergine © Elisa D’Ippolito

Le risposte sono state molteplici e come spesso accade qui a Pergine, trasversali. Quelle che per noi sono state più significative perché portatrici di trasformazioni condivise o di nuove visioni, anche se non per forza tutte mature da un punto di vista formale, sono quelle che per la propria natura partecipativa hanno tentato una nuova mappatura del Perginese.

Come non partire allora da Atlas Pergine, che già nel titolo reca un esplicito riferimento a quello che è un vero e proprio atlante umano. Si tratta di un’esplorazione fotografica della comunità perginese curata da Elisa D’Ippolito, artista freelance e cosmopolita ma perginese d’origine, che attraverso un vasto repertorio di ritratti – circa 280 scatti – ha scomposto e ricomposto la mappatura umana e sociale del paese. Attraverso una Canon 6D con obiettivi da 35-40 mm, l’artista ha restituito uno sguardo attento e ravvicinato della comunità, frutto di un intenso percorso di incontri e scambi. L’allestimento ha puntato sull’idea della comunità come sistema complesso di parti che, al di là delle proprie connotazioni personali, costruiscono tra loro relazioni e interazioni, definendosi a vicenda.

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Stanze, Circolo Bergman © Elisa D’Ippolito

Circolo Bergman prosegue invece con Stanze la sua mappatura immersiva dei luoghi della memoria. Dopo Macinante nel lanificio Dal Sasso (2016) e Via S. Pietro 4 nell’Ex Ospedale Psichiatrico di Pergine (2017), il collettivo milanese restituisce al pubblico del festival ma soprattutto alla comunità, da cui è normalmente esclusa, il Palazzo Gentili Crivelli. Attraverso un percorso di molteplici wunderkammer che si aprono una dopo l’altra, un gruppo di spettatori munito di audiocuffie viene guidato nelle stanze del Palazzo, come bambini all’interno di una casa abbandonata. Grazie alle rapide azioni performative di Sarah Ātman, in questo lavoro emerge una dimensione estetica più precisa che arricchisce l’impronta socio-documentaristica della narrazione. Ancora una volta e in maniera più matura dal punto di vista dei linguaggi, Circolo Bergman riattiva la memoria storica e umana di un luogo significativo per la comunità, per dirci qualcosa di più su ciò che eravamo e che siamo.
E proprio vicino ai portici della dimora nobiliare della famiglia Crivelli, Full of Beans, uno dei quattro vincitori del bando OPEN/CREAZIONE CONTEMPORANEA, prova a costruire un atlante audiovisivo della città. Nuovo Cinema 500 #Pergine è un progetto di cinematografia urbana e itinerante, realizzato coinvolgendo gli abitanti del posto. All’interno di una Fiat Cinquecento d’epoca, riallestita per l’occasione in una mini sala cinematografica, due spettatori alla volta vivono un’esperienza di coesione e memoria sociale, in una cornice intima ma allo stesso tempo pubblica. Le testimonianze raccolte sul campo dal collettivo diventano brevi documentari sul territorio, sull’identità dei suoi luoghi e dei suoi abitanti. Un “Google Earth” antropologico e diacronico.
Anche se non abbiamo potuto seguire da vicino tutte le proposte del festival, tra gli artisti che hanno fatto della dimensione partecipativa e laboratoriale il focus della loro creazione ci sono sicuramente la compagnia portoghese Mala Voadora e il drammaturgo spagnolo Pablo Gisbert che hanno diretto diverse residenze artistiche, prima in Grecia e Portogallo, e in ultima battuta, a Pergine per realizzare A Manual on Work and Happiness, uno spettacolo basato su un manuale di istruzioni e messo in scena con la partecipazione dei cittadini.

Pippo

Le ragazzine di Pergine stanno perdendo il controllo (….) © Elisa D’Ippolito

Ancora più interessante il progetto people-specific di Eleonora Pippo, Le ragazzine di Pergine stanno perdendo il controllo. La società le teme. La fine è azzurra, di cui avevamo già scritto qualche settimana fa (leggi qui). Qui a Pergine, la regista friulana ha lavorato con un gruppo di sette adolescenti (13/18 anni) alla creazione di un’unica performance finale, dopo un’intensa attività laboratoriale di sette giorni. Partendo dall’omonima graphic novel di Ratigher (clicca qui), l’artista ha tradotto il linguaggio diretto e asciutto delle tavole in uno spazio performativo e installativo, legando la narrazione dei personaggi all’umanità e al vissuto delle giovani interpreti. Oltre che nell’assumere a priori il rischio dell’estemporaneo e dell’incompiuto per privilegiare l’aspetto esperienziale ed enattivo, il valore di questo lavoro sta nell’assegnare al pubblico stesso uno spazio di responsabilità all’interno dello spettacolo, ad affidargli un ruolo per il proseguimento dello spettacolo. Si tratta insomma di un vero e proprio esercizio “alla” comunità praticato da tutti i soggetti coinvolti.
Su un registro completamente diverso si è posto invece il progetto di scrittura collettiva di Dynamis: ABC, Abbecedario del teatro quotidiano. Il gruppo romano, ormai da diverso tempo ospite del festival, attraverso un lavoro triennale che ha preso le mosse proprio da qui e ancora in fieri, cercherà di ridefinire un ipotetico alfabeto teatrale contemporaneo grazie alla partecipazione del pubblico. Una mappatura fisica e alfabetica. Partendo da un mazzo di carte illustrate, rappresentativo del vocabolario teatrale e di alcune scene topiche del panorama performativo contemporaneo, il pubblico partecipante è chiamato a interpretare e a calare nella gestualità quotidiana alcuni dei termini scelti, inserendo la propria gestualità all’interno dell’immagine di partenza. Attraverso il green screen, la sovrapposizione è fatta. Nonostante un impianto fortemente ironico e ludico, il collage sincronico di Dynamis è una riflessione seria sulla definizione pubblica di teatro. La tecnica del ritaglio e della sovrapposizione sono il tramite per interrogarsi sullo spazio che il pubblico e la comunità-fruitrice-tutta riescono a ritagliarsi all’interno del teatro contemporaneo.
Questo interrogativo ci è sembrato urgente anche per la nuova direzione di Pergine Festival – quella di Carla Esperanza Tommasini (intervistata da PAC) – che ha voluto dare un’impronta molto personale a questa edizione. Accanto ai grandi nomi del panorama italiano e internazionale – come Agrupaciòn Seňor Serrano, Societas/Claudia Castellucci, Cristian Ceresoli – la Tommasini ha puntato sulla microscala, un po’ come con gli animaletti di plastica in Birdie. Ha attuato quelli che nella didattica moderna vengono definiti episodi di apprendimento situato (EAS). Attività circoscritte in termini di tempo e di contenuto, volte ad un apprendimento significativo ed efficace anziché superficiale tramite esperienze vissute/situate, ovvero embodied.
Certo questi “episodi di collettività situata” dovrebbero diventare sistematici durante il corso dell’anno per fare della comunità perginese un interlocutore permanente e non saltuario, come auspicano gli stessi organizzatori di PSA. Ma sono processi lunghi e non sempre ci sono questa sostenibilità e lungimiranza culturali. Resta il fatto che l’artista e gli operatori teatrali possono come Stephen Walter in Nova Utopia continuare in questa direzione e approntare una nuova cartografia, sociale e culturale.
Vorremmo allora chiudere con il nostro abbecedario personale per Pergine Festival: A come Atlante del possibile, B come Bisogno perenne, C come Comunità estesa ed inclusiva, D come domani.

 

PERGINE SPETTACOLO APERTO – PERGINE FESTIVAL, dal 6 al 15 luglio

 

ATLAS PERGINE. UN ATLANTE UMANO DEL PERGINESE

A cura di Elisa D’Ippolito

STANZE

concept e testi Circolo Bergman
suono e musica originale Marcello Gori 
spazio e luce Sarah Chiarcos 
regia Paolo Giorgio 
in scena Sarah Ātman 
coproduzione Casa Degli Alfieri | Pergine Spettacolo Aperto
Progetto sostenuto dal bando comunale Pergine: i luoghi della memoria e della comunità 

NUOVO CINEMA 500 #PERGINE
un progetto del gruppo creativo Full of Beans 
ideazione e allestimento Diana Ciufo (architetto)
ricerca videografica e comunicazione Elisa Cuciniello (studiosa di performing arts)
consulenza artistica e allestimento Marco Mastantuono (psicologo, theater coach)
contributi video Edoardo A. Palma, Emanuele G. Forte, Giacomo Forte ed Elio D’Alessandro (registi, musicisti e videomaker)

A MANUAL ON WORK AND HAPPINESS
ideazione del manuale e regia Jorge Andrade
aiuto regia Maria Jorge
testo Pablo Gisbert
scenografia e oggetti di scena José Capela
elaborazione delle immagini António MV
disegno luci Rui Monteiro
in scena Clara Setti e un gruppo di partecipanti di Pergine e dintorni: Serena Beber, Andrea Bombasaro, Nicole Carpentari, Clarissa D’Alberto, Francesca Dellai, Donatella Di Giorgio, Giovanni Di Bernardo, Silvia Gadda, Alessandro Marcotullio, Giuseppe Mattivi, Laura Mosna, Masha Mottes, Fernanda Piva, Pierluigi Sartori, Saverio Sculli, Monica Vianello, Paulo Vasconcelos

LE RAGAZZINE DI PERGINE STANNO PERDENDO IL CONTROLLO. LA SOCIETA’ LE TEME. LA FINE È AZZURRA

concept e regia Eleonora Pippo
in scena Giada Vizzero, Klerissa Merhori, Chiara Piva, Leudy Ferreira Polacco, Annick Yotchou, Michele Brugnera, Marieme Ba                                                                                        co-prodotto da Teatro della Tosse di Genova + Eleonora Pippo
con il sostegno di Coconino Press FANDANGO editore + Kilowatt Festival
installazione La fine è azzurra (The blue end), 2017 di E. Pippo con musiche di PopX 

ABC – ABBECEDARIO DEL TEATRO QUOTIDIANO

ideazione e realizzazione Dynamis
produzione Dynamis – Teatro Vascello Centro di produzione teatrale La fabbrica dell’attore – Pergine Spettacolo Aperto 

 



Categorie:Reportage, Satura, Teatro

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